Ti chiamo sul fisso | Recensione

Titolo: Ti chiamo sul fisso

Anno: 2017

Casa editrice: Piemme

Genere: Narrativa, romantico

Traduttore: Federica Merani

Lunghezza: 360 pagine

Punto di vista: esterno

Valutazione: ★ ★

Rainbow Rowell

Rainbow Rowell (24 febbraio 1973) è una scrittrice statunitense. La Rowell è conosciuta principalmente per i libri Eleanor & Park (pubblicato nel 2012) e Fangirl (risalente invece al 2013). Dopo il successo di Fangirl la Rowell si dedicata alla saga di Simon Snow, che al momento si compone di due romanzi. Il primo, Carry On, è uscito nel 2015, mentre il suo sequel, Wayward Son, è stato pubblicato nel 2019. Any way the wind blows, terzo capitolo della saga, non è ancora stato pubblicato.

Ti chiamo sul fisso (in originale Landline) è un romanzo del 2014.

Trama

Se ti capitasse una seconda possibilità in amore, faresti di nuovo la stessa scelta?

Se si parla di macchine del tempo, un semplice telefono non sembrerebbe il modo più sofisticato di viaggiare nel passato… Eppure quando Georgie, madre di due bambini e autrice televisiva perennemente sotto stress, mette piede nella casa della sua infanzia, e in un momento di nostalgia alza la cornetta del vecchio telefono fisso – un vero reperto archeologico -, improvvisamente è trasportata a quindici anni prima. Non nel senso che può vedere il suo passato. Ma nel senso che può
telefonargli. Sperando che il passato risponda. Sperando che Neal, quello che oggi è suo marito e allora stava per diventare il suo fidanzato, risponda…

Perché se c’è una cosa che Georgie cambierebbe della sua vita è il modo in cui il suo matrimonio si è pian piano spento, fino a ridursi a quello che è oggi. Forse parlando al telefono con il Neal di ieri potrà rimediare a cose che oggi sembrano irrimediabili. Forse quello stupido telefono, così antiquato da essere ancora attaccato a un filo, può davvero darle una mano…

Commento

Ti chiamo sul fisso ricorda tanto quei film che trasmettono a Natale, con la neve, l’elemento “magico” e il lieto fine praticamente scontato. Cosa che sarebbe anche potuta andar bene, se i personaggi e la storia fossero stati sviluppati bene, cosa che però non è successa.

I personaggi

Georgie è un personaggio indubbiamente ben sviluppato, decisamente a tre dimensioni. Vediamo i suoi pregi, ma sono lampanti anche i suoi difetti, le sue mancanze.

La sua famiglia -in particolar modo la madre- viene presentata in modo buffo, enfatizzandone alcune caratteristiche per cercare di strappare un sorriso nel lettore. L’unico personaggio che mi è piaciuto è stata la sorella di Georgie, Heather e la sua storyline con il fattorino della pizza è stata una delle mie cose preferite dell’intero romanzo.

Anche Seth, il collega e miglior amico di Georgie, mi ha fatto un po’ storcere il naso. Per tutto il libro ha ignorato i segnali che indicavano che lei stava poco bene, per poi vederli soltanto quando Georgie ha cominciato a non svolgere bene il suo lavoro. Senza contare il colpo di scena finale -anche questo abbastanza scontato secondo me-, in cui scopriamo che lui in realtà prova qualcosa per lei. Tutto ciò per non parlare di Neal, il marito di Georgie.

Neal

Neal invece per me è rimasto un personaggio bidimensionale per tutta la durata del libro. E, a mio avviso, non soltanto un personaggio piatto, ma un personaggio fastidioso nel suo essere così perfetto. Neal infatti è disposto a vivere in un posto che non gli piace per amore di Georgie, a lasciare il suo lavoro affinché non sia costretto a farlo lei, senza mai affrontare il fatto che la sua vita in realtà non gli piace per nulla.

Un personaggio che fin dall’inizio viene presentato in maniera strana. Per ammissione della stessa Georgie, infatti, sappiamo che Neal non rappresenta lo stereotipo del ragazzo bello. Il problema però si presenta nel momento in cui, ad una lettura più approfondita, si capisce che non c’è davvero niente di gradevole nel suo personaggio. È sempre serio, studia qualcosa che non gli piace e non sembra intenzionato a cambiare facoltà per non c’è nulla che lo attragga o lo interessi. Per finire, quando i due si baciano per la prima volta veniamo a scoprire che Neal è pure fidanzato. Viene quindi spontaneo chiedersi: cosa ci ha trovato un tipo come Georgie in uno come lui? E soprattutto, come ha fatto a sposarlo?

È stato il tentativo -vano- di cercare una risposta a queste domande che mi ha spinto ad arrivare alla fine del romanzo. Questo, e la voglia di capire perché esattamente il telefono di Georgie fosse in grado di metterla in contatto con il Neal del passato. Georgie inizialmente prova a stilare una lista di teorie, ma il tutto viene portato avanti a stento per un capitolo, per poi riprendere con i flashback del college e non ritornarci più.

Conclusioni

Insomma, Ti chiamo sul fisso, per quanto mi riguarda, è stato un grande meh. Sia per il finale (lei che prende l’aereo il giorno di Natale per raggiungere il suo grande amore), prevedibile fin dai primi capitoli, sia per la storia di per se.

Ho odiato il fatto che non ci fosse nessuna spiegazione sul perché effettivamente Georgie fosse in contatto con il Neal del passato. È come se l’autrice di fosse scocciata a metà del libro e avesse deciso di chiudere tutte le storyline nel modo più banale possibile. E, come si può evincere da quello che ho scritto sopra, ho odiato Neal. Davvero. Se fosse dipeso da me, Georgie alla fine del libro avrebbe firmato le carte per il divorzio.

E per quanto lo stile della Rowell sia sempre fresco e piacevole da leggere, nemmeno questo è bastato farmi digerire questo romanzo. Uno dei pochi libri che consiglierei al massimo come lettura disinteressata da fare sotto l’ombrellone.

E voi? Lo avete letto? E se sì, che ne avete pensato? Fatemelo sapere con un commento!

Grazie sempre per essere arrivati fino a qui!

Alice❤️

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About Alice 39 Articles
Alice, 17 anni. Serie tv dipendente e topo da biblioteca. Solitamente mi faccio riconoscere perché mi dispero ad alta voce per le mie (tante) OTP non canon. Nel tempo libero mi dispero perché la mia gatta mangia troppo e frequento il quarto anno del liceo scientifico.

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