Fosca | Recensione: diagnosi di un amore vampiresco

Fosca è il capolavoro dello scrittore Igino Ugo Tarchetti, esponente della Scapigliatura milanese. La riscoperta in tempi più recenti di questo romanzo è dovuta ad Italo Calvino che lo propose nel 1971 come primo volume per la collana Centopagine di Einaudi, da lui curata.

Uscito a puntate sulla rivista Il pungolo nel 1869 e pubblicata poi in unico volume, il romanzo venne completato da Salvatore Farina, che ne terminò il penultimo capitolo, lasciato incompleto da Tarchetti che morì prima di riuscire ad ultimarlo.

Titolo: Fosca
Anno
: 1869
Casa editrice
: Mondadori 
Genere
: Romanzo d’appendice 
Target consigliato
: Lettori appassionati di romanzi gotici e classici
Lunghezza
: 194 pagine 
Punto di vista
: Interno 
Valutazione
: ★ ★ ★ ★ ★

Io faccio forse qui la diagnosi di una malattia. Quell’amore io non l’ho sentito, l’ho subito.

Igino Ugo Tarchetti

Igino Ugo Tarchetti nasce nel 1839 in provincia di Alessandria. Nel 1865 conosce una donna, Carolina, malata e prossima alla morte e che riesce a far innamorare il giovane scrittore, che nel frattempo era entrano in contatto con la Scapigliatura milanese. La loro relazione diventa fonte d’ispirazione per il romanzo Fosca, personaggio ispirato proprio a Carolina, tanto nell’aspetto (descritta come una donna emaciata, malata e decisamente non bella) quanto nel carattere. Tarchetti muore nel 1869 a Milano.

Trama

Fortemente autobiografico, Fosca racconta la storia di un duplice amore: quello per la dolce, luminosa Clara e soprattutto quello morboso, ossessivo, tormentato per Fosca, donna di aspetto piuttosto sgradevole, isterica e volitiva, eppure capace di suscitare in Giorgio una vera ossessione.  Fosca si innamora di Giorgio, legato però a Clara. Sembra così non esserci possibilità per un loro legame, anche perché Giorgio rifiuta continuamente Fosca, che per questo motivo a poco a poco si lascia morire. In realtà, Giorgio è molto più coinvolto di quanto lui stesso creda.

Personaggi e temi

Questo romanzo parla d’amore, ma per quanto il tema possa apparire scontato, il modo in cui Tarchetti lo declina non lo è affatto.

L’amore di cui parla Tarchetti non ha nulla a che vedere con un sentimento di profondo affetto e natura chiara, limpida. Tarchetti parla di un amore mortifero, che trae la sua stessa energia vitale succhiando linfa vitale all’innamorato.

I personaggi presenti sono pochi, eppure tutti ben strutturati e tridimensionali.

Fin da subito ci appare evidente la contrapposizione dei due personaggi femminili, Clara e Fosca, contrapposte tanto nel carattere quanto nel nome che evidenzia le loro caratteristiche psicologiche: se Clara è una donna luminosa, pacifica, nel cui amore Giorgio trova un conforto quasi materno, Fosca è oscura, tetra, ossessiva e ossessionante, al punto che Giorgio scrive, nelle prime pagine del romanzo, che l’amore che ha provato è “una malattia” di cui farà una diagnosi. Lui, quell’amore, “lo ha subito”. La loro contrapposizione appare evidente anche nell’aspetto fisico: tanto Clara è bella, florida, in salute quanto Fosca è brutta, malata, mortifera. A spiccare e mitigarne l’aspetto sono i vivaci e grandi occhi scuri e i capelli corvini.

Fosca è l’incarnazione della donna vampiro. Sebbene non venga presentata come tale, è chiaro che ci sia una notevole ispirazione dietro al suo personaggio. Fosca simboleggia la malattia e la morte e, come nei più classici romanzi gotici, vampirizza Giorgio, che, più che innamorarsi di lei, ne viene ossessionato. Il loro è un amore malato, morboso.

Fosca affascina, come una vampira: anzi, seduce Giorgio proprio per il suo fascino mortifero, ella è una figura misteriosa, conturbante e affascinante.

Giorgio, al contrario, è un personaggio piuttosto debole e direi egoista e volubile nelle sue scelte: si trova nel mezzo di due amori totalmente diversi, ma non sceglie. Sono sempre le due donne che in qualche modo condizionano la sua scelta. È il perfetto archetipo dell’uomo del Romanticismo: follemente passionale, ama o odia con tutto sé stesso, senza mezze misure e viene consumato dalle sue stesse passioni.

Giorgio è il personaggio principale, la vicenda viene narrata dal suo punto di vista, ma la vera protagonista, colei che spicca in ogni pagina è proprio Fosca.

Tarchetti ci ha consegnato uno dei personaggi femminili più irresistibili, affascinanti e carismatici della storia della letteratura italiana.

La forza di Fosca sta anche nell’incarnare uno dei dualismi più celebri della storia della filosofia e della letteratura: quello di thanatos ed eros. Tanto Fosca incarna la passione più sfrenata quanto incarna la morte stessa. In lei pulsione di vita e pulsione di morte si incontrano e scontrano, dando vita ad una donna intelligente, brillante e carismatica, ma anche disperata e perduta.

In qualche modo Clara e Fosca rappresentano la dualità dell’animo di Giorgio, il buio e la luce, gli appartengono, coesistono in lui in maniera ancora più profonda di quanto Giorgio stesso non creda.

 

Fosca è un romanzo decisamente peculiare nel contesto in cui nacque, che per topos e archetipi strizza molto l’occhio al romanzo gotico.

Proprio per questo, per essere un romanzo così sui generis nel panorama letterario italiano, ve ne consiglio la lettura.

Fosca è un romanzo conturbante, affascinante ed estremamente forte.

Leggendolo a volte ho provato un senso di claustrofobia, quasi, intrappolata in quella discesa disperata verso il limbo. Eppure, non sono riuscita a staccarmene. Fosca attrae con la sua storia, ossessiona il lettore. Fino alla disperata fine.

Un romanzo che vi consiglio, decisamente, soprattutto se siete amanti di forti passioni e personaggi dall’animo tetro e mortifero.

Michela

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Qui troverete la mia ultima recensione su La memoria di Babel.

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Michela, 20+2, femminista, procrastinatrice seriale, a metà tra Verona e il mare del Molise. Leggo, scrivo, mi lascio stupire dal mondo e cerco di non arrabbiarmi troppo per i ritardi dei treni.

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