Credo di aver capito perché nei Vangeli i bambini vengano utilizzati così spesso come esempio positivo. Non perché siano necessariamente buoni, educati o innocenti in ogni situazione: un bambino può essere capriccioso, egoista, maleducato e perfino insopportabile. La differenza è che è ancora educabile.

Se un bambino si comporta male, almeno in teoria abbiamo ancora il tempo di spiegargli che quella cosa non si fa, mostrargli le conseguenze e aiutarlo a costruire abitudini diverse. Con certi adulti, invece, sembra di arrivare quando alcune convinzioni si sono ormai incancrenite da decenni.

Ne parlavo già in Ho più anni di te, quindi ho ragione?: vivere sessant’anni significa aver avuto più tempo per fare esperienza, ma non garantisce affatto di aver imparato qualcosa da quell’esperienza. E il problema peggiora quando l’età stessa diventa una prova della propria infallibilità: «io ne ho viste più di te», «alla mia età capirai», «sono fatto così».

Lo stesso meccanismo ritorna in quelle persone che continuano a commettere gli stessi errori senza trasformarli in esperienza. Con il tempo possiamo diventare bravissimi a costruirci una narrazione nella quale il problema sono sempre gli altri, le circostanze o la sfortuna, proteggendo così l’immagine che abbiamo di noi stessi invece di chiederci se forse ci sia qualcosa da correggere.

Un bambino questa impalcatura ancora non ce l’ha. Può comportarsi malissimo, ma non ha avuto quarant’anni per trasformare un difetto in una filosofia di vita.

Forse crescere bene dovrebbe significare proprio questo: accumulare esperienza senza perdere la capacità di essere corretti. Arrivare a sessant’anni sapendo molto più di quando ne avevamo dieci, ma conservando ancora abbastanza elasticità da poterci sentire dire: «Guarda che questa cosa la stai sbagliando».

Perché forse il vero problema dell’invecchiare non è diventare vecchi.

È diventare ineducabili.

Qui Sara Scrive, passo e chiudo!

Written by

Sara

Romana, classe 1998.
La maggiore delle sette sorelle Greffi.
Fondatrice di Sara Scrive, curiosa per natura e instancabile sognatrice.
Racconto la vita come un film — tra arte, storia e viaggi.