Quando pensiamo alle montagne russe immaginiamo immediatamente treni lanciati a velocità assurde, discese quasi verticali, loop e strutture di acciaio che dominano lo skyline dei parchi divertimento. Eppure la loro storia comincia molto prima dell’invenzione dei moderni roller coaster e, soprattutto, non esiste un unico momento nel quale possiamo indicare con certezza qualcuno come «l’inventore delle montagne russe». Questa attrazione nasce infatti dall’incontro progressivo tra scivoli invernali, ferrovie industriali, sperimentazione meccanica e cultura del divertimento di massa, attraversando diversi secoli e spostando il proprio centro di innovazione dalla Russia alla Francia e infine agli Stati Uniti. Anche attribuire semplicemente l’invenzione a LaMarcus Adna Thompson, spesso definito il padre delle montagne russe americane, sarebbe impreciso: il suo ruolo fu fondamentale nel trasformarle in un prodotto commerciale di enorme successo, ma brevetti e installazioni simili esistevano già prima del suo celebre Switchback Railway del 1884.¹
Prima delle montagne russe c’erano… le montagne russe
Le origini più remote vanno cercate proprio nelle cosiddette Russian Mountains, le «montagne russe» che hanno lasciato il proprio nome all’attrazione in diverse lingue europee.
Si trattava di grandi strutture di legno sulle quali, durante l’inverno, venivano costruite piste ghiacciate da percorrere utilizzando slitte o blocchi di ghiaccio provvisti di sedute. Le fonti non concordano completamente sulla loro datazione: lo Smithsonian Magazine fa risalire questa tradizione almeno al XV secolo, mentre il National Roller Coaster Museum colloca soprattutto nel XVII secolo, nell’area di San Pietroburgo, lo sviluppo delle strutture costruite specificamente per il divertimento.² È quindi difficile individuare un «primo roller coaster» vero e proprio, ma tra XVII e XVIII secolo questo genere di discesa artificiale era ormai una forma di svago consolidata, soprattutto negli ambienti aristocratici russi.
Alcune piste raggiungevano dimensioni considerevoli e avevano già alla base la stessa idea che continua a rendere affascinanti le montagne russe moderne: produrre artificialmente una sensazione di accelerazione e apparente perdita di controllo, pur mantenendo il passeggero all’interno di un percorso controllato. Anche Caterina II di Russia viene spesso associata a questa storia. Diverse fonti ricordano la sua passione per questi divertimenti e la presenza di installazioni nelle residenze imperiali, mentre è molto più controverso stabilire quando siano comparsi per la prima volta veicoli con ruote e vere e proprie guide.¹ Ed è proprio questo il passaggio decisivo: nel momento in cui si riesce a sostituire il ghiaccio con una superficie artificiale e a guidare il veicolo mediante ruote e binari, la montagna di ghiaccio comincia lentamente a trasformarsi nella montagna russa che conosciamo.
Dalla Russia alla Francia
All’inizio dell’Ottocento l’idea arrivò in Francia, dove il clima rendeva decisamente poco pratico costruire piste ghiacciate utilizzabili per lunghi periodi. A Parigi comparvero quindi strutture con carrelli dotati di ruote che correvano lungo percorsi di legno. Tra queste vengono ricordate le Montagnes Russes à Belleville e le successive Promenades Aériennes, nelle quali i veicoli erano già guidati in maniera più stabile dal percorso.³ I progettisti francesi cominciarono inoltre a sperimentare con discese seguite da risalite, tracciati circolari, guide laterali e sistemi capaci di riportare le vetture in quota. Nel 1826 M. Leboujer brevettò persino un dispositivo a cavo per la risalita.
La montagna russa stava così smettendo di dipendere dalla conformazione naturale del terreno e cominciava a diventare una vera macchina progettata per produrre divertimento.
Una ferrovia per il carbone diventa un’attrazione
Il passaggio successivo avvenne negli Stati Uniti e, curiosamente, non nacque affatto all’interno di un parco divertimenti. La Mauch Chunk Switchback Railway, costruita in Pennsylvania nel 1827, serviva originariamente a trasportare il carbone dalle miniere verso valle sfruttando la gravità. I vagoni carichi scendevano lungo il percorso, mentre quelli vuoti venivano riportati verso l’alto, inizialmente persino attraverso l’utilizzo dei muli.⁴
Con il tempo il sistema venne perfezionato e, quando la ferrovia perse progressivamente la propria funzione industriale, qualcuno si accorse che quella discesa poteva avere valore anche semplicemente come esperienza.
Dal 1870 il percorso venne trasformato formalmente in un’escursione turistica e nel 1873 trasportò più di 30.000 passeggeri paganti.⁵ È un passaggio fondamentale: per la prima volta il pubblico era disposto a pagare non per essere trasportato da qualche parte, ma per provare le sensazioni generate dal viaggio stesso.
Questa caratteristica accompagnerà tutta la storia delle montagne russe. Moltissime innovazioni del settore derivano infatti da tecnologie nate per altri scopi: rotaie, sistemi di frenatura, ruote, sollevamento meccanico e, molto più tardi, motori lineari ed elettronica sono stati progressivamente adattati dall’industria ferroviaria e ingegneristica al mondo dell’intrattenimento.
Coney Island e il successo di Thompson
Prima di LaMarcus Adna Thompson esistevano già brevetti americani relativi a inclined railways e switchback railways, e il National Roller Coaster Museum segnala persino un’installazione riconducibile al brevetto di John G. Taylor costruita nel Connecticut nel 1874.⁶ Ciò che Thompson riuscì realmente a fare fu trasformare quell’idea in un prodotto commerciale replicabile. Il suo Switchback Railway aprì a Coney Island il 16 giugno 1884.
Rispetto ai coaster moderni era quasi innocuo: i passeggeri sedevano lateralmente su una vettura simile a una grande panchina e percorrevano a circa 10 km/h un tracciato leggermente inclinato tra due piattaforme. Una volta raggiunta l’estremità, il veicolo veniva spostato su un binario parallelo e affrontava il percorso di ritorno. Il biglietto costava cinque centesimi e, secondo lo Smithsonian, l’attrazione poteva arrivare a incassare circa 600 dollari al giorno.⁷
Non servivano ancora loop, accelerazioni violentissime o discese verticali. La novità era già sufficientemente affascinante: si potevano acquistare pochi minuti di emozione prodotta da una macchina. C’è poi un dettaglio particolarmente curioso. Thompson era un uomo molto religioso e diverse ricostruzioni ricordano che considerava i divertimenti «sani» una possibile alternativa a saloon, gioco d’azzardo e altri passatempi giudicati moralmente discutibili nella Coney Island dell’epoca.³ In un certo senso, quindi, la montagna russa americana nasce anche dal tentativo di trasformare il piacere meccanico in un divertimento accettabile per tutta la famiglia.
Il coaster comincia a raccontare storie
Il successo dello Switchback diede il via a una rapidissima stagione di innovazioni. Nel 1884 Phillip Hinkle brevettò un sistema di risalita meccanizzata a catena, introducendo quel lento clack-clack che ancora oggi accompagna la salita di moltissime montagne russe verso la prima discesa.⁸ Ma Thompson comprese anche qualcosa che sarebbe diventato fondamentale per la futura storia dei parchi tematici: una montagna russa non doveva necessariamente limitarsi alla meccanica.
Nel 1887 realizzò insieme a James J. Griffith ad Atlantic City una delle prime Scenic Railways, nella quale il percorso attraversava tunnel e scenografie illuminate rappresentanti paesaggi ed ambientazioni esotiche.⁹ Molto prima di Disneyland, quindi, esisteva già l’idea che il movimento di una montagna russa potesse essere utilizzato per trasportare il visitatore attraverso una storia.
I primi giri della morte
Naturalmente la competizione spinse presto i progettisti a cercare qualcosa di più estremo: capovolgere completamente i passeggeri. I primi tentativi dimostrarono però quanto la fisica delle montagne russe fosse ancora poco conosciuta. Il Flip Flap Railway di Coney Island utilizzava un loop praticamente circolare che sottoponeva i passeggeri a forze estremamente brusche e rimase famoso anche per i problemi fisici provocati durante la corsa.
Nel 1898 Edwin Prescott brevettò invece un loop dal profilo più allungato, che avrebbe dato origine al Loop the Loop del 1901.¹⁰ La nuova geometria distribuiva meglio le forze e anticipava il principio utilizzato nelle inversioni moderne.
L’attrazione, ironicamente, non ebbe però un enorme successo: le vetture potevano trasportare soltanto quattro persone e la capacità oraria era talmente bassa che spesso risultava più redditizio far pagare gli spettatori che volevano osservare gli altri affrontare il giro della morte.
Il brevetto di Prescott è ancora oggi ricordato negli Stati Uniti con il National Roller Coaster Day, celebrato il 16 agosto, data nella quale nel 1898 gli venne concesso il brevetto.¹¹
La prima età dell’oro
All’inizio del Novecento le montagne russe entrarono nella loro prima fase di maturità industriale.
Uno degli esempi più importanti sopravvissuti è Leap-the-Dips, costruito nel 1902 a Lakemont Park e oggi riconosciuto come National Historic Landmark per la rarità del suo sistema side-friction.¹²
Un cambiamento decisivo arrivò però grazie a John A. Miller, che nel 1919 brevettò le cosiddette underfriction o upstop wheels: ruote capaci di trattenere il treno anche dalla parte inferiore del binario.¹³
Il treno, in pratica, non si limitava più semplicemente a poggiare sulla rotaia, ma veniva in qualche modo «abbracciato» dal sistema di ruote. Questo rese possibili velocità maggiori, discese più ripide e tracciati molto più aggressivi.
Gli anni Venti diventarono così la prima vera età dell’oro delle montagne russe. Il National Park Service stima che negli Stati Uniti ne esistessero oltre 1.500.¹⁴ Nel 1927 aprì il Cyclone di Coney Island, destinato a diventare uno dei coaster in legno più celebri della storia, mentre progettisti come John Miller e Harry Traver continuarono a spingersi verso esperienze sempre più intense. Il Crystal Beach Cyclone di Traver divenne famoso per essere talmente aggressivo da essere associato persino alla presenza di un’infermiera pronta ad assistere i passeggeri.¹⁵
Ormai la montagna russa non era più una tranquilla ferrovia panoramica: era diventata una vera macchina del brivido.
Crisi e rinascita
La Grande Depressione e successivamente la Seconda guerra mondiale interruppero bruscamente questa crescita. Il reddito disponibile diminuì, molti parchi entrarono in difficoltà e numerose grandi strutture lignee vennero demolite.¹⁶
La rinascita arrivò nel dopoguerra e uno dei momenti simbolici più importanti si verificò a Disneyland.
Il 14 giugno 1959 aprirono i Matterhorn Bobsleds, progettati con la collaborazione di Arrow Development: furono il primo roller coaster al mondo a utilizzare un binario tubolare in acciaio.¹⁷
Il cambiamento fu enorme. L’acciaio poteva essere modellato con una precisione molto maggiore rispetto alle strutture tradizionali e permetteva torsioni, curve e geometrie tridimensionali prima difficilissime da ottenere.
Ma Matterhorn fece anche qualcosa di altrettanto interessante: nascose la tecnologia all’interno di una montagna artificiale e la trasformò in un’avventura in bob. Ancora una volta, coaster e storytelling tornavano a incontrarsi.
Dagli anni Settanta alla corsa ai record
Negli anni Settanta iniziò una nuova grande stagione. Il Racer di Kings Island, inaugurato nel 1972, contribuì alla riscoperta del coaster in legno,¹⁸ mentre l’acciaio permise finalmente di riportare stabilmente le inversioni nei grandi parchi: nel 1975 Corkscrew di Knott’s Berry Farm introdusse con successo le inversioni nell’epoca moderna e nel 1976 Revolution a Magic Mountain riportò definitivamente il loop verticale.
Tra i protagonisti di questa fase troviamo Ron Toomer, ingegnere della Arrow. La sua storia conserva uno degli aneddoti più divertenti dell’intero settore: nonostante progettasse montagne russe sempre più spettacolari, soffriva di una fortissima cinetosi e preferiva evitare personalmente le proprie attrazioni.¹⁹
Negli anni Ottanta e Novanta la competizione si spostò progressivamente verso altezza, velocità e nuove posizioni del corpo.
Nel 1989 Magnum XL-200 di Cedar Point superò per la prima volta i 200 piedi, circa 61 metri, creando di fatto la categoria degli hyper coaster.²⁰ Negli anni Novanta l’IAAPA parla addirittura di una vera roller coaster arms race, durante la quale i coaster diventarono sempre più importanti anche per l’immagine commerciale dei parchi.²¹
Comparvero gli inverted coaster, nei quali il treno corre sotto il binario lasciando le gambe sospese, e sempre più spesso la montagna russa diventò il simbolo del parco stesso, visibile da chilometri di distanza.
Nel 2000 Millennium Force, ancora a Cedar Point, superò i 300 piedi, circa 91 metri, inaugurando la categoria dei giga coaster.²²
Da quel momento la diversificazione è diventata impressionante: launch coaster, spinning, wing, flying, dive, inverted, strutture ibride tra legno e acciaio, sedute capaci di ruotare indipendentemente e sistemi di lancio magnetico hanno progressivamente trasformato le montagne russe in una famiglia di attrazioni estremamente diversa.
Parallelamente è tornata con forza anche la componente narrativa. Molti coaster contemporanei hanno code tematizzate, preshow, scene indoor, effetti speciali, audio sincronizzato e persino lanci utilizzati come parte della storia.
In realtà, però, non abbiamo inventato nulla di completamente nuovo: già le Scenic Railways ottocentesche cercavano di unire movimento e racconto.
Chi detiene oggi i record?
I record delle montagne russe sono forse la parte destinata a invecchiare più rapidamente.
Nel 2019 lo Smithsonian indicava ancora Kingda Ka come coaster più alto, Formula Rossa come più veloce e Steel Dragon 2000 come più lungo. Oggi quei primati sono superati.
Dal 31 dicembre 2025, con l’apertura di Six Flags Qiddiya City in Arabia Saudita, Falcons Flight ha riunito tutti e tre i principali record: Intamin dichiara una differenza di quota di circa 195 metri, una velocità massima di 250 km/h e oltre 4,3 chilometri di percorso.²³
Un promemoria piuttosto efficace del fatto che, quando si parla di roller coaster, espressioni come «il più alto del mondo» dovrebbero sempre essere accompagnate da una data.
E in Italia?
La storia italiana delle montagne russe comincia alla fine dell’Ottocento. Durante l’Esposizione Italo-Americana di Genova del 1892, organizzata in occasione del quarto centenario del viaggio di Colombo, è documentata la presenza di una montagna russa che recenti ricostruzioni indicano come il primo grande esempio conosciuto nel nostro Paese.²⁴
La struttura disponeva di un doppio binario lungo circa 130 metri, percorso da tre vetture capaci di trasportare dieci passeggeri ciascuna, mentre ogni corsa costava 25 centesimi. È significativo che anche in Italia le montagne russe compaiano all’interno di una grande esposizione: tra Ottocento e Novecento queste manifestazioni furono infatti veri laboratori di nuove tecnologie, architetture spettacolari e forme di divertimento.
Anche il nome conserva traccia di questa lunga storia. Montagne russe richiama direttamente gli scivoli di San Pietroburgo e la successiva denominazione francese montagnes russes. In Italia si utilizza anche ottovolante, termine tradizionalmente legato alla forma a otto di alcuni tracciati, mentre oggi tra appassionati e addetti ai lavori è ormai comunissimo l’inglese roller coaster.²⁵
Montagne russe, calcoli renali e oche volanti
La storia dei coaster è piena anche di episodi decisamente più surreali. Nel 2016 alcuni ricercatori statunitensi utilizzarono un modello tridimensionale di un rene durante numerose corse sulla Big Thunder Mountain Railroad di Walt Disney World per studiare se i movimenti dell’attrazione potessero favorire l’espulsione dei calcoli renali. Nel modello sperimentale, soprattutto viaggiando nelle file posteriori, il movimento favorì effettivamente in diversi casi lo spostamento dei calcoli.²⁶ La ricerca fu abbastanza insolita da contribuire all’assegnazione di un Ig Nobel.
Ancora più assurda è la storia di Fabio Lanzoni, che nel 1999 partecipò all’inaugurazione di Apollo’s Chariot a Busch Gardens Williamsburg. La versione entrata nella leggenda racconta che durante la corsa Fabio venne colpito in faccia da un’oca; lui stesso avrebbe poi precisato che l’animale colpì in realtà una videocamera, che a sua volta gli finì sul volto.²⁷
Anche il coaster progettato con la massima precisione, evidentemente, rimane pur sempre immerso nel mondo reale.
Perché continuiamo ad amarle?
Guardando la loro storia nel complesso, le montagne russe sembrano quasi raccontare in miniatura l’intera evoluzione dell’industria del divertimento.
Nascono da un passatempo aristocratico sulla neve russa, vengono trasformate in macchina dai francesi, assorbono tecnologie ferroviarie e minerarie negli Stati Uniti, diventano un fenomeno commerciale a Coney Island, attraversano l’età dell’oro dei grandi parchi urbani, sopravvivono alla crisi degli anni Trenta e alla guerra, si reinventano grazie all’acciaio e ai theme park e arrivano infine alla competizione contemporanea fatta di computerizzazione, lanci magnetici, record e storytelling.
Eppure il principio di fondo è rimasto quasi identico.
Una montagna russa ci porta volontariamente in una situazione nella quale abbiamo la sensazione di perdere il controllo mentre, in realtà, ogni nostro movimento è stato previsto e calcolato.
Forse è proprio questa contraddizione — paura e sicurezza, gravità e tecnologia, macchina e racconto — ad aver trasformato quelle vecchie montagne di ghiaccio russe in una delle attrazioni più longeve e riconoscibili della storia dei parchi divertimento.
Qui Sara Scrive, passo e chiudo!
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