Ciao a tutti e a tutte! L’idea dell’articolo mi è venuta un po’ per caso dopo essere stata a vedere Lino due volte a teatro, per ora, in quest’anno. Entrambe le esperienze sono state fantastiche e quindi ho deciso di rendere un giusto tributo ad un bravissimo attore che se lo merita in primis per il grande lavoro che svolge. Eh sì, perché nessuno l’ha mai obbligato a fare teatro e, anzi, c’è chi spinge per convincerlo a prendere parte a più stagioni di una stessa serie tv (penso a “L’allieva”). Credo che la scelta di fare tv per fare avvicinare le persone alla meraviglia del teatro sia geniale e anche controcorrente: in un mondo in cui il successo facile vale più del duro lavoro c’è chi ha il coraggio di opporsi alla tendenza, anche se sono pochi. È superfluo dire che apprezzo tantissimo Lino Guanciale come attore e che lo trovo pressoché perfetto in tutti i ruoli che interpreta, però è a teatro che brilla davvero di luce propria. È vero che lavorare sul palcoscenico significa andare d’accordo con gli altri componenti della compagnia e adattarsi, in un certo senso, alle necessità altrui ma questo non gli impedisce di splendere. Vedere Lino a teatro non ha niente a che vedere con il guardare una qualunque delle serie tv a cui ha preso parte: sentire la voce che arriva dal palco è un’emozione che non ha prezzo e questo vale anche per i suoi colleghi attori meno noti. A teatro non scappi, non hai alternativa, o è bianco o è nero, o la battuta ti esce bene oppure non puoi porre rimedio. Sul set non è così: una sola scena viene girata almeno 4-5 volte quindi il margine di errore c’è sempre, anche se è piccolo perché i tempi sono sempre molto stretti.

Politeama Rossetti -Trieste-

La prima serie tv che ho visto con Lino protagonista è stata “Che Dio ci aiuti” mentre la migliore a cui abbia preso parte è, secondo me, “La porta rossa”. Lo so che la vera popolarità è arrivata con “L’allieva”, anche se qualcuno dice che è stata “La dama velata” a battezzare il suo successo, ma secondo me è la meno riuscita, in un certo senso. È vero che nei panni di CC fa una gran figura ma è la serie più distante da quello che si vede a teatro: ne “L’allieva” interpreta un personaggio molto stereotipato, molto “bello e impossibile” e oserei quasi dire che non si nota il “lavoro sporco” che ci sta dietro.

Lino Guanciale e Alessandra Mastronardi ne “L’allieva”

So che probabilmente quasi nessuno sarà d’accordo con questo mio punto di vista ma il bello di esporre il proprio pensiero è proprio la possibilità di avere un confronto con gli altri. Tornando al discorso principale voglio spiegare perché ho avuto queste sensazioni. Quando Lino è a teatro non fa nemmeno in tempo ad aprire bocca che è già pienamente nel personaggio, si è già perfettamente adattato prima ancora di iniziare. Forse suonerò esagerata o forse vi sembrerà che io stia facendo solo un elogio al mio attore preferito ma non credo sia così. Chiunque abbia avuto l’onore di vedere Lino su un palcoscenico sa di cosa parlo: da ogni piccolo particolare traspare l’amore che mette nel rappresentare al meglio il suo personaggio nello spettacolo ed è impossibile non notare che ai saluti finali ha sempre gli occhi che brillano e l’umile soddisfazione di chi sa di avercela fatta, un’altra volta, stampata sul volto. È anche per questo che preferisco di gran lunga andarlo a vedere a teatro, perché quando si guarda una serie tv l’esperienza non è quasi mai a 360° come è invece a teatro e anche perché le sensazioni, tanto quelle dello spettatore quanto quelle dell’attore, sono molto più accentuate. Il fatto che gli spettacoli siano “live” incide tantissimo sulla percezione che si ha di un attore perché è come se in quel momento stesse condividendo una parte della sua vita con gli spettatori, mentre in una serie tv tra attore e spettatore c’è uno schermo (tv, pc, tablet, smartphone) che sembra quasi appiattire la tridimensionalità della persona. Sarà che sono affascinata dal teatro, sarà che Lino è tremendamente bravo ma chi non l’ha mai visto su un palcoscenico non può dire di averlo effettivamente visto recitare.

Lino Guanciale ne “La classe operaia va in paradiso”

Il primo spettacolo con Lino che ho visto è stato “Ragazzi di vita” -ne ho parlato anche qui sul blog- e la prima cosa che mi ha colpita è stato il fatto che recitasse quasi ad occhi chiusi ma riuscisse comunque a trasportare gli spettatori all’interno della narrazione. L’ho trovato un dettaglio alquanto particolare poiché quasi tutti i suoi colleghi recitavano ad occhi aperti, come si farebbe in un qualunque film o in una qualunque serie tv. Un’altra cosa che mi ha colpita è stata la grande gestualità che accompagnava i dialoghi: è pensiero comune il fatto che la recitazione a teatro sia corredata dai tipici “atteggiamenti teatrali” che per alcuni possono risultare pesanti ma che, secondo me, aumentano la percezione di uno spazio a 360°. I gesti, poi, sono accuratamente studiati e coinvolgono ancora di più lo spettatore che si trova davvero catapultato nella narrazione. L’ultima cosa che mi ha colpita è stato il fatto che il palco venisse usato in tutta la sua interezza (anche ne “La classe operaia va in paradiso”) e che Lino corresse da una parte all’altra per dare ancora più corpo e forma al suo personaggio. Nonostante tutte le corse e il fatto che dopo una ventina di minuti era già sudato arrivava sempre preciso e puntuale alla battuta senza avere mai un accenno di fiatone, come se fino a quel momento fosse stato seduto comodamente in poltrona e si fosse alzato solamente per dire la battuta per poi risedersi nuovamente. Credo che in parte sia anche merito del suo passato da rugbista!

In conclusione consiglio a chiunque, sia a chi lo apprezza sia a chi non ha avuto il piacere di vederlo in azione, di andare a vedere Lino a teatro perché è un’esperienza davvero bella e perché concretizza in sé il vero amore per il suo lavoro.

Cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti!

Ilaria

P.S. Ricordate che gli attori sono esseri umani e che recitare dal vivo è tanto appagante quanto stancante.

Written by

Ilaria

Sono una studentessa universitaria appassionata di teatro e di recitazione in generale ma anche di tennis.