Buongiorno a tutti e benvenuti in questo nuovo articolo! Oggi voglio parlarvi di Fiertés e nello specifico dei motivi per cui non sono riuscita ad apprezzare quasi per nulla questa serie, Ma andiamo per ordine…

Fiertés (letteralmente Pride) è una miniserie francese di tre puntate del 2018. La serie segue la vita del protagonista, Victor, durante tre date importanti: tra il 1981 e il 1982 quando l’omosessualità viene depenalizzata, nel 1999 con l’entrata in vigore del Patto civile di solidarietà e infine nel 2013 quando in Francia viene reso possibile il matrimonio per le coppie dello stesso sesso.

Onestamente mi sono imbattuta in questa serie per caso e ad incuriosirmi è stato proprio il nome Victor, che è lo stesso del protagonista di una serie che ho visto poco tempo fa. Mi sono quindi convinta a vedere subito la serie, complice il fatto che avesse pochi episodi. E questo magari può servirmi da lezione sul guardare almeno un trailer prima di lanciarmi su una serie…

Ci sono infatti alcune cose che mi hanno lasciata veramente perplessa e la più grande di tutte è il personaggio di Serge.

 

Serge

Serge è un uomo di vent’anni più grande di Victor con cui il protagonista va a letto. Io non sono il tipo che si scandalizza per la differenza di età nelle relazioni, ma in questo caso per quanto mi riguarda mi sono sentita davvero a disagio a guardare le loro scene. Non so se perché l’attore che interpretava Victor sembrava molto piccolo o perché lui sembrava molto grande.

Cosa che purtroppo non è migliorata andando avanti con la serie. Già dal secondo episodio ho avuto delle enormi difficoltà nel comprendere la relazione tra Victor e Serge. Più volte viene infatti ribadito che il loro rapporto non è più quello di prima, che non si amano più allo stesso modo. Cosa che mi ha spinta a chiedermi: ma allora che ci state a fare insieme? Perché la loro relazione va avanti fino alla morte dello stesso Serge nell’ultimo episodio.

Si tratta di una relazione aperta, a detta di Victor, dove però lui è l’unico ad andare con altre persone a “causa” della sieropositività di Serge. Il loro rapporto mi ha lasciata veramente perplessa dall’inizio alla fine.

Non capisco come questi due siano riusciti a stare insieme per tutto questo tempo se avevano idee diverse su cosa fare della loro vita, adozione di Diego compresa.

Anche il modo in cui si sono messi insieme mi ha lasciato non poche perplessità. Ammesso e non concesso che sia giusto per due persone con questa differenza d’età andare a letto insieme, questi si vedono un paio di volte mentre Victor stava ancora affrontando la “rottura” con Sélim e lui improvvisamente è pronto a dichiarargli eterno amore il giorno del suo diciottesimo compleanno? Giustissimo il fatto che si sia arrabbiato con il padre, ma mi sfugge l’origine di questo suo amore per Serge.

Non so se magari sono io che, provata dalla mia antipatia nei confronti di questo personaggio, non riesco a vedere qualcosa di bello nel loro rapporto, ditemi voi cosa ne pensate!

 

Sélim

Stereotipi ne abbiamo? Sélim è il figlio di un dipendente di suo padre con cui Victor ha una sorta di relazione quando ha diciassette anni. Quando però i loro padri scoprono della cosa, Sélim taglia i ponti con Victor. I due si rivedono poi nella seconda puntata, dove scopriamo che Sélim si è sposato con una donna e ha avuto due figli. Alla fine di questa puntata sua moglie garantisce a Victor l’opportunità di ricevere l’adozione tanto sperata, a patto di non avere più nessun rapporto con suo marito.

La cosa che mi urta è che Sélim avrebbe potuto chiamarsi benissimo Marc e la storia non sarebbe cambiata di una virgola, perché si sa che esistono persone omosessuali che, purtroppo, si impongono di sposare una persona dell’altro sesso sebbene non sia ciò che vogliono. Invece hanno dovuto mostrare un personaggio di origini straniere, rafforzando ancora una volta lo stereotipo della persona religiosa bigotta. Non che per il resto Sélim non sia un bel personaggio, ma questa cosa mi ha veramente urtato. Perché non scegliere un personaggio bianco qualsiasi per questo ruolo? Perché rafforzare i pregiudizi in una serie il cui scopo sarebbe quello di eliminarli?

Un’altra cosa che non riesco a spiegarmi è perché non abbiamo mai saputo che fine abbia fatto Sélim. Cioè, dopo che avevano ritrovato il loro rapporto si è accontentato del fatto che Victor lo tagliasse fuori dalla sua vita e tanti saluti? Continuo a non capire.

Il padre

Okay, passiamo invece ad una cosa che mi è piaciuta della serie: il rapporto tra Victor e suo padre. I genitori di Victor nel primo episodio sono iscritti ad un partito di sinistra e seguono con ansia le elezioni. Ciò però non impedisce al padre di reagire malissimo alla notizia dell’omosessualità del figlio. Cerca infatti la prima scusa per licenziare Sélim, allo scopo di allontanare i due ragazzi. Le cose peggiorano ulteriormente quando scopre della relazione di Victor e Serge (ma qui non posso non dargli ragione, perché come ho già detto la loro differenza d’età mette a disagio anche me): minaccia infatti l’uomo e lo costringe a non vedere più il figlio,  che seppur per poco era ancora minorenne. Quando Serge si presenta a casa loro il giorno del compleanno di Victor, il ragazzo scopre tutto e abbandona la casa dei genitori per andare a vivere con lui.

I rapporti con il genitore diventano stentati e rimangono così anche per tutta la seconda puntata, dove Victor sta cercando di adottare un bambino. Il padre, infatti, parlando con l’assistente sociale, glielo impedisce rivelandole che il figlio è gay, non si capisce se volontariamente o meno.

E’ evidente il conflitto che sta provando Charles che, se da una parte vorrebbe accettare il figlio, dall’altra non ci riesce proprio. La cosa cambia nell’ultimo episodio, quando Diego è ormai un adolescente e vede il nonno di nascosto dal padre. Ho adorato questo rapporto nonno-nipote! Intanto, per il modo in cui Charles cerca di mediare tra Diego e Victor per evitare che il nipote ripeta i suoi stessi errori. E soprattutto per il modo in cui alla fine, piano piano, cerca di recuperare il rapporto con il figlio.

 

In conclusione…

Nel complesso non so se consiglierei questa Fiertés a qualcuno. Di solito i miei giudizi non sono mai troppo crudi perché odio sminuire il lavoro altrui, ma davvero, Fiertés a parte il disagio mi ha lasciato ben poco addosso. Sicuramente è una serie importante perché mostra anche momenti di attivismo e di celebrazione della comunità LGBTQI+ nel corso degli anni, però nel complesso le cose che mi sono piaciute sono davvero poche rispetto a quelle che invece non mi sono piaciute.

Se avete visto Fiertés (o nonostante il mio commento molto poco lusinghiero avete ancora intenzione di guardarlo), fatemi sapere il vostro parere con un commento.

Grazie sempre per aver letto fino a qui,

Alice <3