Totò che visse due volte – la perdita di Dio genera mostri

Totò che visse due volte è un film del 1998 diretto da Daniele Ciprì e Franco Maresco diviso in tre episodi, interamente in siciliano e con attori uomini di più di quarant’anni, anche per le parti femminili. Il film è girato in bianco e nero.
La particolarità del film è l’estrema crudezza filosofica che vuole sconvolgere lo spettatore andando a dissacrare proprio ciò che c’è di più sacro ed intoccabile.

La trama

episodio I

Paletta è lo scemo del villaggio, viene maltrattato da tutti (madre compresa) e deriso. Coperto di escrementi, vittima di proposte indecenti, insomma il perfetto agnello sacrificale per un film comune ma Totò che visse due volte non è un film comune, tutt’altro. Paletta quindi è sgradevole, un sessuomane onanista che non si fa problemi a trastullarsi in pubblico. L’arrivo di una prostituta in paese lo spingerà ad un furto che gli costerà parecchio caro.

episodio II

Pitrinu è morto e siamo alla sua veglia funebre con la madre che lo piange e il fratello in collera. L’innamorato di Pitrinu, Fefé, si fa vivo per piangere il suo compagno di vita ma Bastiano, il fratello del defunto, lo scaccia malamente. Una serie di ricordi farà scaturire da Fefé il suo vero sentimento. I ratti che riempiono questo episodio sono appunto rappresentazione di questo sentimento di cui parleremo dopo.

episodio III

Lazzaro viene sciolto nell’acido da un gruppo di mafiosi. Intanto un angelo si aggira per le campagne e contemporaneamente una sorta vi vecchio Messia, Totò, compie miracoli nella maniera più maleducata possibile.
Chiamato da una donna viene portato alla vasca dove è morto Lazzaro e lo fa risorgere ma il miracolato fuggirà per cercare vendetta. Nel frattempo l’angelo finirà stuprato e un sessuomane (che avevamo già visto nel primo episodio), privato della sua gallina, sfogherà le sue pulsioni altrove.

Analisi

Non è un film per tutti

Se siete persone sensibili a certi argomenti, consiglio di non vedere questo film, ne trarreste soltanto fastidio e disgusto ma se siete capaci di vedere al di là di quella che è l’apparenza troverete in Totò che visse due volte un messaggio davvero importante e vero: la morte di Dio genera mostri.

Non sto parlando soltanto della morte di Dio in senso prettamente religioso, in Totò che visse due volte molti dei personaggi sono religiosi, si attengono alle tradizioni, applicano collane votive alle statue. Quello che intendo con morte di Dio è quella vuotezza dell’animo umano che riduce l’esistenza ad un mero rincorrere le proprie pulsioni trasformando l’essere umano nel peggiore degli animali. Non è un caso che in questo film le vittime siano gli animali stessi, la prima scena e la scena della gallina ne sono un esempio. L’uomo che non ragiona, che non ha a cuore l’altro, che pensa solo alle proprie esigenze fisiche si riduce all’essere il più disgustoso degli esseri viventi.

Non basta questo ma forse non è del tutto colpa di queste persone. La deumanizzazione deriva da problemi sociali (qui vediamo ad esempio la mafia e la miseria). Proviamo a pensare quanto sia attuale questa cosa guardandoci intorno, se provate ad andare ad aiutare qualche senzatetto sappiate che non è una cosa piacevole, parlo per esperienza: spesso il povero è sgradevole e pericoloso. Proprio per questo vanno aiutate queste persone, per cercare di dar loro la dignità che rischia di perdersi in altro.

La mancanza di Dio non è la mancanza di religione ma anzi, è la mancanza di umanità.

ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me (Mt 25,40)

Durante la visione di Totò che visse due volte, nella mia mente, riecheggiavano queste parole. Tutto ciò che vediamo a schermo, per quanto possa sembrare sacrilego, è funzionale al messaggio. Se l’uomo continuerà a seguire questa via di individualismo, soddisfazione dei propri bisogni e istinti e sopraffazione dell’altro la speranza per un mondo migliore si perderà sempre di più.

La censura

Il male vincerà sempre anche grazie alla censura che è stata applicata a quest’opera formalmente perfetta e profondamente destabilizzante. Basta con i film che ci dicono quello che vogliamo sentirci dire, bisogna tornare ad un cinema che riesca a scuoterci oppure ci adageremo sempre e l’arte svanirà divorata dal buon gusto.

good taste is the death of art

Truman Capote

Conclusioni

Totò che visse due volte è un film importante, con una regia perfetta, una fotografia in bianco e nero straordinaria e un messaggio di fondo davvero importante che spero in molti di voi vogliate cogliere andando a riscoprire quest’opera senza avere pregiudizi. Certo, è forte, certo, è cattiva ma senza la voce di uno che grida nel deserto nulla potrà mai iniziare un grande cambiamento.

 

alla prossima

 

Lorenzo

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About Lorenzo 98 Articles
Sono un grande appassionato di Cinema, soprattutto pellicole horror. Adoro anche il cinema classico e tutto ciò che non è mainstream. Sono anche un appassionato di videogiochi e serie Tv. Amo leggere e vado matto per Stephen King e Bruce Springsteen.

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