Viaggio perché amo il mondo, perché amo la vita, perché non riesco a resistere alla curiosità di scoprire quello che c’è oltre ciò che conosco. Viaggio perché ho bisogno di vedere, di toccare, di ascoltare, di imparare. Ogni volta che parto, sento di ampliare un po’ i miei confini, e a volte, senza volerlo, in quei viaggi finisco per scoprire anche parti di me che non conoscevo. Ogni viaggio che ho fatto, piccolo o grande, vicino o lontano, ha rappresentato per me un passaggio, una crescita, una trasformazione. Ripensandoci, la mia vita potrebbe essere raccontata attraverso le destinazioni che ho amato, come se ogni luogo avesse custodito una versione diversa di me.
Gardaland, per esempio, non è solo un parco divertimenti, ma il luogo dove è cominciato tutto. Ci vado da quando avevo due anni e per me è sempre stato un posto felice, una sorta di porto sicuro in cui tutto diventa leggero. Ricordo ancora le corse con i sandali dorati, le mani appiccicose di zucchero filato, i sorrisi dei miei nonni, dei miei genitori e delle mie sorelle che mi prendevano in giro perchè fino a 12 anni non volevo andare sulle montagne russe. Gardaland non è cambiato troppo negli anni, ma io sì, eppure ogni volta che torno riesce a restituirmi la stessa sensazione di magia e libertà, come se il tempo si sospendesse e la vita adulta, con le sue preoccupazioni, restasse fuori dai cancelli.
Londra, invece, è stata la mia prima vera scoperta. La prima volta ci andai nel 2013 con mia madre: un viaggio pieno di entusiasmo, fatto di musei, di storia e di musica, perché a quindici anni il mondo si divide tra ciò che studi e ciò che ami, e io amavo tanto entrambe le cose. Volevo vedere la città dei re, delle regine e delle strade dei miei idoli, gli One Direction, e quell’intreccio di cultura e leggerezza era il riflesso perfetto di chi ero. Ci tornai tre anni dopo, nel 2016 per i miei 18 anni, con il mio migliore amico e fu come tornare in un posto familiare ma con occhi nuovi. Facemmo il tour dei luoghi di Harry Potter, visitammo mercatini, pub, quartieri pieni di vita, e per la prima volta mi sentii adulta, indipendente, capace di scegliere da sola cosa vedere, cosa saltare, dove perdermi. Londra mi insegnò la libertà e mi fece capire che i luoghi cambiano insieme a noi: la stessa città può essere un ricordo d’infanzia o un punto di partenza. Sono stata anche a Dublino nel 2018, è stato pazzesco viaggiare per l’Irlanda e conoscere le sue tradizioni!
Ma se c’è qualcosa che mi ha formato davvero sono stati i viaggi in camper con la mia famiglia. Abbiamo attraversato l’Europa come una piccola tribù: Norvegia, Germania, Austria, Danimarca, Spagna, Francia, Croazia e Portogallo. Eravamo tanti, stretti, a volte litigiosi, ma pieni di vita. La Norvegia, in particolare, mi è rimasta nel cuore: la luce che non tramonta mai, i fiordi che sembrano dipinti, il silenzio che ti parla più delle parole. Quei viaggi mi hanno insegnato la bellezza dell’imprevisto, la pazienza, la capacità di adattarsi, ma soprattutto la meraviglia. Perché quando si viaggia in camper, tutto diventa una scoperta — una strada sbagliata, una cena improvvisata, un tramonto visto dal finestrino. Lì ho imparato a osservare, ad ascoltare e a capire che la felicità è fatta di dettagli. Questi viaggi sono stati molto spartani, ma sono contenta di aver provato la vita da camper e campeggio perchè ho avuto l’opportunità di trovare soluzioni ingegnose, imparare ad arrangiarmi e godermi i viaggi non solo quando ci sono comfort in ogni dove.
Il mio primo viaggio da sola con le mie sorelle, senza genitori, è stato ad Amalfi. Era il 2021, e per la prima volta ci trovavamo a gestire tutto da sole: la casa, i soldi, gli orari, i pasti. Ci sentivamo grandi, ma con quella goffaggine tenera di chi sta imparando a cavarsela. Amalfi è un luogo che non si dimentica: il profumo dei limoni, le stradine che si arrampicano come vene tra le case, il mare che sembra più blu che altrove. E ovviamente le pastarelle di Sal de Riso. Quel viaggio fu un piccolo banco di prova ma anche un inno alla libertà. Dormivamo poco, ridevamo tanto, parlavamo di tutto, e sentivo che qualcosa stava cambiando dentro di me. Non era solo un viaggio, era il primo assaggio di indipendenza vera ma anche responsabilità. Avevo il compito di prendermi cura delle mie sorelle e di fare sul serio da genitore per una settimana, non per qualche ora. Fare un viaggio e dover organizzare tutto e assicurarsi che le sorelle avessero tutto quello di cui avevano bisogno è stato un bel banco di prova a 23 anni.
Poi Cefalonia. Nel 2022 sono partita con la mia migliore amica per un viaggio che, almeno nelle intenzioni, doveva essere leggero e rilassante, e invece divenne profondo e necessario. Cefalonia è un’isola di calma, di colori pastello e di giornate che scorrono lente. È un luogo che ti insegna a rallentare. Lì abbiamo parlato tanto e mangiato benissimo! È stato un viaggio semplice, ma non meno importante. La Grecia è un posto bellissimo e ho avuto la fortuna di visitare anche Tessalonica (Salonicco) grazie al progetto Comenius che il mio liceo aveva organizzato insieme ad altre scuole europee. Sì, mi ha detto bene anche con la scuola, perchè i miei docenti durante i miei 5 anni allo scientifico, mi hanno dato l’opportunità di partecipare non ad uno, ma a due scambi culturali. Il primo l’ho già menzionato, sono stata ospite di una famiglia greca. La seconda volta invece sono stata accolta da una famiglia inglese in un piccolo paesino nella Contea del Devon, tra Exeter e Bath.
Con Riccardo, invece, i viaggi hanno assunto un’altra dimensione, più intima, più piena. Nel 2022 siamo andati a Parigi, e vederla con lui è stato come vederla per la prima volta. Ogni luogo aveva un sapore diverso, perché lo stavo condividendo con la persona che amo. Parigi mi ha insegnato che ci sono città che non si visitano, si vivono, e noi l’abbiamo vissuta fino in fondo. Abbiamo continuato a viaggiare tra Italia ed Europa e poi l’8 Febbraio 2024 c’è stata Vienna, con il Ballo delle Debuttanti. Un’esperienza che sembra uscita da un romanzo più che dalla mia vita. L’abito rosso cucito su misura, le luci del Grand Hotel, l’emozione di ballare in una sala che sembrava sospesa nel tempo. Era tutto perfetto, quasi surreale. Vienna è rimasta per me una metafora della grazia e del cambiamento: entrare in un salone di specchi, guardarsi riflessa e scoprire che non sei più la stessa di prima.
Sempre nel 2024 siamo andati in America. Due settimane tra Disneyworld, Miami e Cape Canaveral. Era un sogno, un film, una parentesi di meraviglia. C’era tutto: la magia dell’infanzia, l’adrenalina dell’avventura, la consapevolezza di star vivendo qualcosa di unico. Camminare per i parchi della Disney, vedere il Castello di Cenerentola illuminato, svegliarsi con il sole della Florida, esplorare Miami e poi osservare i razzi pronti a partire a Cape Canaveral… ogni giorno era diverso dal precedente. Era come se la vita volesse restituirmi, tutta insieme, la leggerezza che avevo perso negli anni difficili.
Ripercorrere tutti questi luoghi mi fa capire quanto sono fortunata. Nonostante gli ostacoli, le cadute e le difficoltà, ho avuto la possibilità di vedere, vivere, conoscere, e soprattutto crescere. Ogni viaggio mi ha insegnato qualcosa di diverso: Gardaland la felicità semplice, Londra la curiosità, la Norvegia la meraviglia, Amalfi la libertà, Cefalonia la calma, Parigi l’amore, l’America la magia, Vienna la bellezza. In ognuno di essi ho lasciato una parte di me e ne ho portata via un’altra, nuova.
Viaggiare per me non è mai stato un lusso ma una risposta alle infinite domande che mi vengono in mente. Sono una persona metodica, lo ammetto: preparo liste, tabelle, orari, studio i luoghi in anticipo e pianifico tutto con attenzione. Ma con il tempo ho capito che anche nei viaggi più perfettamente organizzati c’è sempre un momento che sfugge al controllo — e di solito è quello che resta impresso per sempre. Il viaggio ideale, in fondo, è quello che non segue mai del tutto il programma. Perché puoi pianificare tutto, ma la vera meraviglia nasce quando le cose prendono una direzione che non avevi previsto.
È per questo che nel mio blog voglio parlare di viaggi non come semplici destinazioni, ma come esperienze di vita. Non racconterò solo dove andare, ma come ci si sente ad andarci: i profumi, i colori, le persone incontrate lungo la strada, le emozioni che restano e quelle che si perdono. Perché ogni viaggio, in fondo, è un piccolo frammento di vita, e ognuno lascia dentro di noi un segno diverso.
Amo Roma, la mia città, con le sue luci calde, i tramonti sul Tevere, i sanpietrini che raccontano storie di secoli e di persone. Eppure, viaggiando, ho capito ancora di più quanto sia meravigliosa. Ogni volta che torno da un viaggio, mi sembra di vederla con occhi nuovi — più viva, più bella, più mia. È come se ogni città che visito mi insegnasse a guardare meglio anche quella in cui vivo. Per questa ragione, almeno all’inizio, voglio dedicare i miei racconti ai viaggi in Italia, ai luoghi straordinari del nostro Paese. Perché l’Italia è un universo infinito di meraviglie: montagne, isole, borghi, città che non finiscono mai di sorprenderti. È il punto di partenza perfetto per imparare a raccontare il mondo, un passo alla volta. Voglio cominciare da qui, da casa mia, da un Paese che conosco come le mie tasche e che, nonostante tutto, riesce sempre a stupirmi.
Qui Sara Scrive, passo e chiudo!




