Intervista ai Fat Call Cool

intervista ai fat call cool

Ho avuto il piacere di intervistare i Fat Call Cool che si sono prestati a rispondere alle mie domande. Quello che leggerete di seguito è il risultato di tale intervista.

1) Iniziamo questa intervista con uno spazio libero dedicato a voi, potete liberamente presentarvi ai lettori di sarascrive.com: chi siete, perché vi chiamate così, quando è nato il vostro gruppo…

I Fat Call Cool sono un gruppo poliedrico ed eterogeneo di artisti con la passione per il cinema e l’arte in generale. Nel gruppo vi sono musicisti, scrittori, equilibristi narrativi, attori, video-maker, geek, designer, giocolieri di parole, fotografi, stuntman. Il fatto di avere peculiarità differenti ci aiuta a rendere il gruppo ricco di sfaccettature e competenze, e ci stimoliamo a vicenda. 

Siamo nati nel 2010, il nome è una scherzosa perifrasi coniata da noi che gioca con termini inglesi e la loro assonanza nel nostro dialetto emiliano (…). Non credevamo che potesse essere ricordato e apprezzato così tanto nella sua semplicità!

Ad oggi i membri capisaldi del collettivo sono Fabio Taglioli, Chiara Folladore, Fabio Galli, Raffaele Menditto

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2) Come mai, tra le possibili forme di espressione, avete scelto proprio i cortometraggi?

Risponde Fabio G.

Siamo tutti appassionati di arti visuali, di narrazione. Fare un lungometraggio è il sogno di ogni cineasta, ma crediamo che il cortometraggio sia la nobile forma d’arte da intraprendere per ogni povero videomaker squattrinato.

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3) Le fasi che precedono l’uscita di un cortometraggio sono le stesse che precedono l’uscita di un film? Come vi organizzate quando vi approcciate ad un nuovo lavoro?

Risponde Fabio G.

Ma direi proprio di sì, forse tutto in scala ridotta, ma le fasi si assomigliano molto. Se l’idea funziona valutiamo la sua fattibilità, se quest’ultima è perseguibile allora via si scrive la sceneggiatura, scelta delle location, del casting e tutto il resto. Ahimé, a causa dei nostri budget dobbiamo tentare di incastrare più cose insieme: disponibilità degli attori e della location, bello e brutto tempo. Facciamo il possibile per prevedere tutto, ma qualche grana capita sempre e a volte bisogna scendere a compromessi. Ma se portiamo a casa la scena come l’avevamo pensata la soddisfazione è immensa.

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4) Avete partecipato, con i vostri cortometraggi, a numerosi Festival; c’è una partecipazione in particolare che vi è rimasta nel cuore? E perché proprio quella?

Risponde Chiara

Sicuramente il secondo posto a Nonantola Film Festival 2014 con il cortometraggio “Carlino’s way” ha rappresentato il primo riconoscimento tangibile del nostro progetto artistico. Una trama leggera e spassosa unita al genere western metropolitano. 

Poi, l’anno seguente, abbiamo partecipato al premio “Vinci l’Attore” 2015: come primo step abbiamo realizzato il cortometraggio “Fino a che”, un progetto nato con l’intenzione di voler far riflettere su temi importanti come la perdita del proprio lavoro e, parimenti, la caparbietà nel portare avanti qualcosa in cui si crede, anche da soli. “Fino a che” ci ha permesso di approdare alla seconda fase del contest, presentando la sceneggiatura di “Retro” con la quale abbiamo vinto. 

La sera in cui siamo stati nominati vincitori la ricordiamo con tanta emozione; come noi avevano partecipato al contest troupe e registi affermati, con un background di esperienze e progetti più solido del nostro: arrivare primi e avere l’onore di girare un cortometraggio con Lino Guanciale ci ha reso molto più consapevoli dei nostri mezzi e delle nostre potenzialità.

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5) Personalmente vi ho conosciuti grazie a Retro e da lì ho poi approfondito la conoscenza gustandomi anche gli altri cortometraggi firmati sempre da voi; come è stato lavorare a Retro? E, soprattutto, come vi è nata l’idea della storia di Retro –che io reputo favolosa?

Risponde Fabio G.

Una volta un amico comune ci ha raccontato che nella stessa polisportiva dove si allenava per la corsa, si allenava anche il campione di Retro-running. Dopo avere strabuzzato gli occhi, totalmente ignari di cosa fosse il retrorunning gli abbiamo chiesto delucidazioni. Beh, abbiamo scoperto che Il retrorunning è una vera e propria disciplina atletica con tanto di campionati mondiali e allora (galvanizzati anche da una visione di “Searching for the Sugar Man”) abbiamo deciso che non potevamo esimerci dallo scrivere un cortometraggio che ne parlasse. Poi da lì a creare un personaggio monumentale che corre all’indietro come atto di protesta il passo è stato breve. Che dire, lavorare su Retro è stato più che emozionante, come ogni volta vedere le parole scritte diventare realtà non ha eguali, in particolare vedere il personaggio principale prendere vita grazie a Lino.

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6) In un mondo sempre più stravolto dal Covid-19, come avete vissuto voi? Avete subito una dura battuta d’arresto?

Risponde Chiara

La pandemia ha costretto a ripensare e a rivedere gli stimoli creativi e la loro realizzazione: da una parte tutto ha subito un forte rallentamento (se non una battuta d’arresto), dall’altra, volendo cogliere un aspetto positivo, ha fatto scaturire una fase della propria vita più introspettiva dalla quale ripartiremo più consapevoli. 

Veniamo da un anno caratterizzato dalla sospensione e dalla dilatazione del tempo ordinario; ecco, in questo tempo non convenzionale la sensibilità artistica ha potuto trovare spazio in riflessioni e buoni propositi per progettare una nuova epoca di rinascita.

Probabilmente nulla sarà come prima e ne verremo fuori più ricchi, e con noi anche i nostri progetti artistici e la voglia di condividere qualcosa di grande.

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7) Voi siete un gruppo e, generalmente, in un gruppo c’è sempre qualcuno che tira maggiormente i fili di tutti; anche per voi è così?

Risponde Fabio T.

Dall’inizio della nostra avventura come Fat Call Cool abbiamo sempre creduto alla forza del gruppo. 

Il fatto di procedere per scelte condivise è stato un punto di forza soprattutto nei primi anni. 

Ovviamente quando nasce un nuovo cortometraggio c’è sempre qualcuno che tira le fila più degli altri ma non per forza sempre la stessa persona, magari chi sente più sua la determinata sceneggiatura oppure chi ha pianificato le fasi di realizzazione del corto e ci tiene che vengano rispettati tempi e obiettivi.

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8) Credete che sia più facile parlare attraverso un film oppure attraverso un cortometraggio? E perché?

Risponde Fabio G.

Parlando attraverso un film si ha il tempo di scandire il ritmo, presentare i personaggi, farli evolvere. Non dico che sia più semplice, ma di certo si ha un raggio di azione piuttosto ampio. Il cortometraggio invece ha bisogno di immediatezza, in tre veloci pennellate devi dare l’idea del personaggio, devi fare capire cosa sta succedendo e devi dare un twist, tutto in un breve lasso di tempo. Forse non sarà più semplice, ma di certo tentare di emozionare in un breve tempo rende tutto più stimolante.

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9) C’è un aspetto -o anche più di uno- che vi piace particolarmente del vostro lavoro?

Risponde Fabio T.

Personalmente adoro due fasi della realizzazione di un cortometraggio: la fase di definizione del soggetto e la fase di editing. 

Sono due momenti altamente creativi! 

Durante la stesura del soggetto ti emozioni vedendo che una nuova idea sta prendendo vita. 

In fase di editing invece inizi ad intravedere il risultato finale, le immagini che scorrevano nella tua mente diventano reali, le scene iniziano a susseguirsi fluide le une con le altre, la musica rende tutto suggestivo, una nuova magia sta per compiersi.

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L’intervista si conclude qui, vi ringrazio per il tempo che avete dedicato a rispondere alle mie domande e vi faccio i miei migliori auguri per il futuro!

Cosa ne pensate? Conoscevate già i Fat Call Cool? Gli avreste posto altre domande? Scrivetelo nei commenti!

Ilaria

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About Ilaria 163 Articles
Sono una studentessa universitaria appassionata di teatro e di recitazione in generale ma anche di tennis.

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