“C’era una volta a… Hollywood” Analisi (SPOILER)

“Se pensate di vedere doppio non regolate il vostro televisore perché, bhe, in qualche modo è così!” 

Dalla TV, girato di spalle, l’intervistatore rompe subito la quarta parete come è tipico per il prodotto televisivo. Di fronte a noi ci sono Rick Dalton, un attore e Cliff Booth, la sua controfigura. Rispondendo alle domande del giornalista i due è come se parlassero a noi e si presentano direttamente. Siamo nella televisione ma è come se la stessimo guardando in quel 1969 di una Hollywood da sogno. Siamo nella fiaba, inizia la narrazione. I nomi degli attori compaiono invertiti sotto le loro teste girate mentre la macchina parte in retro. Uno è quindi sovrapponibile all’altro essendo la sua controfigura. I due si recano a parlare con un uomo che propone a Rick di andare a recitare in Italia ma a quel tempo Hollywood era supponente e soprattutto gli attori lo erano. Non sapevano che di lì a poco, letteralmente, il cinema europeo avrebbe fatto irruzione nelle loro vite.
Polanski viene ad abitare infatti vicino a Rick Dalton e i due non si incontrano nemmeno.

Ville sfarzose si alternano a roulotte così come la finzione si alterna alla realtà. Seguiamo Cliff nella sua dimora dove vive felice con il suo bellissimo pit bull e dove mangia allegramente delle vere schifezze.
Le lattine del cibo per cani contengono carne di ratto, siamo in una fiaba e i topi di quelle lattine rappresentano molto probabilmente la fine del film, quando i “topi” guidati dal pifferaio magico Charles Manson vengono divorati dal cane. Dei topi compariranno anche nella casa del ranch dove vive la family di Manson e sono vivi. Uno è incollato alla tavoletta di colla mentre l’altro cerca di aiutarlo, scena che vedremo subito dopo con Cliff e il suo conoscente ormai cieco che vive in trappola con i seguaci di Manson.

Il cinema, ossia la finzione, si alterna alla nostra realtà e la stravolge come ben sappiamo. Questo perché il cinema ha quell’immenso potere, il potere di far andare le cose in modi totalmente diversi e quando lo si fa con l’intento artistico e non propagandistico si ottiene una vera e propria dichiarazione d’amore all’arte cinematografica. Tarantino prosegue la sua fiaba mostrandoci uno strumento magico (il lanciafiamme) attraverso lo strumento magico per eccellenza che è il cinema e lo fa mostrandocelo prima in un film nel film e poi nella realtà del film. Ci mostra anche che l’immaginazione è un’altra arma al nostro servizio facendoci vedere una scena di “la grande fuga” con Rick Dalton al posto di Steve McQueen. Vediamo la fantasia di Cliff Booth che si vede sconfiggere un Bruce Lee che rappresenta il cinema orientale, Hollywood e quindi l’America non è in grado di perdere. Almeno nelle menti americane. Tarantino ci mostra però che non è solo la finzione ad essere importante, non è soltanto l’immaginazione che bisogna considerare ma anche la consapevolezza di una realtà storica è fondamentale. Vediamo quindi la Sharon Tate di Margot Robbie entrare in un cinema e guardare nello schermo la Sharon Tate reale. Sappiamo benissimo la terribile fine che è toccata all’attrice e questa scena è un giusto omaggio a 50 anni dai terribili fatti di Cielo Drive. Sharon Tate sorride ignara di ciò che sta rischiando, è felice che la gente si diverta grazie al suo lavoro.

Dall’altra parte Rick Dalton accetta l’ennesimo ruolo da cattivo in un western. Per un po’ vediamo una scena che ci cattura come facevano i western di una volta ma quando si dimentica la battuta veniamo buttati fuori dalla finzione per rientrare nella realtà del film. Rick è un alcolizzato e ha problemi di memoria. Di seguito il divertente monologo allo specchio che, con un montaggio perfetto, ci riporta agli occhi che forse il modo di vivere di Cliff, seppur povero, è più sano. Cliff è sempre calmo ma anche lui ha la sua droga.

Accompagnando a casa una ragazza hippie che faceva l’autostop viene tentato esplicitamente ma non è ciò che cerca Cliff. Cliff ha una droga molto più potente: l’adrenalina. Non a caso fa lo stunt-man. La ragazza fa parte della Family di Manson che nessuno sa cosa sia, non è ancora diventata famosa alle cronache. Noi, invece, lo sappiamo e avvertiamo la tensione. Una vera e propria setta hippie e il nostro coprotagonista va a fare il duro disarmato? La tensione sale alle stelle nel bellissimo scambio di battute alla zanzariera tra Brad Pitt e Dakota Fanning per poi scemare durante il dialogo con Bruce Dern in camera di quest’ultimo e ritornare alta quando Cliff esce e si ritrova la macchina con la gomma tagliata. Hitchcock insegna, Tarantino rielabora.

Dopo un viaggio in Italia dove finalmente Rick torna una star e si porta a casa anche una moglie ecco che torna la Family in azione. Una sera quattro componenti decidono di andare a compiere una strage e arrivano a casa di Rick che, ubriaco dopo una serata alcolica con Cliff, li prende a male parole. I quattro si allontanano ma poi cambiano idea, nel frattempo Cliff era uscito con il cane fumando una sigaretta con l’acido che aveva recuperato proprio da una hippie. Al suo rientro arrivano tre intrusi (una, interpretata da Maya Hawke, Robin di Stranger Things, è scappata con la macchina). Siamo al cinema, tutto può accadere e dopo una lotta con Cliff e il suo cane due vengono uccisi. La terza corre verso la piscina dove Rick sta ripassando la parte e cade in acqua perché è stata precedentemente accecata. Rick estrae lo strumento magico che risolverà la situazione in maniera definitiva: Sharon Tate è salva, Hollywood è salva ma questo ovviamente il nostro Rick non lo sa.

Questo è un film da rivedere più e più volte, da sviscerare e soprattutto è divertentissimo. Chissà, magari in futuro ne parlerò ancora di più nello specifico, stay tuned!

 

Lorenzo

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About Lorenzo 74 Articles
Sono un grande appassionato di Cinema, soprattutto pellicole horror. Adoro anche il cinema classico e tutto ciò che non è mainstream. Sono anche un appassionato di videogiochi e serie Tv. Amo leggere e vado matto per Stephen King e Bruce Springsteen.

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