Anteprima di “I Still See You” – intervista all’autore Daniel Waters

Ciao ragazzi! Oggi sono qui sul blog per raccontarvi l’intervista che ho fatto a Daniel Waters, l’autore di “Sei ancora qui”, che è venuto a Roma il 26 settembre 2018 per l’anteprima italiana del film “I Still See you” con Bella Thorne, Richard Harmon e Dermot Mulroney.

È stata un’esperienza fantastica perché – come vi dico sempre – il mio sogno è quello di fare la giornalista, intervistare le persone, occuparmi di spettacolo e sono al momento – nonostante la mia giovane età- arrivata a tanti traguardi, tra cui questo qui.

Purtroppo Bella Thorne non si è presentata ne alla conferenza del 25 Settembre e ne all’anteprima – dice che stava male. Ci crediamo nonostante il suo concerto in California in quei giorni? Sì, ci crediamo….. –  ma intervistare un autore così importante, è una cosa che mi mette molta felicità, infatti è stato uno degli eventi che non mi scorderò mai!

Ora vi riporterò le Q&A tra me e Daniel Waters.
NB: L’intervista è stata fatta dopo l’anteprima del film però visto che immagino che vi importi più dell’autore che della mia recensione del film, nell’articolo troverete prima le Q&A e dopo la mia recensione di “I still see you”. La conversazione è avvenuta in inglese, perciò scusate se la traduzione sarà un po’ cacofonica in italiano.


Intervista a Daniel Waters

“Quando ti hanno chiamato per dirti che avrebbero scelto il tuo libro per fare un film cosa hai pensato?”

David:”Quando mi chiamarono per darmi la notizia ero entusiasta, in realtà avevo già un altro libro chiamato “Generation Dead” e credevo che avrebbero scelto quello, è stato interessante, il mio agente mi ha chiamato per dirmi che il libro era stato venduto, e quattro giorni dopo mi richiamò per dirmi che lo stesso libro era stato scelto per fare un film, è stata la vendita più veloce della mia esperienza. Il produttore, dopo aver letto Generation Dead, andò dal mio agente e chiese se ci fossero altre storie da leggere, e il mio agente gli diede una copia di “I Still See You”. Il produttore poi lesse la storia e decise di volerci fare un film. Chiamò quindi il mio agente con l’intenzione di comprare i diritti del libro e fu così che il film prese vita.

“Hai avuto modo di vedere il film prima di oggi?”
David: “No, oggi è stata una sorpresa per me perchè ho visto il film per la prima volta in italiano!”

“Cosa hai pensato del film, della sceneggiatura e del copione? rispettava la storia del tuo libro?”

David: “Mi è piaciuto tantissimo, ed è molto differente rispetto al mio libro. Il film è molto frenetico sotto tanti punti di vista, e per questo aspetto dico che il libro  è più moderato, ma ho amato la sceneggiatura, penso che Scott abbia fatto un grande lavoro, anche se non ho compreso i dialoghi (l’anteprima era in italiano), ma dopotutto sono riuscito a seguire la storia, anche i cambiamenti decisi da Scott.”

“Capisco il tuo punto perché studio cinema e la prima cosa che ci insegnano è che se il film proviene da un libro la storia non sarà mai uguale all’originale, nei film c’è molta azione in quanto c’è l’obiettivo di tenere gli spettatori incollati alle sedie, e questo tipo di intrattenimento è diverso dalla lettura di un libro.”

David: “Confermo, questa era la prima volta che vedevo la sceneggiatura del film, ed è diversa in molti punti rispetto al libro, ma nonostante ciò ho apprezzato molto il lavoro di Scott. E’ un sogno che diventa realtà in ogni senso, poter vedere la mia storia prendere vita sul grande schermo.

“Come descriveresti I still see you in un paio di frasi?”
David: I still see you è una storia di fantasmi, sull’incontro fra amore e perdita. I fantasmi sono ovunque e tutti possono vederli. È molto, molto spaventoso.”

“Qual è la tua scena o il tuo personaggio preferito della storia?”

David: “Normalmente ho difficoltà a scegliere le scene preferite, ma dirò che la prima scena con Veronica mi ha colpito perché è stata eseguita quasi senza sforzo e ha richiesto pochissime modifiche.
Il mio personaggio preferito credo sia Janine perché è esistita a malapena nel manoscritto che ho consegnato per la prima volta alla Disney. La mia editor, Catherine Onder, mi ha suggerito di provare a lavorare con lei di più e sono così felice che l’abbia fatto perché Janine ha preso vita nelle bozze successive e ha aggiunto molto alla trama. Janine era come un fantasma che abbiamo riportato nel mondo dei vivi. Mi piace tanto Janine….penso che potrei vedermi scrivere un’altra storia con lei come protagonista.”

“Nonostante il film, ma anche il libro, finiscano con la risoluzione del filone principale della trama, alla fine ci sono un sacco di punti interrogativi lasciati in sospeso. Pensi che questi dubbi potrebbero essere risolti in futuro?”

David: “Finora i miei libri hanno lasciato sempre domande senza risposta, ed è perché tendo a pensare che finali chiusi siano come delle bugie. Il mondo non si risolve in modo ordinato. Inizialmente non avevo pensato di scrivere sul mondo di I Still See you oltre l’unico libro…Fino a quando ho iniziato a fare le prime revisioni e ho cominciato a pensare che ci fossero altre storie che dovevano essere raccontate su questo universo. Ho alcune idee e poche pagine di note – mi piacerebbe scrivere una storia con Janine – ma non ho ancora completamente impegnato nulla su carta. Aspetterò e vedrò. Chi lo sa?”

Recensione: I Still see you

 La recensione potrebbe contenere spoiler, quindi magari potete fermarvi solamente all’intervista!

Trama

Veronica Calder detta “Ronnie” (Bella Thorne) vive nell’Illinois, in una delle città che “orbitano” attorno a Chicago. È pieno inverno, fa freddissimo, nevica sempre e il ghiaccio invade le strade. Anni prima, quando Veronica era solo una bambina, c’è stato un incidente, detto appunto l’”Incidente“, in una base top secret del governo in cui venivano eseguiti misteriosi esperimenti: durante un’esplosione una massa ingente di radiazioni ha investito molti cittadini, tutti morti sul colpo. Anni dopo, quegli stessi cittadini continuano a tornare sotto forma di “redivivi” (revenants nell’originale, e subito si fa forte il collegamento con l’omonima serie TV francese del 2012), figure evanescenti condannate a ripetere per sempre gli stessi movimenti, senza poter comunicare con chi è ancora vivo. Finché una mattina un revenant appare all’improvviso nel bagno di Ronnie, che nell’esplosione ha perso il padre, e la minaccia. Sarà il suo compagno di scuola Kirk (Richard Harmon), bello e tenebroso, ad aiutarla a mettersi al sicuro.

Il cast

Bella Thorne nel film è molto dark ma poco espressiva, sulla faccia ha sempre lo stesso broncio, nonostante ci siano svariate scene che richiedono un cambio emotivo. Richard Harmon,  discreto attore, non ha brillato in questo film. Forse sarà stato il personaggio a cui non è stata data molta attenzione in sceneggiatura. Dermot Mulroney, l’abbiamo già visto in Shameless e in altri progetti importanti (era il migliore amico di Julia Roberts ne Il matrimonio del mio migliore amico) e riesce bene nella parte del professore.

Commenti a caldo

La mia domanda sulla sceneggiatura è stata molto importante perché è stata una delle prime cose che mi è venuta in mente da chiedere a Daniel Waters dopo aver visto il film. A scuola di cinema si studia sempre che uno scrittore non potrà mai essere un buon sceneggiatore per il fatto che non riesce a ragionare in termini visivi: nel senso che non riesce a raccontare una storia per immagini, a pensarla per immagini, a pensare a un pubblico che guarda le cose per immagine e che non legge.

Quindi di solito quando si scrivono i film, si tende ad eliminare molta parte descrittiva e narrativa del libro in favore di scene più d’azione -o come dice Daniel Walters, “scene più visual” – e spesso però si rischia di fare certe “cavolate” perché si arriva a creare scene poco chiare (come in questo caso: buona trama,  cattiva sceneggiatura).

 Nei film infatti, si ricorre al dialogo “irrealistico/forzato” per spiegare ciò che nel libro si scopre in maniera più logica,più realistica.

Questa è la pecca più grande di questo film perchè viene presentato un universo molto interessante – Chicago e dintorni  in un futuro in cui c’è stata un’esplosione nucleare che ha causato la creazione di questi fantasmi – ma è tutto molto superficiale. Per cui solo se hai letto il libro, che vi consiglio di leggere, si riesce a capire il perchè/come di certe cose.

Lo spettatore non deve dubitare  della plausibilità delle scene: un buon film deve suscitare curiosità nello spettatore, deve indurlo a  chiedersi che cosa succederà dopo, non deve spingere il pubblico a chiedersi “Ma come è possibile che è successa questa cosa?!?”… ed è quello che purtroppo io mi sono chiesta per praticamente durante tutti i turning point.

Ad esempio come fa la protagonista Veronica a passare da che non rivolgeva la parola con questo ragazzo misterioso a scuola, ad andare da lui e dirgli tutto quello che era successo, dicendogli che questo fantasma vuole farle del male? Come ha capito subito che quel fantasma le voleva fare del male? Perché ha deciso di comportarsi in quella maniera?

Non lo sappiamo. Lo vediamo e basta. In sceneggiatura secondo me sono stati fatti troppi tagli alla storia, che di per se ha una buona base.

Soprattutto, il ragazzo misterioso perché decide di punto in bianco di aiutarla partendo subito in quarta?

Nel film si da per scontato moltissime cose e questo fa si che lo spettatore non capisce. I potenziali narrativi non vengono sfruttati dal regista, ma nemmeno dallo scenografo, che nella pellicola, si concentra, invece, sulla storia d’amore adolescenziale tra Veronica e Kirk, entrambi orfani dei rispettivi padri.

Una cosa molto interessante del film –  e che a me è piaciuta  nonostante io sia una fifona- sono i colpi di scena messi a regola d’arte e la scena onirica del sogno premonitore. Mi è piaciuto molto anche il finale: semplice e aperto, senza lasciarti l’amaro in bocca per le domande in sospeso.

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About Sara 330 Articles
Sara. Roma. 7 sorelle. Fangirl a tempo pieno. La leggenda narra che io sappia disegnare oltre che essere pazza per i Jonas Brothers.

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