Freeganismo, tra coscienza ambientale e devianza sociale

Il freeganismo è uno stile di vita anticonsumista nel quale le persone utilizzano strategie di vita alternative basate sulla partecipazione limitata all’economia convenzionale e sul minimo consumo di risorse. I freegani (in inglese freegan)  abbracciano la comunità, la generosità, il problema sociale, la libertà, la cooperazione, e la condivisione rispetto a una società basata sul materialismo, l’apatia morale, la competizione, la conformità e l’avidità.

Il movimento freegan non ha una vera e propria storia: obiettivo comune è la coscienza ambientale. Nel 1960 il teatro Diggers di San Francisco offrì alloggi e cliniche libere, dando il via libera al salvataggio del cibo. Tuttavia il termine freegan si pensa sia nato solo nel 1994 da Keith McHenry, co-fondatore del movimento anarchico Food not bombs che distribuiva pasti vegani e vegetariani liberi per protestare contro il militarismo e l’abuso di carne. In Florida nel 1999, viene definito il freeganismo come “un’etica anti-consumistica di mangiare”.  Nel primo manifesto del movimento si descrivevano pratiche tra cui dumpster diving , il piatto di raschio, foraggiamento selvaggio , il giardinaggio e il baratto come alternative per pagare il cibo. L’opuscolo ha inoltre ampliato le attività connesse con il freeganismo con un lungo tratto su pratiche non alimentari, tra cui conservare l’acqua , pre-cycling, il riutilizzo delle merci e l’utilizzo di energia solare. Più che un insieme di comportamenti, però, l’opuscolo presenta il freeganismo ad avere un obiettivo politico generale: un “boicottaggio finale” di tutte le corporazioni, tutti i negozi, tutti i pesticidi, tutta la terra e le risorse sprecate il sistema capitalista , il dollaro, la schiavitù salariata ecc…

 

 

In Italia i freegans sono arrivati ufficialmente con la Legge 25 giugno 2003, n. 155, in materia di Disciplina della distribuzione dei prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale, per la ridistribuzione degli avanzi delle mense scolastiche e aziendali e dei supermercati, ossia di tutti quei prodotti vicini alla scadenza ma ancora commestibili.

 

Milioni di poveri  in tutto il mondo cercano fra i rifiuti il cibo per sopravvivere, ma il foraggiamento urbano non è comune nelle società del benessere e i Freegans lo praticano per scelta, non per necessità.

 

La devianza sociale dei freegan:

“Per devianza si intende comunemente ogni atto o comportamento (anche solo verbale) di una persona o di un gruppo che viola le norme di una collettività e che di conseguenza va incontro a una qualche forma di sanzione, disapprovazione, condanna o discriminazione. Un atto viene definito deviante non per la natura stessa del comportamento, ma per la risposta che suscita nell’ambiente socioculturale in cui ha luogo”

In sociologia viene spiegato il concetto di devianza: chiunque abbia comportamenti comunemente detti “fuori dagli schemi” può essere considerato soggetto deviante. Sotto questo punto di vista dunque, definiamo il freeganismo come un comportamento socialmente deviante.

 

Vita di un freegan: la testimonianza di J. Corlew

Josh Corlew è un ventenne e dirige un’associazione no-profit di Nashville. Josh non spende denaro per mangiare e non ha nemmeno pagato i mobili del suo appartamento poichè si procura il cibo e quanto gli serve per la casa da ciò che gli altri buttano via. Corlew applica la tecnica del foraggiamento urbano: fruga nei bidoni situati fuori dai ristoranti, supermercati e altri negozi di alimentari che, di norma, scartano frutta e verdura fresche appena ammaccate o un po’ troppo mature, il pane del giorno prima, i cibi in scatola appena scaduti e i piatti pronti, nonchè panini, insalate e addirittura sushi.

Probabilmente la maggior parte delle persone avrebbe una concezione negativa del mangiare i rifiuti e, in molti luoghi, scavare nei bidoni della spazzatura è illegale. Ma i freegans come Josh non sono disperati e stanno bene attenti alla sicurezza alimentare del cibo: sono consapevoli di vivere in un modo anticonformista. Rifiutandosi di conformarsi alle norme culturali che distinguono i rifiuti dagli oggetti “accettabili”, i freegans superano il confine tra comportamento normale e comportamento deviante, rischiando di diventare bersaglio di critiche e di condanne morali. Alcuni vorrebbero rieducarli, altri si interrogano sulle loro motivazioni (sono malati? pazzi? immorali? pigri?) mentre altri ancora vorrebbero punirli.

Procurandosi il cibo come fanno, essi sperano di attirare l’attenzione sulla sfida ambientale lanciata, a loro parere, dalla società dei consumi e si propongono di favorire il cambiamento sociale.

 

 

 

e voi che cosa ne pensate di questo movimento?

 

 

-Aurora

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Mi piace definirmi una sognatrice. Amo l'arte, la storia, la letteratura e la fotografia. Cerco di esprimere ciò che mi frulla in testa scrivendo.

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