Quando si guarda oggi Canevaworld, con un parco acquatico completamente tematizzato, un parco dedicato al cinema, ristoranti-spettacolo e attrazioni che in alcuni casi non si trovano da nessun’altra parte, si potrebbe immaginare che all’origine ci fosse un grande progetto imprenditoriale pensato fin dall’inizio per diventare ciò che vediamo oggi. In realtà è accaduto praticamente il contrario. Canevaworld è nato per stratificazioni, trasformando continuamente ciò che esisteva già e adattandosi ai cambiamenti del turismo, delle mode e del pubblico. Prima di Movieland non c’era nemmeno un parco acquatico; prima del parco acquatico c’erano dei campi da tennis; prima ancora una sala da ballo ricavata dalla cantina di casa. Per comprenderne la storia bisogna quindi partire dalla famiglia Amicabile e, soprattutto, da Alfonso, perché Canevaworld non è stato costruito tutto insieme: è cresciuto quasi un pezzo alla volta.
Dalla casa degli Amicabile a Caneva Sport
La prima fase della storia comincia nel 1965, quando Alfonso Amicabile ricavò sei camere dalla propria abitazione per affittarle ai turisti che frequentavano un Lago di Garda sempre più interessato dalla crescita del turismo. Era l’Italia del miracolo economico, della motorizzazione di massa e dell’aumento progressivo del tempo libero, e proprio la capacità di intercettare questi cambiamenti sarebbe diventata una costante dell’attività della famiglia. Poco dopo, con l’aiuto dell’artista Pino Castagna, la cantina della casa venne trasformata in un’osteria con jukebox chiamata Dancing La Caneva: il nome derivava dalla parola locale utilizzata proprio per indicare la cantina. Con l’affermarsi delle discoteche, anche quel primo locale si trasformò, diventando negli anni Ottanta Caneva Disco. La cosa interessante è che quella vecchia casa non sarebbe semplicemente scomparsa durante l’espansione del complesso: molti anni dopo sarebbe stata nuovamente riconvertita, questa volta nel Rock Star Restaurant.
Nel 1975 arrivò un altro cambiamento. Il tennis stava attraversando in Italia una fase di enorme popolarità e Alfonso decise di costruire sei campi sui terreni circostanti, affiancandoli a due piscine: nacque così Caneva Sport. Quando anche piscine e campi da tennis cominciarono a diffondersi nella zona, serviva però qualcosa di nuovo. La risposta arrivò nel 1982 con Super Splash, il primo acquascivolo della struttura, che segnò il progressivo passaggio da centro sportivo a luogo dedicato soprattutto al divertimento acquatico. È qui che comincia ad apparire uno degli elementi più caratteristici dell’intera storia di Canevaworld: quando comprare una struttura risultava troppo costoso, la famiglia cercava di capire come costruirla o adattarla autonomamente, sviluppando nel tempo una vera cultura progettuale interna basata sull’osservazione, sulla sperimentazione e sul riutilizzo.
Il passaggio decisivo avvenne nel 1984, dopo una visita di Alfonso ad Aqualand di Cap d’Agde, nel sud della Francia. Vedendo quel parco acquatico capì che una struttura simile avrebbe potuto funzionare anche sul Garda, ma i costi apparivano proibitivi. Secondo il racconto contenuto nella sua autobiografia Caneva: la mia storia, Alfonso riuscì a ottenere i progetti del parco francese, ricopiati a mano, pagandoli 15 milioni di lire; quei disegni servirono come punto di partenza, ma vennero adattati e in larga parte realizzati direttamente dalla famiglia. Nel luglio del 1984 aprì così Caneva Sport nella sua nuova forma di parco acquatico sportivo, ancora caratterizzato dalla convivenza tra campi da tennis, piscine e scivoli. Alfonso ricordava che per la sola piscina a onde una società americana aveva chiesto circa un miliardo di lire: con una cifra simile, gli Amicabile riuscirono invece a costruire praticamente l’intero parco, comprendendo piscine, scivoli, lagune per bambini, pavimentazioni, illuminazione, bar e parcheggio.
Il successo fu rapido: nell’arco di circa cinque anni le presenze stagionali passarono da 50.000 a circa 300.000 e Caneva dovette continuare ad allargarsi, inglobando nuovi terreni e sostituendo progressivamente le strutture precedenti. Persino i campi da tennis che avevano determinato la nascita di Caneva Sport finirono per scomparire quando lo spazio divenne necessario per il parco acquatico. La crescita, tuttavia, non fu sempre lineare. Alfonso tentò di espandersi anche attraverso una discoteca a Verona, un secondo parco acquatico a Inzago e Caneva Production, società dedicata alla costruzione di acquascivoli; una serie di problemi economici e mancati pagamenti portò però la famiglia vicino alla bancarotta, costringendola a cedere le attività esterne e a concentrare nuovamente tutte le energie sul complesso originario di Lazise. È un passaggio importante perché anticipa una dinamica che ritornerà più avanti con Movieland: Canevaworld è cresciuto molto, ma ha anche rischiato più volte di non farcela.
Dagli Stati Uniti alla trasformazione di Caneva
Negli anni Novanta entrò sempre più attivamente nell’impresa Fabio Amicabile, figlio di Alfonso. Il passaggio generazionale non rappresentò però una rottura: Fabio ereditò soprattutto il metodo del padre, cioè viaggiare, osservare ciò che funzionava altrove, comprenderne il principio e poi cercare un modo per reinterpretarlo a Lazise con le risorse disponibili. I viaggi negli Stati Uniti divennero in questo senso fondamentali. Nei parchi acquatici americani Fabio vide qualcosa che in Italia era ancora relativamente raro: non semplicemente piscine e scivoli, ma ambienti costruiti per dare l’impressione di trovarsi altrove. Caneva iniziò così a trasformarsi progressivamente nella laguna tropicale che conosciamo oggi, ispirandosi anche all’atmosfera di Disney’s Typhoon Lagoon. Il coordinamento scenografico venne affidato a Francesco Selleri e comparvero rocce artificiali, capanne, vegetazione, sabbia bianca, ambientazioni caraibiche e una musica studiata per accompagnare l’esperienza senza interromperla con radio e pubblicità invasive.
Anche l’intrattenimento dal vivo, che oggi associamo soprattutto a Movieland, era già presente nel parco acquatico: nel 1991 venne introdotto uno spettacolo di tuffi acrobatici, nel 1995 la piscina a onde ospitava uno show ispirato a Baywatche nel 1997 il palaghiaccio proponeva uno spettacolo sul modello di Holiday on Ice. Alcune di quelle stesse strutture furono successivamente smontate o riconvertite: la piattaforma dei tuffi divenne parte di un nuovo complesso di acquascivoli e un bacino utilizzato per gli show acquatici sarebbe stato recuperato per il futuro spettacolo di Rambo. Anche qui emerge la stessa logica: a Canevaworld quasi nulla sembra essere considerato definitivamente concluso, perché uno spazio può cambiare funzione più volte seguendo le necessità del momento.
Fu proprio in questa fase che Fabio cominciò a sperimentare con forme di intrattenimento ancora più complesse. Dopo aver visto a Orlando il Medieval Times Dinner & Tournament, la famiglia decise di adattarne il principio al pubblico italiano trasformando il vecchio palaghiaccio in un castello con arena. Nel 1997 aprì Medieval Times, nel quale la cena viene consumata mentre quattro cavalieri si affrontano all’interno di una vera rappresentazione teatrale ed equestre. All’inizio il pubblico faticò persino a comprendere cosa fosse: non era propriamente un ristorante, ma neppure semplicemente uno spettacolo. In alcune serate gli spettatori erano così pochi che, secondo il racconto familiare, gli stessi Amicabile si distribuivano tra i posti dell’arena per farla apparire meno vuota. Una volta spiegato e pubblicizzato meglio il format, però, l’esperimento cominciò a funzionare, arrivando secondo la biografia di Alfonso a circa 50.000 clienti annui.
L’anno successivo toccò alla vecchia Caneva Disco. Fabio era rimasto affascinato dagli Hard Rock Café americani e tentò inizialmente di ottenere l’autorizzazione per utilizzare il marchio, ma il progetto non venne approvato. Invece di abbandonare l’idea, nel 1998 aprì Rock Star Restaurant, costruendo autonomamente un locale ispirato all’America e al rock, con jukebox, cimeli musicali, sedie a forma di chitarra e ristorazione in stile statunitense. Anche in questo caso non si trattava semplicemente di aggiungere un posto dove mangiare: Medieval Times e Rock Star furono quasi dei laboratori attraverso cui Fabio poté verificare che anche in Italia esisteva un pubblico disposto a pagare non soltanto per un servizio, ma per un’esperienza tematizzata.
Il sogno di Hollywood diventa Movieland
Il progetto più ambizioso rimaneva però un altro: costruire un parco ispirato agli studios cinematografici americani. In Italia, all’inizio degli anni Duemila, una cultura dei parchi dedicati al cinema sul modello degli Universal Studios era ancora poco sviluppata e realizzare una struttura simile significava affrontare costi importanti senza poter contare sulle risorse economiche e sulle grandi licenze cinematografiche delle multinazionali statunitensi. Con l’aiuto di un esperto di effetti speciali proveniente dagli Universal Studios, Fabio iniziò comunque a progettare una nuova area accanto al parco acquatico, nella quale set, stuntman, effetti speciali e attrazioni avrebbero dovuto trasformare il cinema in un’esperienza fisica.
Nel 2001 cominciarono i lavori per lo spettacolo dedicato a Rambo, che sfruttava anche una parte delle strutture precedentemente utilizzate dal parco acquatico. Nel 2002 il progetto venne presentato come Mister Movie Studios, mentre dal 2003 il pubblico poté visitare un vero parco cinematografico, destinato negli anni a cambiare più volte denominazione fino all’attuale Movieland – The Hollywood Park. Rambo divenne rapidamente uno dei suoi simboli: molti visitatori raggiungevano Caneva appositamente per assistere allo spettacolo, interpretato inizialmente da Romano Sommadossi, stuntman noto anche per la somiglianza con Sylvester Stallone e successivamente divenuto presentatore dello show. Oggi l’esperienza continua come U.S. Army Stunt Show, ma l’arena conserva ancora molto dell’impostazione originaria.
Anche altre attrazioni nacquero guardando agli studios americani, ma questo non significò realizzarne semplicemente delle copie. Magma, per esempio, riprese il principio del tour attraverso set ed effetti speciali, ma lo trasformò in un percorso a bordo di camion militari realmente guidati da stuntman, introducendo soluzioni progettate internamente. Molte installazioni vennero costruite recuperando componenti meccaniche acquistate da altri parchi, modificandole e inserendole in esperienze completamente differenti. Quello che inizialmente era soprattutto un modo per contenere i costi finì quindi per diventare uno dei tratti distintivi di Movieland: l’impossibilità di competere economicamente con Disney o Universal costrinse la famiglia a puntare maggiormente sull’inventiva, sul riutilizzo e sulla progettazione interna.
Il processo di crescita fu graduale. Nel 2002 l’offerta era sostanzialmente rappresentata dal solo Rambo Action Show; nel 2003 Movieland poteva essere considerato ancora un parco da mezza giornata, mentre già nel 2004 l’aggiunta di nuove attrazioni aveva allungato considerevolmente la visita. Dal 2006 l’offerta divenne sufficientemente articolata da trasformarlo in un vero parco full day. Negli anni successivi la struttura ha continuato a espandersi puntando sempre di più su esperienze nelle quali il visitatore non viene semplicemente trasportato da un veicolo, ma diventa parte dell’azione: Kitt SuperJet, Magma, Pangea, Antares, Holmes Hotel, Disaster e, più recentemente, K6 rappresentano bene questa particolare direzione progettuale.
Una seconda crisi e la scelta di non vendere il sogno
La crescita, però, richiese investimenti sempre maggiori. I mutui contratti a partire dal 2007 portarono l’esposizione complessiva fino a circa 20 milioni di euro e, tra il 2012 e il 2014, la famiglia Amicabile si trovò nuovamente in una situazione estremamente difficile. In quegli stessi anni l’intero settore italiano dei parchi attraversava una fase complicata e Canevaworld arrivò ancora una volta vicino al fallimento. Nella fase più critica Merlin Entertainments valutò l’acquisizione del complesso; alcune ricostruzioni circolate tra gli appassionati hanno sostenuto che il progetto avrebbe comportato anche la chiusura di Movieland, ma questa parte della vicenda rimane basata su indiscrezioni non confermate e va quindi considerata con prudenza. Ciò che emerge con maggiore solidità dalle fonti è che Fabio non accettò una soluzione che non garantisse la tutela del parco e, con il sostegno di alcuni istituti bancari, avviò una profonda riorganizzazione dell’impresa.
Negli anni successivi la riduzione dei costi e lo sviluppo di attrazioni originali permisero di aumentare i ricavi e iniziare a ridurre il debito, portando Movieland in una nuova fase di espansione. È probabilmente qui che si comprende meglio perché la storia di Canevaworld sia diversa da quella di molti altri grandi parchi europei. Ancora oggi il complesso appartiene a quella ristretta categoria di grandi realtà dell’intrattenimento europeo rimaste legate alla famiglia fondatrice, mentre buona parte del settore è ormai controllata da grandi gruppi industriali e finanziari. Fabio stesso ha raccontato di aver svolto nel corso degli anni mansioni estremamente diverse, dall’autista dei camion e dei motoscafi delle attrazioni fino al pizzaiolo, continuando a occuparsi direttamente di progettazione, marketing, acquisti, ristorazione e sviluppo.
Oggi Canevaworld è quindi il risultato di più di sessant’anni di trasformazioni. La casa che accoglieva i primi turisti è diventata parte di un grande complesso; la cantina è passata da osteria a discoteca e infine a ristorante tematizzato; i campi da tennis hanno lasciato spazio alle piscine; il centro sportivo è diventato un parco acquatico; il palaghiaccio si è trasformato in un’arena medievale e gli spettacoli acquatici hanno contribuito materialmente alla nascita di Movieland. Nel frattempo quello che nel 2002 era poco più di uno stunt show è diventato un parco capace di occupare un’intera giornata e di continuare ancora oggi a sostituire, trasformare e reinventare le proprie attrazioni.
Ed è forse proprio questa continua capacità di non affezionarsi troppo alla forma presente delle cose a spiegare meglio di qualsiasi altra caratteristica la storia di Canevaworld. Non esiste un momento nel quale qualcuno abbia progettato sulla carta tutto ciò che sarebbe venuto dopo: ogni fase è nata dalla precedente, spesso riutilizzandone letteralmente gli spazi e correggendone gli errori. Alfonso trasformò una casa e una cantina seguendo il cambiamento del turismo italiano; Fabio prese quel metodo e lo portò verso la tematizzazione, la ristorazione-spettacolo e infine il cinema.
Il motto scelto per sintetizzare questa filosofia, «Sogna, pensa, fai», alla fine sembra quasi una cronologia in tre parole: prima immaginare qualcosa che ancora non esiste, poi trovare il modo concreto di realizzarlo e infine provare a costruirlo, anche quando non si hanno necessariamente i mezzi di chi è più grande.
È più o meno così che una cantina sul Lago di Garda è arrivata, parecchi decenni dopo, fino a Hollywood.
Qui Sara Scrive, passo e chiudo!
Di seguito vi consiglio alcuni approfondimenti su Canevaworld e Movieland:
MOVIELAND – The Story of the Hollywood Park! [Il documentario] | il_Salvo
Approfondimento francese su Movieland e l’ingegno della famiglia Amicabile




