Quando si parla di Canevaworld è facile pensare immediatamente a Movieland oppure a Caneva Aquapark, quasi fossero due realtà indipendenti che casualmente condividono lo stesso territorio. In realtà, il modo più corretto per comprenderne l’identità è osservare l’intero complesso come il risultato di un unico percorso imprenditoriale, quello della famiglia Amicabile, che nel corso degli anni ha trasformato un’attività nata attorno all’intrattenimento e all’acqua in un vero polo turistico e ricreativo. Oggi Canevaworld occupa complessivamente circa 280.000 metri quadrati a Lazise, sul Lago di Garda, e riunisce i due parchi, ristoranti tematizzati come Medieval Times, Rock Star Restaurant e Safari Pizza e altri spazi dedicati alla ristorazione e all’intrattenimento. Il divertimento, quindi, non termina necessariamente quando si esce dai cancelli di un parco, ma può proseguire attraverso esperienze differenti durante l’intera giornata.
Ed è probabilmente proprio questa la caratteristica che rende Canevaworld interessante nel panorama italiano. Il moderno parco divertimenti tende sempre meno a essere una semplice raccolta di attrazioni e sempre più una destinazione, capace di combinare esperienze differenti e complementari. Canevaworld lo fa attraverso tre identità molto diverse: il mondo tropicale e acquatico di Caneva, quello cinematografico di Movieland e una serie di locali tematizzati che trasformano anche la cena in una forma di spettacolo. Dietro questa varietà esiste però una continuità precisa: la crescita graduale di un’impresa familiare che ha sperimentato formule diverse, adattandosi continuamente al mercato e costruendo nel tempo un proprio modo di intendere l’intrattenimento.
Due parchi, due modi completamente diversi di creare un mondo
Caneva Aquapark è costruito intorno all’immaginario dell’isola tropicale e caraibica. L’obiettivo non è semplicemente circondare gli scivoli con qualche palma, ma far dimenticare per qualche ora al visitatore di trovarsi sul Lago di Garda attraverso spiagge di sabbia, vegetazione, lagune, rocce artificiali e ambientazioni avventurose. Shark Bay richiama una grande baia tropicale, Pirates Lagoon utilizza l’immaginario dei pirati, mentre altre zone giocano con vulcani, paesaggi artici e scenari esotici. Non esiste una singola trama che unisca l’intero parco: è piuttosto il mondo della vacanza tropicale a costituire il tema generale. Parksmania ha sottolineato come questa impostazione abbia guardato, almeno in parte, al modello di Disney’s Typhoon Lagoon e come Caneva sia stato tra i primi parchi acquatici italiani a investire in maniera così decisa nella tematizzazione.
Movieland segue una logica completamente diversa. Il tema è il cinema, ma non nel senso di un parco nel quale vengono semplicemente collocate attrazioni dedicate a film famosi. L’idea è quella di entrare simbolicamente in un grande studio cinematografico, attraversare set, incontrare performer, assistere a stunt show e vivere situazioni riconducibili ai diversi generi: horror, fantascienza, azione, catastrofico, avventura, western e spionaggio. La matrice dei parchi-studio americani è evidente, ma Movieland ha sviluppato nel tempo una propria identità proprio attraverso una caratteristica che inizialmente poteva sembrare un limite: non possedere il catalogo di proprietà intellettuali dei grandi gruppi internazionali.
Non potendo basare l’intero parco su franchise cinematografici ufficiali, Canevaworld è stato infatti costretto a inventare. Attrazioni, spettacoli e ambientazioni possono richiamare generi cinematografici estremamente riconoscibili senza riprodurre necessariamente un singolo film, mentre produzioni come Medusa, Overdrive, U.S. Army e Holmes Hotel sono state sviluppate internamente. È un approccio che rende Movieland piuttosto particolare: il cinema diventa un contenitore praticamente inesauribile, perché permette di passare continuamente da un genere all’altro senza essere vincolati a un unico universo narrativo.
Anche la parte dedicata alla ristorazione segue la stessa filosofia generale della tematizzazione, pur senza possedere un tema unitario. Medieval Times costruisce un’intera esperienza intorno a un torneo cavalleresco consumato durante la cena; Rock Star Restaurant richiama l’America e la cultura del rock; Safari Pizza utilizza giungla, vegetazione, cascate e animali animatronici. Persino i locali dedicati ai cocktail giocano con atmosfere tiki e caraibiche. Non abbiamo quindi un unico resort tematizzato secondo una sola storia, ma una successione di mondi differenti accomunati dall’idea che anche mangiare, bere o trascorrere la serata possano diventare parte dell’esperienza.
Movy, Frizzy e l’importanza delle persone
Questa costruzione dell’identità passa anche attraverso mascotte e personaggi originali. Caneva Aquapark è rappresentato da Frizzy, una goccia d’acqua antropomorfa pensata soprattutto per il pubblico infantile, mentre Movieland ha Movy e Movyola. Movy, piccolo extraterrestre con una testa che richiama uno schermo, venne creato nel 2017 dall’illustratore Lorenzo De Pretto, già autore del redesign di Prezzemolo per Gardaland nel 1993. È quindi anche un curioso collegamento artistico tra due importanti realtà del Lago di Garda.
Movieland possiede inoltre una propria sigla, Movieland luci, camera, azione!, interpretata da Giorgio Vanni nel 2018, e negli anni ha sviluppato un rapporto molto stretto con la cultura cosplay. Tutto questo, però, diventa particolarmente interessante se lo si collega alla componente forse più caratteristica del parco: la presenza umana.
Stuntman, attori, presentatori, ballerini, cantanti e animatori non costituiscono semplicemente un’aggiunta alle attrazioni, ma una parte della tematizzazione stessa. Una scenografia rimane inevitabilmente identica; un performer, invece, può parlare con il pubblico, improvvisare, reagire e modificare almeno in parte l’esperienza. Movieland recupera quindi, attraverso il linguaggio del cinema contemporaneo, qualcosa che appartiene in realtà alle origini più antiche dei luoghi del divertimento: prima ancora delle grandi attrazioni meccaniche, fiere e giardini del piacere erano popolati da attori, acrobati, musicisti e artisti capaci di trasformare lo spazio attraverso la propria presenza.
La filosofia di Caneva: il visitatore deve partecipare
È qui che, secondo me, emerge la parte più interessante dell’identità di Canevaworld. Per comprenderlo davvero non basta stabilire quali attrazioni siano più belle o quali tecnologie utilizzi: bisogna capire che tipo di rapporto vuole costruire con il visitatore.
La parola chiave sembra essere partecipazione.
A Movieland il pubblico non dovrebbe limitarsi a guardare il cinema, ma essere coinvolto abbastanza da avere l’impressione di entrarci dentro. Christian Seminara, parlando dell’evoluzione del parco, ha spiegato proprio come l’obiettivo sia quello di rendere gli ospiti protagonisti e come la necessità di liberarsi dalla dipendenza dai diritti cinematografici abbia favorito la creazione di produzioni originali e «made in Movieland».
Questa filosofia influenza persino il modo in cui vengono progettate alcune attrazioni. In molti grandi parchi il modello dominante punta a massimizzare il flusso: si entra in coda, si raggiunge velocemente il veicolo, si vive un’esperienza di pochi minuti e si lascia spazio al gruppo successivo. A Movieland molte esperienze sono invece relativamente lunghe, comprendono preshow, interazioni, gruppi, attori e momenti narrativi. Il tempo trascorso all’interno dell’attrazione diventa esso stesso parte dell’attrazione.
La stessa impostazione emerge in una serie di scelte apparentemente secondarie. Il parco utilizza frequentemente italiano e inglese per rendere comprensibili almeno gli elementi fondamentali dell’esperienza anche agli stranieri; dispone di numerosi punti fotografici liberamente utilizzabili e gli incontri con performer e personaggi non sono costruiti necessariamente attorno all’obbligo di acquistare una fotografia professionale. La foto può rimanere semplicemente una foto scattata con il proprio telefono. Nei commenti raccolti sotto alcune interviste alla proprietà ritorna spesso proprio questa percezione di una “dimensione umana”, nella quale il visitatore si sente maggiormente ospite che consumatore; naturalmente si tratta di giudizi soggettivi e non di prove oggettive sulla qualità del servizio, ma è significativo che persone differenti individuino spontaneamente lo stesso tratto.
Il caso più evidente riguarda però le code. Canevaworld non utilizza un sistema a pagamento per saltarle e Fabio Amicabile ha spiegato questa scelta attraverso un principio molto semplice: non creare clienti di Serie A e clienti di Serie B. Tutti hanno acquistato il proprio ingresso e dovrebbero quindi possedere lo stesso diritto di accesso alle attrazioni. In un mercato nel quale Fast Pass, Express e Priority sono diventati una fonte importante di ricavi aggiuntivi, è una posizione piuttosto particolare.
La questione non viene presentata soltanto come scelta etica, ma anche come problema economico. Se il gestore vende un servizio che acquista valore proprio quando la fila normale diventa più lunga, si crea almeno potenzialmente un contrasto tra ciò che desidera il visitatore — aspettare meno — e ciò che rende appetibile il prodotto aggiuntivo. Questo non significa, naturalmente, che i parchi dotati di accessi prioritari provochino deliberatamente le code: il testo stesso mette in guardia da una conclusione tanto semplicistica. Il punto riguarda piuttosto la struttura dell’incentivo. Canevaworld sceglie di non monetizzare direttamente l’attesa e deve quindi cercare di affrontarla come un problema operativo, lavorando sulla capacità e sull’organizzazione delle partenze.
Naturalmente dietro questa decisione esistono anche ragioni gestionali: Movieland è relativamente contenuto e molte delle sue esperienze hanno cicli lunghi, preshow e capacità orarie differenti da quelle di un grande coaster o di una dark ride a flusso continuo. Un accesso prioritario sarebbe quindi più difficile da integrare senza alterare il funzionamento complessivo della giornata. Ma è interessante che da una necessità gestionale sia derivato anche un elemento dell’identità del parco: l’idea che, una volta entrati, gli ospiti debbano condividere sostanzialmente le stesse possibilità.
Forse è proprio questo che rende Canevaworld un caso particolare. Non possiede le dimensioni, le risorse economiche o le proprietà intellettuali dei maggiori gruppi internazionali, ma ha trasformato molti di questi limiti in un proprio metodo creativo: costruire internamente, sperimentare, utilizzare le persone come parte dello spettacolo, inventare storie quando non si possono acquistare licenze e cercare di mantenere una relazione relativamente diretta tra proprietà, personale e pubblico.
Canevaworld è quindi difficile da ridurre alla semplice formula «Movieland più Caneva Aquapark». È piuttosto un progetto familiare cresciuto per stratificazioni, nel quale acqua, cinema, ristorazione, spettacolo e partecipazione del pubblico sono diventati nel tempo parti differenti della stessa idea di intrattenimento.
Ed è forse proprio la sua dimensione meno industriale e più artigianale, con tutti i pregi e i limiti che inevitabilmente comporta, a rappresentare ancora oggi una delle sue caratteristiche più riconoscibili.
Qui Sara Scrive, passo e chiudo!
Caneva: la mia storia di Alfonso Amicabile, 2024. È il libro autobiografico del fondatore di Canevaworld, scritto sulla base dei suoi ricordi e ricco anche di fotografie storiche. Al momento non risulta distribuito online, ma è acquistabile nei punti vendita del parco.
MOVIELAND – The Story of the Hollywood Park! [Il documentario] | il_Salvo
Approfondimento francese su Movieland e l’ingegno della famiglia Amicabile




