Da quando ho iniziato a occuparmi seriamente di parchi divertimento, una delle domande che mi sono posta più spesso è stata apparentemente molto semplice: come si studia un parco? Non come lo si visita, non come si organizza una giornata per riuscire a fare più attrazioni possibili, ma proprio come lo si studia se l’obiettivo è ricostruirne la storia, comprenderne l’identità e arrivare a raccontarlo con un minimo di criterio.
La risposta, almeno per quanto mi riguarda, è stata molto meno immediata di quanto pensassi. Sono abituata alla ricerca storica tradizionale, nella quale esistono bibliografie, monografie, archivi e una certa gerarchia delle fonti. Se studio un argomento storico posso partire dalla letteratura scientifica, risalire alle fonti primarie, confrontare documenti, libri e testimonianze e inserirmi, bene o male, all’interno di una tradizione di studi già consolidata. Nel mondo dei parchi divertimento questo percorso esiste, soprattutto a livello internazionale, ma è molto più frammentario, e in Italia lo diventa ancora di più. Esistono studi sul turismo, sull’economia dell’esperienza, sull’architettura, sul marketing, sulla progettazione delle attrazioni e sulla psicologia del visitatore, ma quando si cerca di ricostruire, per esempio, la storia precisa di un’attrazione italiana scomparsa vent’anni fa, ci si accorge rapidamente che bisogna trasformarsi contemporaneamente in storici, giornalisti, archivisti e investigatori.
La difficoltà nasce anche dal fatto che sotto la definizione di “parco” convivono strutture profondamente diverse. La stessa AssoParchi, organizzazione nazionale di riferimento del comparto italiano, comprende oggi parchi tematici, acquatici, zoo, acquari, parchi avventura e attrazioni esperienziali.¹ Questo significa che non può esistere un unico metodo identico per analizzare qualsiasi struttura. Studiare un grande parco tematico significa occuparsi di architettura, scenografia, attrazioni, storytelling, spettacoli, flussi, ristorazione, ospitalità e turismo; per un parco prevalentemente meccanico avrà invece un peso maggiore l’evoluzione delle attrazioni e dei costruttori; in un parco faunistico entreranno inevitabilmente in gioco anche la divulgazione, il rapporto con gli animali e la conservazione. Più che cercare di forzare tutti questi luoghi all’interno dello stesso schema, penso quindi che il primo passo debba essere capire che cosa sia realmente il parco che stiamo osservando e quale sia la sua identità prevalente.
In Italia, una delle fonti che utilizzo più spesso e che personalmente apprezzo moltissimo è Parksmania. Per chi comincia oggi a interessarsi all’argomento può sembrare semplicemente una testata specializzata sui parchi, ma in realtà la sua storia è importante proprio per comprendere il problema delle fonti. Il progetto nasce nell’agosto del 1997 per iniziativa di Roberto Canovi con il sito amatoriale Parchi di divertimento nel mondo, ospitato su Geocities e costruito sulla base delle esperienze maturate durante circa dieci anni di viaggi nei parchi europei e statunitensi. Secondo la ricostruzione pubblicata dalla stessa Parksmania, fu il primo sito web in lingua italiana dedicato specificamente al mondo dei parchi divertimento. Nel 1999 nacque Parksmania Club e negli anni successivi il progetto sviluppò rapporti con numerosi parchi, partecipò a conferenze stampa e iniziative del settore e si trasformò progressivamente nella testata specializzata che conosciamo oggi.²
Per me il valore di Parksmania non sta soltanto nel fatto che vi si possano trovare informazioni, ma soprattutto nel tempo che il suo archivio riesce a coprire. Quando sto ricostruendo la storia di Gardaland, Mirabilandia, CanevaWorld o di un’altra realtà italiana, mi capita continuamente di arrivare a vecchi articoli di Parksmania pubblicati quando gli eventi di cui sto scrivendo erano ancora contemporanei. In quel caso non sto leggendo soltanto una ricostruzione fatta oggi: sto entrando, almeno in parte, nella percezione che il settore aveva in quel momento.
Un esempio che rende bene l’idea è un filmato realizzato durante il primo raduno ufficiale di Parksmania Club a Gardaland, il 26 luglio 1999, successivamente recuperato dall’archivio della testata. Il video mostra Jungle Rapids nella stagione della sua inaugurazione ufficiale, Tunga appena trasformato dal precedente Safari Africano e attrazioni allora relativamente recenti come Blue Tornado e Space Vertigo.³ Per chi vuole studiare la storia del parco, quel filmato non è semplicemente un vecchio video nostalgico: è una fonte iconografica. Permette di osservare come apparivano realmente le attrazioni, quali scenografie fossero presenti, quanto fosse sviluppata la vegetazione, quali parti siano state modificate e persino come il pubblico interagisse con quegli spazi.
Naturalmente questo non significa che tutto ciò che si legge su una testata specializzata debba essere accettato automaticamente come verità. Anzi, proprio perché utilizzo spesso Parksmania, cerco sempre di distinguere la natura dei materiali che trovo. Un articolo pubblicato nel 2001 per annunciare un’attrazione è diverso da una ricostruzione storica scritta venticinque anni dopo; una recensione è diversa da un comunicato stampa; un’intervista è diversa da una notizia; un’indiscrezione della comunità di appassionati è ancora un’altra cosa. Il valore di una fonte dipende anche dalla domanda che le stiamo facendo.
Questo principio diventa ancora più evidente quando si utilizzano forum e community. Un’altra realtà che consulto è ParksPlanet, che oggi non è soltanto una comunità di appassionati ma comprende un blog, un podcast e la ParksPlanet Academy, presentata come la prima accademia italiana specificamente dedicata al mondo dei parchi divertimento, con corsi, webinar, workshop, visite didattiche e attività a contatto con professionisti e aziende del settore.⁴ Trovo molto interessante questa evoluzione perché dimostra che in Italia sta progressivamente nascendo qualcosa che per molto tempo è mancato: un tentativo di trasformare la passione per i parchi anche in formazione strutturata, mettendo insieme progettazione, operations, tematizzazione, storytelling, tecnologia e gestione.
La stessa Themed Entertainment Association, a livello internazionale, rende evidente quanto questo settore sia intrinsecamente multidisciplinare: tra le competenze rappresentate dall’associazione compaiono storytelling, design, economia, logistica, architettura, costruzione e produzione.⁵ Questo è forse uno dei motivi per cui studiare un parco è così complicato. Non basta conoscere la storia delle montagne russe, così come non basta conoscere Disney. Un parco è contemporaneamente un’impresa, uno spazio architettonico, una destinazione turistica, un luogo dello spettacolo, un insieme di infrastrutture tecniche e un prodotto culturale.
Per questo ascolto spesso anche podcast dedicati ai parchi, soprattutto quando affrontano la genesi delle attrazioni, le scelte progettuali o le persone che hanno lavorato dietro le quinte. ParksPlanet, ad esempio, definisce il proprio podcast come un progetto documentario dedicato alle attrazioni e alle aree tematiche, con approfondimenti narrativi, tecnici e storici sulla loro costruzione, sulle difficoltà ingegneristiche e sui professionisti che le hanno ideate.⁶ Un’intervista audio di un’ora con uno scenografo o con un progettista può contenere informazioni che non sono mai state messe per iscritto da nessuna parte, e proprio per questo considero podcast, video e documentari fonti a tutti gli effetti, a condizione naturalmente di citarli come tali e di sottoporli allo stesso spirito critico che utilizzeremmo davanti a un documento scritto.
In particolare, le interviste rappresentano per me uno degli strumenti più preziosi. Se voglio sapere perché un’attrazione è stata costruita in un certo modo, chi meglio del progettista può raccontarmelo? Se voglio ricostruire le prime stagioni di un parco, una testimonianza del fondatore, di un direttore o di chi lavorava al suo interno può fornirmi dettagli che nessun comunicato stampa ha conservato. Ma anche qui bisogna stare attenti: una testimonianza orale non è una registrazione incontaminata del passato. Le persone ricordano, interpretano, possono sbagliare una data o sovrapporre episodi avvenuti in momenti differenti. Proprio per questo, quando trovo una dichiarazione particolarmente importante, cerco sempre di verificare se esistano fotografie, articoli contemporanei, documenti societari o altre testimonianze capaci di confermarla o almeno di contestualizzarla.
In fondo è lo stesso metodo che utilizziamo normalmente nella ricerca storica: le fonti non devono soltanto essere raccolte, devono dialogare tra loro.
Se il sito ufficiale di un parco racconta che una determinata idea nacque in un certo modo e, anni dopo, un familiare del fondatore fornisce una versione leggermente diversa, non credo che il compito di chi scrive sia necessariamente scegliere una delle due e cancellare l’altra. Molto spesso la risposta più corretta è dichiarare che esistono due ricostruzioni, spiegare da dove provengono e cercare altre prove. A volte la contraddizione stessa è interessante, perché ci mostra come la memoria di un parco venga costruita e modificata nel corso del tempo.
Una fonte ufficiale, del resto, rimane indispensabile ma non è neutrale. Il sito di un parco racconta la propria storia nel modo in cui il parco vuole raccontarsi; un comunicato stampa nasce per promuovere una novità; una brochure seleziona ciò che l’azienda desidera mettere in evidenza. Sono documenti preziosissimi, ma bisogna leggerli sapendo perché sono stati prodotti. Allo stesso modo, un forum di appassionati non può dimostrare da solo che una voce fosse vera, ma può essere straordinariamente utile per capire che cosa pensassero gli appassionati in quel momento. Se nel 2005 decine di utenti discutevano della possibile rimozione di un’attrazione, quella discussione non dimostra che la rimozione fosse realmente programmata; dimostra però che quella voce circolava e che la comunità reagiva in un determinato modo.
Questo tipo di distinzione diventa fondamentale perché i parchi divertimento appartengono alla storia recente, e una parte enorme della loro memoria è nata direttamente online. Forum, siti amatoriali, fotografie digitali, video caricati su YouTube, vecchi blog e pagine web possono contenere materiale che non è mai entrato in un archivio tradizionale. Alcune di queste pagine, dopo vent’anni, non esistono nemmeno più. Per questo può diventare necessario ricorrere a Internet Archive, recuperare versioni precedenti dei siti o lavorare su copie personalmente conservate. Anche l’archivio digitale, quindi, entra inevitabilmente nel metodo.
C’è però un’altra componente che considero altrettanto importante e che nessuna quantità di documentazione può sostituire completamente: bisogna andare nei parchi.
Per me studiare un parco senza visitarlo sarebbe un po’ come studiare un edificio soltanto attraverso la pianta. Posso comprenderne la struttura, ma mi manca il modo in cui quello spazio viene realmente vissuto. Una fotografia può mostrarmi una scenografia, ma non mi dice necessariamente che cosa vedo prima di arrivarci, quale musica sento, quanto tempo impiego per raggiungerla, quali odori provengono dal ristorante accanto, dove cade il mio sguardo entrando nella piazza o quanto una montagna artificiale riesca davvero a nascondere il capannone che si trova alle sue spalle.
Il parco è innanzitutto un’esperienza spaziale e temporale.
Ed è per questo che, quando posso, vorrei cercare di visitare la stessa struttura più volte e soprattutto in modi differenti. Non soltanto perché una seconda visita permette di notare dettagli sfuggiti durante la prima, ma perché mi sono resa conto che il parco cambia a seconda di chi siamo quando lo attraversiamo.
Visitare Gardaland con un gruppo di amici non è la stessa cosa che andarci in coppia. Visitarlo con dei bambini non è la stessa cosa che percorrerlo da adulti senza figli. Andarci completamente da soli produce ancora un’esperienza differente, perché improvvisamente non dobbiamo negoziare con nessuno quale attrazione fare, quando mangiare o quanto tempo dedicare a una scenografia. Possiamo fermarci, osservare, tornare indietro e perfino sederci mezz’ora semplicemente per guardare che cosa fanno gli altri visitatori.
Non considero questa differenza soltanto una mia impressione. Gli studi sul turismo hanno evidenziato come la compagnia con cui si viaggia possa incidere sulla costruzione dell’esperienza memorabile, sul benessere percepito e sui comportamenti successivi alla visita. Una ricerca di Sera Vada, Catherine Prentice, Sebastian Filep e Brian King, condotta su 430 persone, ha riscontrato differenze tra chi viaggiava con familiari o amici e chi viaggiava da solo.⁷ Più recentemente, uno studio specificamente dedicato ai parchi tematici ha analizzato recensioni di Disneyland California proprio dal punto di vista della compagnia di viaggio, partendo dall’idea che l’esperienza del visitatore possa essere influenzata dalle persone con cui la vive.⁸
Per questo, se l’obiettivo è davvero conoscere un parco nel modo più completo possibile, trovo utile cercare deliberatamente punti di vista differenti. Una visita con la famiglia permette di comprendere esigenze che da sola potrei ignorare completamente: limiti di altezza, necessità dei bambini, pause, servizi, bagni, aree gioco, ristorazione e capacità del parco di intrattenere contemporaneamente generazioni differenti. Una visita con amici può far emergere maggiormente la componente sociale e adrenalinica. Una visita in coppia può modificare il modo in cui si vivono spettacoli, ristoranti ed eventi serali. Una visita solitaria, invece, per me potrebbe diventare quella più analitica, perché permette di dedicare tutto il tempo necessario all’osservazione.
Naturalmente non significa che, per scrivere seriamente di Disneyland Paris, una persona debba visitarlo quindici volte in tutte le combinazioni sociali possibili. Sarebbe irrealistico. Significa semplicemente essere consapevoli che la nostra esperienza non coincide automaticamente con l’esperienza universale del pubblico. Se ho visitato un parco una volta, in agosto, con tre amici appassionati di roller coaster, posso raccontare perfettamente quella visita; devo però fare attenzione prima di trasformarla in un giudizio assoluto sul funzionamento del parco per una famiglia con due bambini di cinque anni.
Da questo punto di vista trovo molto interessanti anche le associazioni internazionali che organizzano viaggi specificamente dedicati ai parchi. L’American Coaster Enthusiasts, fondata attorno alla passione per i roller coaster e oggi impegnata anche nella loro conservazione e documentazione, organizza eventi e itinerari durante i quali gli appassionati visitano più strutture e possono confrontarle direttamente.⁹ Nel 2026 ACE ha organizzato persino un viaggio dedicato ai parchi italiani, includendo nel programma Gardaland, Mirabilandia, MagicLand e una visita allo stabilimento Zamperla.¹⁰ Mi piace molto l’idea che dietro questo tipo di iniziative non ci sia soltanto il desiderio di “collezionare coaster”, ma anche una forma di conoscenza costruita attraverso il confronto diretto: più parchi vediamo, più impariamo a riconoscere ciò che rende particolare ciascuno di essi.
Il confronto, infatti, è fondamentale. Una dark ride può sembrarmi incredibile finché non ne ho viste altre dieci; allo stesso modo posso considerare normale una determinata gestione delle code finché non entro in un parco che affronta lo stesso problema in maniera completamente diversa. Visitando strutture differenti si educa progressivamente lo sguardo, esattamente come succede quando si studia arte, architettura o cinema. Più opere conosciamo, più siamo capaci di collocare quella che abbiamo davanti all’interno di una tradizione e di comprendere ciò che possiede di originale.
Credo quindi che l’esperienza diretta debba essere considerata una fonte, ma una fonte particolare. Va registrata e contestualizzata. Quando studio un parco vorrei sempre annotare almeno la data della visita, il periodo dell’anno, l’evento stagionale eventualmente in corso, il livello approssimativo di affluenza e qualsiasi situazione eccezionale che possa aver condizionato l’esperienza. Un sabato di ottobre durante Halloween e un mercoledì di maggio possono restituire due immagini quasi opposte dello stesso luogo.
Lo stesso discorso vale per il tempo storico. Questo è forse il problema più grande di tutti: un parco divertimenti non è mai veramente finito.
A differenza di molti monumenti che studiamo soprattutto nella loro conservazione, un parco nasce per essere continuamente trasformato. Una montagna russa viene demolita; una dark ride viene ritematizzata; un ristorante cambia nome; una mascotte viene ridisegnata; un edificio viene inglobato in una nuova area; un hotel trasforma gradualmente un parco regionale in un resort turistico. Perfino gli alberi cambiano il modo in cui percepiamo lo spazio: una land appena costruita può apparire spoglia e artificiale e diventare completamente diversa dopo vent’anni di crescita della vegetazione.
Per questo fotografie, video e mappe storiche sono fondamentali.
Una vecchia mappa non ci dice soltanto quali attrazioni fossero aperte. Ci mostra come il parco organizzava lo spazio e, soprattutto, come voleva rappresentare sé stesso. Un’attrazione disegnata in dimensioni gigantesche sulla cartina ci dice qualcosa sulla sua importanza nella comunicazione di quella stagione. Una mascotte comparsa improvvisamente sulla copertina può indicare un cambiamento di strategia. Confrontando anno dopo anno le mappe possiamo seguire ampliamenti, chiusure, trasformazioni e persino cambiamenti terminologici.
Le fotografie permettono di fare lo stesso con le scenografie. I video aggiungono movimento, musica, comportamento degli animatronics ed effetti speciali. Un vecchio on-ride può diventare l’unica testimonianza completa di un’attrazione demolita. Un servizio televisivo può conservare un’intervista a un direttore che non è mai stata trascritta. Una VHS girata da un visitatore può mostrare una parata di cui non esiste più alcuna documentazione ufficiale.
Il materiale amatoriale, quindi, non deve essere necessariamente considerato materiale di serie B. Deve semplicemente essere interrogato per quello che può realmente dimostrare. Se un filmato mostra una determinata scenografia nel 1996, posso utilizzarlo per documentare la presenza di quella scenografia. Non posso però dedurne automaticamente chi l’abbia progettata, quanto sia costata o perché sia stata costruita.
In questo senso, uno degli errori che cerco maggiormente di evitare è quello di confondere informazione e ripetizione dell’informazione. Se quindici siti scrivono che un’attrazione è costata venti milioni di euro ma tutti hanno copiato la cifra dallo stesso articolo, non possiedo quindici conferme indipendenti: possiedo una sola fonte che è stata ripetuta quindici volte.
Per i dati economici e numerici bisogna quindi diventare particolarmente prudenti. Quando possibile è meglio risalire a comunicati ufficiali, bilanci, documenti istituzionali, dati SIAE, associazioni di categoria oppure organizzazioni professionali internazionali. IAAPA, per esempio, produce rapporti e materiali dedicati all’industria globale delle attrazioni, mentre TEA raccoglie professionisti e aziende appartenenti ai diversi settori della progettazione e gestione delle esperienze tematizzate.¹¹
Un’altra fonte che ritengo utile, purché venga utilizzata con molta cautela, è costituita dalle recensioni dei visitatori. Una singola recensione su Google o TripAdvisor racconta sostanzialmente l’esperienza di una persona. Può essere giusta, esagerata, condizionata da una giornata particolare oppure completamente distante dalla percezione della maggioranza. Ma se invece raccogliamo centinaia di recensioni e iniziamo a cercare temi ricorrenti, il materiale cambia natura. Le recensioni possono diventare un corpus attraverso cui studiare ciò che il pubblico apprezza, ciò che critica e quali aspetti emergano più frequentemente nell’esperienza. Studi recenti sui parchi hanno già utilizzato centinaia di recensioni online attraverso analisi qualitative per individuare dimensioni ricorrenti della visitor experience.¹²
Alla fine, quindi, il metodo che sto cercando di costruire per i miei studi sui parchi non consiste nel trovare la fonte perfetta, perché probabilmente non esiste.
Consiste nel far dialogare fonti differenti.
Partire dalla bibliografia e dagli studi già esistenti per comprendere il contesto generale. Cercare i documenti ufficiali del parco e i comunicati contemporanei all’evento. Consultare archivi come Parksmania, che considero ormai uno dei miei punti di riferimento più frequenti per la storia recente dei parchi italiani. Ascoltare podcast e interviste. Recuperare vecchie mappe, fotografie e video. Leggere le community degli appassionati sapendo distinguere tra documentazione e voce di corridoio. Confrontare dati economici con fonti istituzionali. E, soprattutto, andare sul posto.
Andarci una volta.
Poi tornarci.
Magari tornarci con persone diverse.
Guardare il parco insieme a un bambino, poi con un amico appassionato di coaster, poi con qualcuno a cui delle attrazioni non importa quasi nulla. Provare, quando possibile, anche a percorrerlo da soli. Osservare come cambia il nostro comportamento e come cambiano le priorità delle persone che abbiamo accanto.
Perché alla fine un parco non è soltanto ciò che i suoi progettisti hanno costruito. È anche ciò che i visitatori fanno di quello spazio.
Ed è probabilmente questa la parte che più mi affascina dello studiarli. Per raccontare seriamente un parco bisogna leggere libri e poi prendere un treno. Passare una sera a recuperare una pagina web del 2002 e quella successiva a guardare un vecchio filmato sgranato. Parlare con chi lo ha costruito e con chi lo visitava da bambino. Studiare il progetto di un’attrazione e poi mettersi fisicamente in fila per capire che cosa significhi viverla.
Bisogna, insomma, studiare la magia senza smettere completamente di viverla.
Ed è proprio questo equilibrio tra ricerca e esperienza che vorrei mantenere nel modo in cui racconterò i parchi: non limitarmi a dire se un’attrazione mi è piaciuta, ma cercare di capire perché esiste, come è nata, come è cambiata, che cosa racconta e in che modo viene vissuta dalle persone.
Perché i parchi divertimento sembrano costruiti per sospendere il tempo, ma in realtà cambiano continuamente.
Ed è proprio per questo che studiarli significa anche cercare di conservare ciò che, prima o poi, potrebbe non esserci più.
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Note
- Chi siamo, in «AssoParchi», consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://assoparchi.it/chi-siamo.
- La storia di Parksmania, in «Parksmania», consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://www.parksmania.it/info/la-storia-di-parksmania/.
- R. Canovi, In Video alcune attrazioni di Gardaland nel 1999, in «Parksmania», 17 giugno 2024, consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://www.parksmania.it/2024/06/17/in-video-alcune-attrazioni-di-gardaland-nel-1999/.
- ParksPlanet Academy: Home, in «ParksPlanet Academy», consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://academy.parksplanet.it/home/; ParksPlanet – Il pianeta degli appassionati di parchi divertimento, in «ParksPlanet», consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://www.parksplanet.it/home/.
- About TEA, in «Themed Entertainment Association», consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://www.teaconnect.org/about-tea.
- ParksPlanet – Il pianeta degli appassionati di parchi divertimento, cit. Il sito descrive il proprio podcast come un progetto documentario dedicato alle attrazioni e alle aree tematiche, con approfondimenti sulla storia, sulla costruzione, sulle difficoltà ingegneristiche e sui professionisti coinvolti.
- S. Vada, C. Prentice, S. Filep, B. King, The influence of travel companionships on memorable tourism experiences, well-being, and behavioural intentions, in «International Journal of Tourism Research», 24, 5, 2022, pp. 714-724, disponibile all’indirizzo: https://doi.org/10.1002/jtr.2533. Lo studio, condotto su 430 partecipanti, rileva differenze tra esperienze di viaggio vissute con familiari e amici e quelle affrontate in solitaria.
- Q. Ren, F. Xu, X. Ji, X. Wang, F. G. Bello, Visitor Experiences and Satisfaction in Theme Parks: An Exploration of Travel Companions from Digital Platform TripAdvisor, in «Journal of Organisational Studies and Innovation», 12, 2, 2025, pp. 25-38, consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://www.mbacademy.org.uk/journals/2024-2025/vol-12/issue2/Fifi.pdf.
- Mission Statement, in «American Coaster Enthusiasts», consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://www.ridewithace.com/about/mission-statement; Preservation, in «American Coaster Enthusiasts», consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://www.ridewithace.com/preservation. L’associazione, nata nel 1978, affianca alla comunità degli appassionati attività di conservazione e valorizzazione della storia dei roller coaster.
- Rome With ACE, in «American Coaster Enthusiasts», consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://www.ridewithace.com/ace-events/intltrip-home. Il viaggio organizzato nel luglio 2026 comprendeva, tra le altre tappe, Gardaland, Mirabilandia, MagicLand e una visita allo stabilimento Zamperla.
- IAAPA – The Global Association for the Attractions Industry, in «IAAPA», consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://iaapa.org/; About TEA, cit.
- M. A. Kasalak et al., Evaluation of Theme Parks in Terms of Visitor Experience and Experience Economy: The Land of Legends Theme Park Example, studio basato sull’analisi di 857 recensioni pubblicate su TripAdvisor tra il 2017 e il 2022, consultato il 14 agosto 2026, disponibile all’indirizzo: https://dergipark.org.tr/en/pub/ahtr/article/1479167.




