Quando si parla di Cinecittà World, il rischio è immaginare semplicemente un parco divertimenti dedicato ai film, una sorta di versione italiana degli Universal Studios. In realtà la sua identità è molto più particolare, perché Cinecittà World non nasce principalmente intorno a film o personaggi famosi, ma intorno al cinema stesso: ai suoi generi, alle scenografie, agli effetti speciali, alla musica, al lavoro degli attori e soprattutto a quella grande macchina dell’illusione che permette di trasformare uno spazio reale in qualsiasi luogo immaginabile. Ancora più interessante è il fatto che questa filosofia non sia stata applicata su un terreno privo di storia, ma proprio nell’area degli ex studi Dinocittà, costruiti negli anni Sessanta da Dino De Laurentiis a Castel Romano. Il parco sorge quindi sopra un luogo nel quale il cinema veniva realmente prodotto e che, ancora oggi, continua occasionalmente a essere utilizzato per film e televisione. È probabilmente questo il primo elemento da tenere presente per comprenderlo: Cinecittà World non si limita a tematizzare il cinema; in alcuni casi continua materialmente a ospitarlo.

Da Dinocittà al progetto di un grande polo del cinema

La storia del luogo comincia molto prima dell’inaugurazione del parco. All’inizio degli anni Sessanta Dino De Laurentiis realizzò a Castel Romano uno dei più grandi e moderni complessi cinematografici europei dell’epoca, pensato per ospitare tanto le proprie produzioni quanto i kolossal internazionali. L’esperienza di Dinocittà entrò però progressivamente in difficoltà nella seconda metà del decennio, mentre De Laurentiis trasferiva sempre più la propria attività negli Stati Uniti. Diversi edifici e teatri di posa sopravvissero e proprio questo patrimonio industriale sarebbe diventato, molti decenni dopo, la base materiale del nuovo progetto.

Secondo la ricostruzione fornita da Luigi Abete al momento dell’apertura, l’idea concreta di Cinecittà World cominciò a prendere forma nel 2003. Realizzare un grande parco nei pressi degli stabilimenti storici della via Tuscolana risultava impraticabile per mancanza di spazio e la scelta cadde quindi sull’area di Castel Romano, dove nel 2005 vennero acquistati terreni e vecchi teatri. Da quel momento iniziò però un percorso amministrativo estremamente lungo: soltanto alla fine del 2010 vennero superati i principali ostacoli urbanistici, il progetto fu approvato nel 2012 e furono necessari altri due anni per completare la costruzione.

Anche in questo caso, però, il parco che aprì nel 2014 era molto più piccolo del progetto iniziale. Nel 2009 Cinecittà World era stato presentato come il primo tassello di un gigantesco polo dell’intrattenimento sviluppato su oltre 150 ettari, nel quale avrebbero dovuto trovare posto il primo parco cinematografico, un distretto commerciale e ricreativo chiamato The Village, un secondo Cinecittà World e persino un parco dedicato alla natura. Gli investimenti complessivi previsti superavano i 500 milioni di euro e le proiezioni parlavano, a regime, di quattro milioni di visitatori. Quella configurazione non sarebbe mai stata realizzata nelle forme annunciate, ma l’idea di trasformare Castel Romano in qualcosa di più grande di un singolo parco non scomparve completamente: molti anni dopo sarebbe riemersa, profondamente modificata, attraverso Cinecittà World, Roma World e Aqua World.

Il primo investimento arrivò comunque a circa 250 milioni di euro e coinvolse importanti nomi dell’imprenditoria e del cinema italiano. Il progetto venne promosso da Italian Entertainment Group, con azionisti tra i quali Luigi Abete, Andrea e Diego Della Valle, Aurelio e Luigi De Laurentiis e la famiglia Haggiag, ma l’impronta artistica più riconoscibile fu affidata a due figure che appartenevano direttamente alla storia del cinema: Dante Ferretti ed Ennio Morricone. Ferretti, tre volte premio Oscar, progettò le principali scenografie cercando di trasferire nel parco l’esperienza maturata lavorando con registi come Fellini, Pasolini e Scorsese; Morricone venne invece legato all’identità musicale della struttura, soprattutto attraverso l’utilizzo del suo repertorio nell’area western. Non si voleva quindi costruire soltanto un insieme di attrazioni, ma utilizzare gli stessi strumenti con cui il cinema crea mondi — scenografia, musica, effetti, costumi, interpretazione — per costruire il divertimento.

Il Cinecittà World del 2014: entrare nel film e scoprire come viene costruito

Cinecittà World aprì ufficialmente al pubblico il 24 luglio 2014 con venti attrazioni, otto set cinematografici, quattro teatri e quattro ristoranti tematizzati. L’ingresso stesso chiariva immediatamente quale dovesse essere la sua identità: invece del classico castello fiabesco, il visitatore attraversava il monumentale Portale di Cabiria, reinterpretazione del Tempio di Moloch del celebre kolossal italiano del 1914, per poi raggiungere Cinecittà Street, una New York cinematografica degli anni Venti progettata da Ferretti. Da lì si passava rapidamente da un genere all’altro: Sognolabio rappresentava il fantasy, Aquila IV il cinema bellico, Ennio’s Creek lo spaghetti western, Altair la fantascienza, Aktium l’Antica Roma e il peplum, mentre l’enorme elefante di Erawan richiamava il grande cinema d’avventura.

Ed è qui che emerge una differenza importante rispetto ai grandi parchi contemporanei costruiti intorno alle proprietà intellettuali. A Cinecittà World non era necessario entrare nel mondo preciso di un singolo film: si entrava nel western, nella fantascienza, nel kolossal romano, nell’horror o nel cinema d’avventura. Il visitatore poteva quindi riconoscere decine di riferimenti senza che il parco dovesse necessariamente possedere i diritti di Harry Potter, Star Wars o Marvel. Ogni zona funzionava quasi come il set di un film differente e il passaggio da un’area all’altra equivaleva simbolicamente a cambiare genere cinematografico.

Anche le attrazioni principali seguivano questa impostazione. Altair proponeva un coaster fantascientifico caratterizzato da dieci inversioni, Erawan nascondeva una torre di caduta all’interno di un gigantesco elefante, Aktium trasformava un’attrazione acquatica in una corsa nell’Antica Roma e Darkmare utilizzava l’Inferno dantesco come ambientazione per un coaster indoor. Ma il progetto originario possedeva anche una componente che negli anni successivi sarebbe progressivamente diminuita: il dietro le quinte del cinema faceva parte dell’attrazione stessa. Il pubblico poteva assistere a casting simulati, utilizzare il green screen, vedere come venivano costruiti gli effetti speciali e partecipare ad attività nelle quali interpretava idealmente l’attore, la comparsa o il membro di una produzione.

Questa scelta rende il Cinecittà World del 2014 particolarmente interessante anche se, probabilmente, contribuì ad alcune delle sue difficoltà. Una parte del pubblico si aspettava infatti soprattutto un grande parco divertimenti, mentre l’offerta cercava di essere contemporaneamente attrazione meccanica, spettacolo, laboratorio e museo vivo del cinema. Le scenografie possedevano fin dall’inizio un impatto notevole, ma il rapporto tra la grande estensione del parco e la quantità di esperienze in grado di occupare un’intera giornata non risultò sempre equilibrato. Le aspettative iniziali si scontrarono così rapidamente con numeri molto inferiori alle previsioni: mentre prima dell’apertura si parlava di 1,5 milioni di visitatori, secondo i dati successivamente comunicati dalla società nel 2016 gli ingressi furono circa 108.000, con un fatturato di circa 3,7 milioni di euro.

Il problema, quindi, non sembra essere stato semplicemente quello di aver costruito un brutto parco. Cinecittà World possedeva già il Portale di Cabiria, Cinecittà Street, Altair, Erawan, il western e le grandi scenografie di Ferretti. Piuttosto, aveva costruito un prodotto molto particolare senza riuscire immediatamente a convincere abbastanza persone su come dovesse essere vissuto.

Il “secondo ciak”: da parco del dietro le quinte a Experience Park

La vera svolta arrivò tra il 2016 e il 2017, con l’ingresso alla direzione di Stefano Cigarini. La nuova gestione non abbandonò il cinema, ma modificò profondamente il modo in cui veniva utilizzato. Nel 2017 il parco riaprì con dieci nuove attrazioni, sette spettacoli quotidiani, prezzi più bassi e soprattutto una geografia molto più leggibile: le scenografie esistenti vennero riorganizzate in sei aree — Cinecittà, Antica Roma, Spaceland, Far West, Adventure Land e Sognolabio — separate da portali e presentate come veri mondi tematici.

Il cambiamento più profondo riguardava però la filosofia dell’esperienza. Il Cinecittà World del 2014 chiedeva spesso al visitatore: «Vuoi scoprire come viene realizzato un film?». Quello successivo cominciò invece a chiedere: «Vuoi viverne uno?».

La componente didattica dedicata a casting, tecniche cinematografiche ed effetti speciali non scomparve completamente, ma perse centralità a favore di coaster, simulatori, realtà virtuale, horror house, spettacoli e attività più immediatamente spettacolari. Nel 2018 arrivarono esperienze come Jurassic War e Cinetour e la direzione cominciò a utilizzare apertamente l’espressione Experience Park. Il cinema continuava a rappresentare il contenitore generale, ma all’interno di quel contenitore potevano ormai trovare posto dinosauri, avventure virtuali, attrazioni acquatiche, stunt show ed eventi.

I risultati cambiarono rapidamente. Secondo i dati diffusi dalla società, nel 2017 visitatori e fatturato aumentarono del 120% rispetto all’anno precedente e nel 2018 gli ingressi superarono i 350.000, con un fatturato vicino ai dieci milioni di euro. Nel frattempo si allungava anche la stagione: Halloween, Natale, Capodanno, concerti, convention e manifestazioni sportive trasformavano progressivamente il parco in un palinsesto di eventi, oltre che in una destinazione basata sulle attrazioni.

Il 2019 rappresentò forse il momento nel quale questa nuova libertà tematica divenne più evidente. Con Volarium – Il Cinema Volante, primo flying theatre installato in Italia, il cinema rimaneva ancora direttamente al centro dell’esperienza, permettendo di sorvolare virtualmente la Firenze rinascimentale seguendo l’immaginario di Leonardo da Vinci; poche settimane dopo aprì però Il Regno del Ghiaccio, uno snow park indoor con pattinaggio e attività sulla neve che non aveva praticamente alcun rapporto necessario con la produzione cinematografica. Ed è proprio questo il passaggio importante: Cinecittà World aveva ormai deciso che il cinema poteva essere l’identità del parco senza dover necessariamente giustificare ogni singola attrazione.

Il cinema vero continua però a entrare nel parco

Paradossalmente, mentre Cinecittà World diventava sempre meno un parco didattico sulla produzione cinematografica, il rapporto con il cinema reale continuava a rappresentare una delle sue caratteristiche più originali.

Nel 2015, per esempio, il backlot venne utilizzato per il remake di Ben-Hur, che costruì a Castel Romano una grande replica del Circo Massimo destinata alla corsa delle bighe. Successivamente gli stessi spazi hanno ospitato produzioni come Those About to Die, Il sol dell’avvenire, Romulus, Comandante, I Fantastici 5 e Miss Fallaci. Il visitatore può quindi attraversare un luogo che oggi viene utilizzato come attrazione e domani può tornare a essere una scenografia cinematografica.

È probabilmente questo che rende Cinecittà World davvero diverso da altri parchi italiani dedicati alla tematizzazione. La scenografia, qui, non è soltanto imitazione: nasce dentro una tradizione produttiva reale e continua occasionalmente a farne parte. Anche la scelta di Dante Ferretti acquista così un significato più profondo. Il parco non venne progettato semplicemente da un designer specializzato in parchi, ma da uno scenografo che aveva trascorso la propria carriera costruendo Roma, New York, Parigi e mondi immaginari per il cinema. Ciò che normalmente esiste per qualche mese davanti alla cinepresa diventava improvvisamente uno spazio permanente nel quale il pubblico poteva camminare.

Persino l’assenza di una vera mascotte dominante appare coerente con questa filosofia. I protagonisti di Cinecittà World non sono necessariamente personaggi fissi, ma attori, stuntman, ballerini, interpreti e performer, continuamente differenti a seconda dello spettacolo. Il visitatore stesso occupa una posizione particolare: non gli viene sempre chiesto di dimenticare che ciò che vede sia una finzione, perché a volte è proprio l’artificio a costituire il divertimento. Un set può essere bello anche sapendo che è un set; vedere come viene costruita l’illusione non significa necessariamente spezzarla.

Da Cinecittà World a un piccolo sistema di parchi

La pandemia interruppe inevitabilmente la crescita avviata negli anni precedenti, ma coincise anche con una nuova trasformazione del progetto di Castel Romano. Nel luglio 2020 aprì infatti Roma World, un’esperienza separata costruita attorno all’Antica Roma e pensata in maniera molto diversa da un normale parco meccanico. Qui non sono montagne russe e dark ride a costituire il centro della giornata, ma gladiatori, tiro con l’arco, falconeria, laboratori, costumi, mosaici, ristorazione, animali e persino la possibilità di pernottare in un accampamento.

Anche Roma World racconta però l’Antica Roma attraverso la lente del cinema. Non pretende di essere una ricostruzione archeologica filologicamente perfetta: propone piuttosto la Roma dei peplum, di Ben-Hur e del Gladiatore, trasformando l’immaginario cinematografico della romanità in un’esperienza partecipativa. Il grande set della corsa delle bighe costruito per Ben-Hur ne è il simbolo perfetto: un luogo nato per un film, conservato dopo le riprese, trasformato in attrazione e successivamente utilizzabile ancora come set. Negli anni successivi Roma World ha rafforzato questa componente con spettacoli, rievocazioni, il Backlot Tour e produzioni serali come Roma On Fire.

Parallelamente è cresciuta anche la componente acquatica. Le prime piscine e spiagge presenti nell’offerta di Cinecittà World si sono progressivamente trasformate in Aqua World, ampliato con il fiume lento Paradiso e gli scivoli Vortex e Boomerang, fino ad assumere nel 2024 un ingresso autonomo e una propria bigliettazione. Quello che nel 2009 doveva diventare un gigantesco polo composto da Cinecittà World, The Village, un secondo parco e Cinecittà Natura non si è quindi realizzato secondo il masterplan originario, ma l’idea di costruire più esperienze complementari è sopravvissuta e ha trovato una forma completamente diversa.

Anche il Cinecittà World propriamente detto è cambiato insieme alla destinazione. Le aree del 2014 erano soprattutto set cinematografici; nel 2017 vennero organizzate come mondi tematici e negli anni successivi alcuni spazi cambiarono nuovamente funzione. Nel 2026 il parco presenta sei aree e oltre quaranta attrazioni, mentre Aqua World viene ormai comunicato come esperienza complementare autonoma. Nel frattempo l’intero sistema è stato ulteriormente allargato dalla gestione congiunta con Luneur Park, fino a configurare un piccolo polo dell’intrattenimento romano.

Un parco che ha dovuto cambiare film per sopravvivere

Guardando l’intera storia di Cinecittà World, credo che la cosa più interessante sia proprio quanto il parco contemporaneo sia diverso da quello immaginato all’inizio senza averne però completamente rinnegato l’idea fondamentale.

Nel 2014 si voleva soprattutto mostrare la fabbrica del cinema: set, green screen, casting, effetti speciali e scenografie attraverso cui scoprire come nasce un film. Oggi cinema e televisione sono diventati un linguaggio molto più ampio attraverso il quale proporre coaster, simulatori, attrazioni acquatiche, neve, horror, spettacoli, concerti, eventi e produzioni reali. Nel frattempo Roma World ha preso un singolo genere, quello del kolossal storico, e lo ha trasformato in un’esperienza autonoma; Aqua World ha sviluppato la componente acquatica fino a diventare un parco complementare.

Naturalmente questa evoluzione porta con sé anche alcune contraddizioni. Più l’offerta si amplia, più il cinema rischia di diventare un’etichetta generale anziché il principio che giustifica ogni esperienza. Allo stesso tempo, però, è proprio questa elasticità ad aver permesso a Cinecittà World di superare una partenza estremamente difficile. Il parco ha compreso che per sopravvivere non poteva limitarsi a essere un luogo interessante per chi ama studiare la produzione cinematografica: doveva diventare anche un vero parco divertimenti, mantenendo quel patrimonio come elemento distintivo anziché come unico contenuto.

Ed è per questo che ridurlo alla definizione di “Universal Studios italiano” probabilmente gli rende poca giustizia. Cinecittà World non possiede i grandi franchise di Universal, non cerca di ricostruire con la stessa precisione universi cinematografici già conosciuti e non può contare sulle stesse risorse economiche. Possiede però qualcosa di diverso: un pezzo autentico della storia industriale del cinema italiano, scenografie progettate da Dante Ferretti, un immaginario musicale legato a Ennio Morricone e soprattutto la possibilità concreta che il confine tra attrazione e set cinematografico venga continuamente attraversato.

Forse la sua storia può essere sintetizzata proprio così. Cinecittà World era nato per insegnarci come viene costruita l’illusione del cinema, ha scoperto abbastanza rapidamente che il pubblico voleva soprattutto entrarci dentro e ha dovuto quindi reinventarsi senza perdere completamente la propria origine.

In fondo, per un parco dedicato al cinema, non poteva esserci evoluzione più coerente: il primo film non ha funzionato come previsto, così è stato necessario riscrivere la sceneggiatura e girare un secondo ciak.

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Written by

Sara

Romana, classe 1998.
La maggiore delle sette sorelle Greffi.
Fondatrice di Sara Scrive, curiosa per natura e instancabile sognatrice.
Racconto la vita come un film — tra arte, storia e viaggi.