Quando si parla di parchi divertimento si tende a pensare che la definizione sia semplice e immediata. In fondo tutti sappiamo cos’è Gardaland, sappiamo cos’è Disneyland e siamo convinti di riconoscere senza difficoltà un parco divertimenti da qualsiasi altra forma di intrattenimento. Eppure, quando ho iniziato a studiare questo argomento, mi sono accorta che la questione è molto più complessa di quanto sembri.

Prima ancora di approfondire la storia dei parchi e capire come siano nati, mi sono trovata davanti a una domanda apparentemente banale: come si chiamano davvero questi luoghi?

Può sembrare una questione secondaria, ma in realtà non lo è affatto. A differenza di altri argomenti, infatti, il mondo dei parchi divertimento non dispone di una bibliografia vasta e consolidata. Esistono numerose pubblicazioni dedicate agli aspetti economici, gestionali o ingegneristici del settore, così come guide pratiche pensate per aiutare i visitatori a organizzare la propria giornata evitando code e disagi. Manca però spesso una riflessione organica che provi a contestualizzare storicamente e culturalmente questi luoghi, raccontandoli come un fenomeno che nel tempo è diventato parte integrante dell’immaginario collettivo.

La prima difficoltà che ho incontrato è stata proprio quella terminologica. Nel linguaggio comune convivono espressioni diverse. C’è chi parla di parco di divertimento, chi di parco divertimenti, chi di parco dei divertimenti e chi continua a utilizzare il termine luna park anche quando non sarebbe propriamente corretto.

Consultando le fonti, il quadro non diventa necessariamente più chiaro. Wikipedia utilizza prevalentemente l’espressione “parco di divertimento”. Treccani, nella sua Enciclopedia dei Ragazzi, preferisce parlare di “parchi dei divertimenti”. Molti operatori del settore, invece, utilizzano semplicemente “parco divertimenti”. Lo stesso Gardaland, sul proprio sito ufficiale, si definisce in questo modo.

Per comprendere meglio la questione è utile osservare anche la terminologia inglese, che rappresenta il principale riferimento internazionale del settore. In inglese il termine generico è amusement park, mentre theme park identifica una categoria più specifica, ovvero il parco tematico. È interessante notare che il termine luna park, molto diffuso in Italia come sinonimo di parco divertimenti, in inglese non viene utilizzato con questo significato generale. Deriva infatti dal nome di uno storico parco inaugurato a New York nel 1903 e oggi viene impiegato solo in casi particolari. Quando un anglofono vuole indicare una fiera itinerante o un insieme temporaneo di attrazioni utilizza generalmente termini come carnival o fairground.

Questa distinzione linguistica riflette una differente concezione del settore. Nel mondo anglosassone la separazione tra un semplice insieme di attrazioni e un vero parco divertimenti è molto più netta e consolidata rispetto a quanto avvenga comunemente in Italia.

Qual è quindi la forma corretta? A fornire una risposta è la normativa italiana. L’articolo 25 del Decreto Ministeriale del 23 maggio 2003 dichiara:

«Sono   parchi   di   divertimento,  […] i complessi di attrazioni, trattenimenti ed attrezzature  dello  spettacolo viaggiante rispondenti alle tipologie previste  nell’elenco di cui all’art. 4 della legge 18 marzo 1968, n. 337.  Tali complessi, destinati allo svago, alle attività  ricreative e  ludiche, insistono su una medesima area e per essi e’ prevista una organizzazione, comunque costituita, di servizi comuni.» 

Dal punto di vista giuridico, quindi, la denominazione ufficiale è parco di divertimento. Tuttavia la lingua non vive soltanto nelle leggi. Vive soprattutto nell’uso quotidiano delle persone. Osservando come il pubblico parla, scrive e si riferisce a questi luoghi, emerge chiaramente che l’espressione più diffusa è “parco divertimenti”. Si tratta di una formula entrata stabilmente nel linguaggio comune e utilizzata spesso anche dagli stessi gestori.

In fondo entrambe le espressioni sono comprensibili. “Parco di divertimento” richiama il concetto astratto del divertimento come finalità generale, mentre “parco divertimenti” trasmette immediatamente l’idea di una pluralità di esperienze, attrazioni e attività. E a ben vedere, un parco non offre mai un solo divertimento, ma una molteplicità di forme diverse di intrattenimento.

Per questo motivo utilizzerò entrambe le espressioni. “Parco di divertimento” quando farò riferimento alla definizione normativa e “parco divertimenti” quando parlerò del fenomeno nel suo significato più ampio e culturale.

Anche cercare di definire che cosa sia realmente un parco divertimenti non è semplice. La definizione giuridica e quella percepita dal pubblico non coincidono perfettamente.

Nel 1968 la Legge n. 337, dedicata ai circhi equestri e allo spettacolo viaggiante, stabilì la necessità di classificare e regolamentare tutte quelle attività che all’epoca venivano comunemente associate al luna park e allo spettacolo itinerante. Per molti anni il mondo dei parchi divertimento è stato infatti considerato una naturale evoluzione dello spettacolo viaggiante.

 In altre parole, dal punto di vista giuridico, una montagna russa di Gardaland e una giostra di un luna park appartengono alla stessa grande famiglia normativa.
Questa impostazione emerge in modo ancora più chiaro nel DM 23 maggio 2003, che per molti anni ha rappresentato uno dei principali riferimenti per la definizione dei parchi divertimento. Il testo considera infatti il parco come un insieme di attrazioni dello spettacolo viaggiante collocate in una stessa area e dotate di servizi comuni. Stop. La normativa non introduce ulteriori distinzioni legate alla tematizzazione, allo storytelling, alla qualità dell’esperienza o all’ambientazione scenografica. Le uniche differenziazioni previste riguardano essenzialmente la durata dell’attività e le dimensioni del complesso. L’articolo 25 stabilisce infatti che:

«3. I parchi di divertimento possono essere temporanei o permanenti.
4. Sono parchi di divertimento temporanei i complessi di attrazioni, trattenimenti ed attrezzature che svolgono la loro attività per un periodo non superiore a centoventi giorni all’anno ed insistono su una medesima area di cui il richiedente l’autorizzazione abbia la disponibilità.[…]
5. Sono parchi di divertimento permanenti i complessi di attrazioni, trattenimenti ed attrezzature che svolgono la loro attività per un periodo superiore a centoventi giorni all’anno ed insistono su una medesima area destinata a tale uso e della quale il richiedente l’autorizzazione abbia la disponibilità a titolo di proprietà o la concessione in locazione pluriennale. […]Rientrano, altresì, nella definizione di permanenti tutti i parchi di genere acquatico, faunistico e naturalistico, installati permanentemente ed in esercizio per almeno sessanta giorni all’anno, a prescindere dal periodo di attività e dal numero minimo di grandi attrazioni dello spettacolo viaggiante presenti».

In sintesi, il legislatore distingue i parchi esclusivamente in base alla loro permanenza sul territorio. Da una parte troviamo i parchi temporanei, assimilabili ai tradizionali luna park o alle installazioni stagionali; dall’altra i parchi permanenti, cioè strutture stabilmente insediate e destinate a operare per gran parte dell’anno. Nella stessa categoria dei permanenti vengono inoltre compresi i parchi acquatici, faunistici e naturalistici.
Una seconda classificazione viene introdotta dall’articolo 26, che suddivide i parchi in base al numero e alla tipologia delle attrazioni presenti:

«I parchi di divertimento, sia temporanei che permanenti, sono classificati nelle seguenti categorie:

  1. a) prima categoria: costituiti da un numero di attrazioni non inferiore a trenta, di cui almeno sei grandi;
    b) seconda categoria: costituiti da un numero di attrazioni non inferiore a quindici e non superiore a ventinove, di cui almeno quattro grandi;
    c) terza categoria: costituiti da un numero di attrazioni non inferiore a dieci, di cui almeno due grandi, oppure cinque medie.

Rientrano in questa categoria anche i parchi sprovvisti del numero minimo di grandi attrazioni previsto per la classificazione nelle due categorie superiori, nonché i parchi permanenti di genere acquatico, faunistico e naturalistico a prescindere dal numero minimo di grandi attrazioni dello spettacolo viaggiante ivi presenti».

Anche in questo caso il criterio adottato è puramente quantitativo. La classificazione non tiene conto della qualità o tipologia delle attrazioni, del livello di tematizzazione, dell’architettura, della presenza di una narrazione o del grado di immersione offerto al visitatore. Ciò che conta è esclusivamente il numero delle attrazioni e la loro dimensione. 

Oggi questo decreto ha soprattutto un valore storico, poiché parte della sua disciplina è stata successivamente modificata o integrata da norme più recenti. Tuttavia rimane estremamente interessante perché ci mostra come lo Stato italiano guardava ai parchi divertimento all’inizio degli anni Duemila. Ed è qui che emerge un dato fondamentale. Per la legge, infatti, Gardaland, Mirabilandia, Disneyland Paris, Efteling etc… appartengono tutti alla stessa categoria: quella dei parchi di divertimento. Dal punto di vista normativo non esiste una vera distinzione tra un parco come Mirabilandia e un qualsiasi luna park. Entrambi vengono considerati complessi di attrazioni destinati all’intrattenimento del pubblico. Ma chi frequenta questi luoghi sa bene che la realtà è più complessa. Tra gli appassionati esiste infatti una distinzione che non è giuridica, bensì culturale, progettuale ed emotiva.

Esistono i parchi meccanici o tradizionali, nei quali il fulcro dell’esperienza è rappresentato dalle attrazioni e dalle emozioni fisiche generate da montagne russe, torri di caduta, giostre e simulatori.

Esistono poi i parchi tematici, dove attrazioni, architettura, musica, spettacoli, scenografie e storytelling vengono integrati per costruire un universo narrativo coerente. Disneyland ed Efteling rappresentano alcuni degli esempi più celebri di questa categoria, così come molte aree di Gardaland.

Troviamo poi i parchi adrenalinici, orientati principalmente verso roller coaster e attrazioni estreme; i parchi family, pensati soprattutto per famiglie e bambini; i parchi acquatici, specializzati nelle attività legate all’acqua; i parchi avventura, nei quali il visitatore diventa protagonista dell’esperienza fisica attraverso percorsi sospesi, ponti tibetani e attività all’aperto.

A questi si aggiungono i parchi faunistici, dedicati all’osservazione e alla conservazione degli animali; i parchi naturalistici, incentrati sulla valorizzazione degli ecosistemi e dell’ambiente; i parchi in miniatura, che riproducono città e monumenti in scala ridotta; i parchi a marchio o franchise, costruiti attorno a un universo narrativo già esistente, come avviene nei parchi Disney, Universal o Legoland; e infine i parchi esperienziali, dove l’interazione e il coinvolgimento del visitatore diventano più importanti delle attrazioni tradizionali.

Molti parchi contemporanei appartengono contemporaneamente a più categorie. Gardaland, ad esempio, può essere considerato allo stesso tempo un parco tematico, un parco family e un parco con una forte componente adrenalinica. Europa-Park combina tematizzazione, adrenalina e ospitalità alberghiera. Disneyland Paris è un parco tematico, ma al suo interno convivono numerose attrazioni adrenaliniche e family.

Per questo motivo le categorie servono soprattutto a comprendere l’identità prevalente di un parco e non a rinchiuderlo all’interno di una definizione rigida.

La distinzione che genera più confusione resta però quella tra luna park e parco divertimenti.

Con il termine luna park si indica generalmente un insieme di attrazioni meccaniche dove il visitatore paga il singolo giro oppure acquista carnet di biglietti. È il modello tipico del Prater di Vienna, dei Tivoli Gardens di Copenaghen o, in Italia, di realtà come il LunEur di Roma.

Nel modello del moderno parco divertimenti, invece, il visitatore acquista generalmente un unico biglietto che consente l’accesso alla maggior parte delle attrazioni presenti.

La differenza, tuttavia, non riguarda soltanto il sistema di pagamento.

Molte attrazioni presenti nei grandi parchi potrebbero tranquillamente esistere anche in un luna park. Ciò che cambia davvero è il contesto. Nei parchi divertimento contemporanei attrazioni, scenografie, architettura, musica, tematizzazione e storytelling collaborano per creare un’esperienza unitaria e coerente. La singola attrazione non è più un elemento isolato, ma diventa parte di un racconto più ampio.

Nei parchi più avanzati questo principio viene portato all’estremo. L’obiettivo non è semplicemente offrire una serie di giostre, ma costruire un mondo narrativo all’interno del quale ogni elemento contribuisce all’immersione del visitatore.

Alla fine di questa ricerca mi sono resa conto che la domanda iniziale era molto meno banale di quanto pensassi. Capire che cos’è un parco divertimenti significa comprendere non soltanto una categoria amministrativa, ma anche un fenomeno culturale, sociale e progettuale in continua evoluzione.

La legge prova a definirlo attraverso numeri, classificazioni e criteri oggettivi. Il pubblico, invece, lo percepisce attraverso le emozioni, i ricordi e le esperienze che vive al suo interno. Ed è probabilmente nell’incontro tra questi due aspetti che si trova la vera essenza dei parchi divertimento.

Note

  1. “Parco di divertimento”, Wikipedia, consultato il 20 giugno 2026.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_di_divertimento
  2. M. Zizi, Parchi dei divertimenti, Enciclopedia dei Ragazzi, Treccani, 2006.
    https://www.treccani.it/enciclopedia/parchi-dei-divertimenti_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/
  3. Gardaland Resort, descrizione ufficiale del parco, consultato il 20 giugno 2026.
    https://www.gardaland.it
  4. Decreto del Ministero dell’Interno 23 maggio 2003, Art. 25, “Criteri e modalità per l’autorizzazione all’esercizio dei parchi di divertimento”.
    https://www.gazzettaufficiale.it
  5. Legge 18 marzo 1968, n. 337, “Disposizioni sui circhi equestri e sullo spettacolo viaggiante”, art. 4.
    https://www.gazzettaufficiale.it
  6. Decreto Interministeriale 23 aprile 1969, Elenco delle attività spettacolari, dei trattenimenti e delle attrazioni ai sensi dell’art. 4 della Legge 18 marzo 1968, n. 337.
    https://www.gazzettaufficiale.it
  7. Decreto del Ministero dell’Interno 23 maggio 2003, Art. 26.
    https://www.gazzettaufficiale.it
  8. Roberto Canovi, Note su differenziazioni, classificazioni, storia e programmi dei parchi, Parksmania, 1999.
    https://www.parksmania.it/articoli-tecnici/note-su-differenziazioni-classificazioni-storia-e-programmi-dei-parchi/

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Written by

Sara

Romana, classe 1998.
La maggiore delle sette sorelle Greffi.
Fondatrice di Sara Scrive, curiosa per natura e instancabile sognatrice.
Racconto la vita come un film — tra arte, storia e viaggi.