Sembrano un elemento insignificante: un cannone ad acqua accanto a un’attrazione, qualche moneta, un pulsante e un getto diretto contro la barca che passa. Eppure dietro questa pratica esiste una questione interessante: salire su un’attrazione acquatica significa davvero accettare automaticamente che altri visitatori possano decidere quanto dobbiamo bagnarci?

La risposta dipende innanzitutto dal tipo di attrazione. In una splash battle, nella quale ogni imbarcazione dispone di cannoni e lo scopo consiste esplicitamente nello spararsi acqua a vicenda, il patto con il visitatore è chiarissimo. Gli stessi costruttori descrivono queste attrazioni come battaglie acquatiche nelle quali possono essere coinvolti anche gli spettatori lungo il percorso.¹ Chi sale sa quindi perfettamente quale esperienza sta scegliendo.

Il discorso cambia quando i cannoni vengono aggiunti all’esterno di un’attrazione che, pur essendo acquatica, non nasce necessariamente per inzuppare completamente i passeggeri.

Una giostra acquatica non equivale automaticamente a una doccia

Dire «se sali su una giostra acquatica devi aspettarti di bagnarti» è vero soltanto fino a un certo punto. Tra ricevere qualche schizzo e uscire completamente fradici esiste una differenza evidente, e sono gli stessi parchi a riconoscerla. Disney, per esempio, utilizza indicazioni diverse a seconda dell’esperienza: su alcune attrazioni avverte semplicemente della possibilità di bagnarsi, mentre per Kali River Rapids e Grizzly River Run comunica esplicitamente che il visitatore può uscire completamente inzuppato.² In questi casi l’acqua non è un effetto collaterale: è una componente dichiarata dell’esperienza.

Lo stesso vale per Popeye & Bluto’s Bilge-Rat Barges agli Universal Islands of Adventure. Universal chiarisce che l’attrazione è pensata per bagnare pesantemente i passeggeri e segnala anche la presenza di cannoni utilizzabili dagli ospiti dalla vicina Me Ship, The Olive.³ Si può discutere se sia piacevole ricevere ulteriore acqua dagli sconosciuti, ma almeno esiste una coerenza tra ciò che l’attrazione promette e ciò che realmente accade.

Diverso è il caso di un log flume o di un percorso acquatico nel quale l’acqua prodotta normalmente dalla corsa è relativamente contenuta e il getto più forte arriva invece da qualcuno che si trova all’esterno. In quel caso il fatto che l’attrazione contenga dell’acqua non dovrebbe essere trasformato automaticamente in un consenso a qualsiasi livello di bagnato.

A Gardaland, per esempio, è documentata l’introduzione nel 2009-2010 di cannoni a moneta lungo Colorado Boat, attraverso i quali i visitatori esterni potevano spruzzare i passeggeri dell’attrazione.⁴ È proprio questo tipo di soluzione a rendere interessante il problema: il livello di acqua non viene più determinato soltanto dalla progettazione della giostra, ma dall’azione volontaria di un’altra persona.

Se lo mette il parco non significa automaticamente che sia una buona pratica

Qui emerge secondo me il punto centrale. Il fatto che una determinata possibilità sia stata introdotta ufficialmente dal parco non la rende automaticamente logica, elegante o condivisibile. Un parco divertimenti rimane un’attività commerciale e, come qualunque impresa, cerca continuamente nuove fonti di ricavo. Il settore stesso non lo nasconde. WhiteWater, uno dei maggiori produttori internazionali di attrazioni acquatiche, spiegando i vantaggi dei cannoni interattivi collocati sulle rive, sottolinea che quelli a moneta possono recuperare il proprio costo nell’arco di una o due stagioni.⁵ Anche Dreamland Margate ha pubblicizzato apertamente i cannoni a pagamento del proprio Wild River, attraverso i quali gli spettatori possono bagnare chi passa sulle barche.⁶

Da un punto di vista commerciale il ragionamento è perfettamente comprensibile: l’impianto costa relativamente poco, coinvolge anche chi non sta utilizzando l’attrazione e genera un piccolo ricavo aggiuntivo. Ma una pratica può essere economicamente conveniente e rimanere comunque discutibile.

È lo stesso principio che si può applicare, più in generale, alle attività a pagamento presenti all’interno di un parco. Esistono servizi extra per i quali il supplemento è perfettamente comprensibile: fotografie, face painting, esperienze backstage, attività personalizzate o servizi che richiedono personale e risorse dedicate al singolo ospite. Sono contenuti aggiuntivi rispetto all’esperienza ordinaria. Più controverso è invece far pagare una seconda volta una vera attrazione, uno spettacolo o un contenuto che il visitatore può ragionevolmente considerare parte dell’offerta del parco dopo aver già acquistato il biglietto d’ingresso. Non tutto ciò che è possibile monetizzare deve necessariamente esserlo.

La stessa logica vale per i cannoni. Il fatto che il parco abbia installato un pulsante e una gettoniera non trasforma automaticamente il comportamento che lo permette in qualcosa di educato.

Il problema è permettere a un visitatore di interferire con l’esperienza di un altro

Un conto è sparare acqua a un amico che conosciamo e del quale possiamo prevedere la reazione. Un altro è scegliere come bersaglio una persona completamente sconosciuta. Potrebbe non voler essere fradicia. Potrebbe voler rimanere nel parco ancora molte ore. Potrebbe avere con sé vestiti, scarpe o oggetti che preferisce non bagnare. Ma soprattutto potrebbe aver scelto quell’attrazione conoscendo il livello normale di acqua prodotto dal percorso, senza immaginare che qualcun altro possa modificarlo deliberatamente.

È qui che il cannone esterno introduce un principio discutibile: un visitatore viene autorizzato a interferire volontariamente con l’esperienza di un altro visitatore che non ha alcuna possibilità di sapere chi lo colpirà né di rifiutare lo scherzo nel momento in cui avviene.

Naturalmente stiamo parlando di acqua e non di qualcosa di grave. Ma proprio perché si tratta di una piccola cosa viene spesso liquidata con un «è solo uno scherzo». Il punto, però, rimane: perché il divertimento di chi sta fuori dovrebbe avere la precedenza sull’esperienza di chi ha scelto di salire sull’attrazione?

Il problema diventa ancora più evidente quando questa interferenza viene incentivata economicamente dal parco stesso. A quel punto non si tratta più semplicemente di un visitatore dispettoso: esiste un sistema progettato appositamente per consentirgli di esserlo.

Cannoni sì, ma quando appartengono davvero al gioco

Questo non significa che qualsiasi cannone ad acqua debba essere eliminato. In una splash battle, in un’area giochi acquatica o in un’esperienza dichiaratamente progettata per bagnare tutti, il cannone è perfettamente coerente con ciò che il visitatore ha scelto. Il problema nasce quando viene aggiunto a un’attrazione che potrebbe essere fruita in maniera diversa e si utilizza la semplice definizione di «attrazione acquatica» come giustificazione universale.

Il principio potrebbe essere molto semplice: se l’interazione tra visitatori costituisce il gioco, deve essere chiaro prima di partecipare al gioco.

Altrimenti il cannone non aggiunge realmente qualcosa alla qualità dell’attrazione. Aggiunge soprattutto una piccola fonte di ricavo e permette a qualcuno di divertirsi a spese di qualcun altro.

E non tutto ciò che produce qualche moneta in più rappresenta necessariamente una buona scelta per un parco divertimenti.

Qui Sara Scrive, passo e chiudo!

Note

  1. SBF-VISA Group, Buccaneer’s Creek. Il costruttore presenta la splash battle come un’esperienza esplicitamente fondata sull’utilizzo reciproco di cannoni ad acqua.
  2. Walt Disney World Resort, Kali River Rapids; Disneyland Resort, Grizzly River Run. Disney avverte esplicitamente del rischio di uscire completamente bagnati quando questo costituisce una componente importante dell’attrazione.
  3. Universal Orlando Resort, Popeye & Bluto’s Bilge-Rat Barges; Me Ship, The Olive. Universal presenta sia l’elevato livello di acqua della corsa sia la possibilità di utilizzare cannoni contro le barche di passaggio.
  4. Colorado Boat – Gardaland Tribe. La ricostruzione storica dell’attrazione segnala l’introduzione, nel 2009-2010, di cannoni azionabili a moneta dai visitatori esterni per spruzzare i passeggeri.
  5. WhiteWater, Will Interactivity Be a Game Changer for Water Rides?. L’azienda sottolinea anche il potenziale ritorno economico dei cannoni a moneta collocati lungo le attrazioni acquatiche.
  6. Dreamland Margate, Wild River Opens!, 10 luglio 2025. Il parco presenta esplicitamente i propri cannoni a moneta come opportunità per bagnare chi si trova sulle imbarcazioni.

 

Written by

Sara

Romana, classe 1998.
La maggiore delle sette sorelle Greffi.
Fondatrice di Sara Scrive, curiosa per natura e instancabile sognatrice.
Racconto la vita come un film — tra arte, storia e viaggi.