Quando si parla di Mirabilandia è facile definirla semplicemente come uno dei maggiori parchi divertimento italiani o, ancora più semplicemente, come la principale concorrente storica di Gardaland. Eppure questa lettura rischia di appiattire una storia che ha seguito una traiettoria molto diversa. Mirabilandia non nasce dall’evoluzione graduale di una piccola struttura e neppure attorno alla visione creativa di un singolo fondatore: nasce già grande, come investimento turistico e infrastrutturale destinato a completare l’offerta della Riviera romagnola. Solo successivamente, attraverso crisi, cambi di proprietà, attrazioni da record e progressive trasformazioni scenografiche, avrebbe iniziato a costruire quella particolare identità che oggi mette insieme adrenalina, spettacolo, famiglie, marchi commerciali e mondi tematici.
Inaugurato il 4 luglio 1992 nei pressi di Ravenna, accanto alla Pineta di Classe, il parco occupa oggi circa 850.000 metri quadrati e propone più di quaranta attrazioni, spettacoli e aree tematiche. Dal 2006 appartiene al gruppo internazionale Parques Reunidos. Per comprenderne davvero la storia, però, bisogna tornare alla Riviera degli anni Ottanta, quando il turismo balneare tradizionale stava attraversando una profonda trasformazione. La storica Patrizia Battilani ha utilizzato il termine «divertimentificio» per descrivere proprio quella stagione: la vacanza non ruotava più esclusivamente intorno alla spiaggia, perché discoteche, sale giochi, locali notturni e nuovi parchi permettevano di prolungare il tempo del divertimento durante tutta la giornata. Aquafan aprì a Riccione nel 1987, Mirabilandia nel 1992 e Le Navi di Cattolica nel 1997. Mirabilandia fu quindi, almeno all’origine, un prodotto della trasformazione turistica della Romagna prima ancora che un universo tematico autonomo.
Un parco nato grande, ma ancora senza una vera identità
Alla fine degli anni Ottanta le istituzioni ravennati cercavano qualcosa che potesse affiancare il mare, la città d’arte e le risorse naturalistiche del Delta del Po. L’ex amministratore Vidmer Mercatali avrebbe ricordato successivamente la volontà di creare un grande elemento di attrazione rivolto soprattutto al pubblico giovane e popolare che già frequentava la Riviera. Il progetto venne sviluppato attraverso la società Parco della Standiana, con un ruolo centrale di Situr-Finbrescia e San Paolo Finance e la partecipazione dell’area Fininvest-Publitalia, in un’operazione che richiese anche importanti interventi infrastrutturali. Non mancarono le opposizioni: una parte della politica locale contestava l’utilizzo di terreni agricoli e la vicinanza a un ambiente naturalisticamente sensibile, mentre la costruzione del parco rese necessarie nuove connessioni stradali.
Quando Mirabilandia aprì nel 1992, il grande simbolo era Sierra Tonante, imponente wooden coaster alto circa 35 metri e capace di raggiungere i 100 chilometri orari. Accanto a esso c’erano Rio Bravo, ancora oggi operativo, Autosplash, diverse attrazioni meccaniche e un’offerta di spettacoli che comprendeva tuffi acrobatici e produzioni serali con laser e fuochi artificiali. Le dimensioni erano notevoli e la comunicazione cercava immediatamente una forte esposizione popolare e televisiva — anche attraverso testimonial come Fiorello — ma il problema emerse abbastanza rapidamente: essere grandi non significava ancora avere trovato una vera vocazione. La ricostruzione storica di Lucio Tamburini per Parksmania descrive molte delle attrazioni originarie come più vicine alla tradizione del luna park che a quella di un moderno parco tematico, pur riconoscendo a Sierra Tonante una qualità nettamente superiore. È una valutazione critica, naturalmente, ma restituisce bene la percezione di quegli anni: Mirabilandia possedeva spazio, ambizione e potenzialità, ma l’offerta non sembrava ancora all’altezza del progetto.
I risultati economici della prima gestione furono infatti inferiori alle aspettative e nella seconda metà degli anni Novanta arrivò il cambiamento fondamentale. Tra il 1996 e il 1997 il parco passò alla famiglia tedesca Löffelhardt, già legata a Phantasialand, e all’imprenditore italiano Giancarlo Casoli. La nuova proprietà non si limitò a gestire quello che esisteva, ma iniziò una vera ricostruzione del prodotto. Prima intervenne sulla quantità e sulla qualità delle attrazioni, poi sempre più decisamente sulla tematizzazione. È qui che comincia, a mio parere, la Mirabilandia che ancora oggi riconosciamo.
Tra la fine degli anni Novanta e il 2000 arrivarono nuove torri, coaster e attrazioni acquatiche, insieme allo sviluppo dell’Area Hollywood e alla tradizione degli stunt show che sarebbe diventata uno dei marchi di fabbrica del parco. Eurowheel, Niagara, Mirabilandia Express e Baia dei Pirati contribuirono a modificare profondamente la struttura, ma il punto di svolta arrivò soprattutto nel 2000, quando nacquero la Città di Sian Ka’an e Katun. Il grande inverted coaster Bolliger & Mabillard modificò contemporaneamente lo skyline e la reputazione del parco: non era semplicemente una nuova montagna russa, ma un’attrazione di livello internazionale inserita all’interno di un’area tematizzata ispirata alla civiltà maya. Per la prima volta diventava evidente quella formula che avrebbe caratterizzato Mirabilandia nei decenni successivi: utilizzare grandi attrazioni meccaniche come motore dell’esperienza e costruire progressivamente attorno a esse un mondo.
Dai record a Mirabeach: Mirabilandia trova la propria vocazione
Il rilancio della fine degli anni Novanta cambiò anche il posizionamento del parco. Se Mirabilandia era nata soprattutto come complemento della vacanza sulla Riviera, iniziò progressivamente a diventare essa stessa una ragione per raggiungere Ravenna. Il 2003 rappresentò un ulteriore passaggio attraverso l’apertura di Mirabilandia Beach, oggi Mirabeach, area acquatica separata tematizzata in stile caraibico. Il primo investimento fu di circa cinque milioni di euro e comprendeva una grande laguna, spiaggia artificiale e water playground; negli anni l’area sarebbe stata ulteriormente ampliata, soprattutto nel 2018 con circa 20.000 metri quadrati aggiuntivi, nuovi scivoli e una piscina a onde.
Mirabilandia non avrebbe però seguito il modello dei grandi resort Disney costruendo intorno al parco un sistema alberghiero completamente autosufficiente. La sua vera infrastruttura ricettiva era già presente: la Riviera romagnola stessa. Il parco ha sviluppato negli anni pacchetti e collaborazioni con centinaia di alberghi della costa, mantenendo un rapporto strettissimo con il territorio dal quale era nato. Questa caratteristica è rimasta anche quando Mirabilandia ha iniziato a presentarsi come una destination park: non sostituire il sistema turistico circostante, ma inserirsi al suo interno e contemporaneamente generare flussi propri. Un hotel tematizzato con accesso diretto al parco venne effettivamente annunciato nel 2016 per gli anni successivi, ma il progetto non arrivò alla realizzazione prevista.
Nel 2006 arrivò un altro cambiamento decisivo: Mirabilandia venne acquistata dal gruppo spagnolo Parques Reunidos. Questa volta, però, la vendita avvenne in condizioni completamente differenti rispetto a quella degli anni Novanta. Il parco registrava circa un milione e mezzo di visitatori all’anno e un fatturato vicino ai quaranta milioni di euro; non veniva acquistato perché incapace di trovare una formula, ma proprio perché la formula sembrava ormai funzionare. L’ingresso nel gruppo internazionale inserì Mirabilandia nel processo di concentrazione industriale che stava trasformando il settore europeo dei parchi divertimento, portando con sé una maggiore attenzione anche alla redditività, ai ricavi secondari, alle sponsorizzazioni e alle partnership commerciali.
La nuova gestione proseguì soprattutto nella direzione delle grandi attrazioni. Dopo Reset, dark ride interattiva inaugurata nel 2008, nel 2009 Mirabilandia compì una scelta simbolicamente importantissima: Sierra Tonante venne sostituita da iSpeed. Il passaggio tra i due coaster racconta quasi da solo l’evoluzione del parco. Sierra Tonante era il grande simbolo della Mirabilandia originaria, spettacolare ma ancora profondamente legata alla tradizione classica dell’amusement; iSpeed rappresentava invece tecnologia, accelerazione, competizione automobilistica e ricerca del record. L’inaugurazione venne affidata anche all’immaginario sportivo grazie alla presenza di Marco Simoncelli, che provò personalmente l’attrazione.
Nel 2011 arrivò Master Thai, primo double duelling coaster italiano, mentre nel 2012 fu inaugurato Divertical, presentato all’epoca come il water coaster più alto del mondo e realizzato con un investimento di circa venti milioni di euro. In appena cinque anni Mirabilandia aveva investito oltre cinquanta milioni tra Reset, iSpeed, Master Thai e Divertical. Il paradosso è che proprio questo enorme ciclo di investimenti coincise con la crisi economica che colpì duramente il settore italiano dei parchi nel 2012, aggravata dalla contrazione delle vacanze, dal maltempo e dal terremoto in Emilia. Mirabilandia rispose continuando a utilizzare le grandi novità come strumento di richiamo nazionale, ma parallelamente aumentando promozioni, sconti e pacchetti con gli alberghi.
Da un insieme di attrazioni a veri mondi tematici
Se la grande rinascita degli anni Novanta aveva insegnato a Mirabilandia quanto fosse importante possedere attrazioni competitive, dalla metà degli anni Dieci iniziò una trasformazione differente: non bastava più tematizzare la singola giostra, bisognava costruire aree coerenti.
Nel 2014 nacque Dinoland, pensata soprattutto per le famiglie e costruita attraverso attrazioni nuove e impianti precedenti ritematizzati. Due anni più tardi arrivò però un intervento ancora più significativo: Far West Valley. Nel 2016 il direttore commerciale Tommaso Bertini spiegava a Parksmania che l’area rappresentava il primo passo di un progetto volto a dare maggiore ordine tematico all’intero parco. Le vecchie Torri Gemelle divennero Oil Towers, Pakal fu trasformato in Gold Digger, Niagara in El Dorado Falls e Phobia venne inglobata nell’universo western come Legends of Dead Town; nuove attrazioni, ristorazione, negozi e scenografie completarono una vera cittadina del Far West.
È una distinzione importante. Mirabilandia non stava diventando improvvisamente un parco progettato fin dall’origine attraverso land perfettamente coordinate: stava cercando di dare retroattivamente un ordine narrativo a una struttura cresciuta per stratificazioni. Ed è probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti della sua evoluzione.
Nel 2019 il processo fece un passo ulteriore con Ducati World, area di circa 35.000 metri quadrati realizzata attraverso un investimento superiore ai venticinque milioni di euro. Per la prima volta non era un mondo immaginario come quello maya o western a costituire il tema, ma un marchio industriale reale. Attrazioni, simulatori, negozio, ristorazione e soprattutto Desmo Race trasformavano Ducati da sponsor a contenuto stesso dell’esperienza. Mirabilandia utilizza infatti i marchi commerciali in maniera particolarmente esplicita: alcune attrazioni possono essere personalizzate attraverso sponsor — come avvenuto con Fonzies o Big Babol — mentre in altri casi la partnership diventa una vera costruzione narrativa. Ducati World appartiene chiaramente alla seconda categoria.
La stessa logica avrebbe assunto una forma ancora diversa nel 2025 con l’apertura di Nickelodeon Land, realizzata attraverso la collaborazione con Paramount. Circa 25.000 metri quadrati, dieci attrazioni, ristorazione, negozi, spazi per spettacoli e meet & greet hanno portato a Mirabilandia SpongeBob, Dora, PAW Patrol e le Tartarughe Ninja. Non è soltanto una nuova area: rappresenta anche un chiaro riequilibrio strategico verso il pubblico familiare, dopo decenni nei quali l’immagine del parco era stata dominata soprattutto da coaster e attrazioni estreme. E ancora una volta l’intervento è stato realizzato soprattutto attraverso la trasformazione di spazi già esistenti, compresa la storica Bimbopoli.
In mezzo a questa evoluzione si colloca naturalmente la cesura della pandemia. Nel 2020 il parco riuscì ad aprire soltanto il 20 giugno, con ingressi contingentati e nuove procedure sanitarie, mentre Mirabeach rimase completamente chiusa; anche la stagione 2021 cominciò soltanto a metà giugno. Fu la seconda grande interruzione esterna nella storia di Mirabilandia dopo le difficoltà economiche delle origini, ma questa volta il problema non riguardava il prodotto: riguardava la sospensione quasi totale del turismo e dell’intrattenimento dal vivo.
Un parco che non ha mai avuto bisogno di raccontare una sola storia
Guardando Mirabilandia oggi, la prima cosa che colpisce è probabilmente proprio la sua eterogeneità. Route 66 utilizza l’immaginario automobilistico americano, Far West Valley costruisce una cittadina western, Adventureland raccoglie giungla, templi e civiltà perdute, Dinoland guarda alla preistoria, Ducati World al motociclismo e Nickelodeon Land ai personaggi televisivi. Non esiste una grande storia generale che renda tutti questi mondi parti dello stesso universo.
E forse non è necessario che esista.
L’identità di Mirabilandia è sempre stata soprattutto emozionale e pluralistica: velocità, competizione, spettacolo, avventura, paura, scoperta e divertimento familiare. Qui la macchina non ha mai avuto bisogno di scomparire completamente dietro la narrazione. Katun può essere contemporaneamente un coaster straordinario e un elemento di un mondo maya; iSpeed può avere un tema automobilistico, ma rimane innanzitutto una macchina costruita per far percepire accelerazione e velocità. È una concezione differente rispetto ai parchi nei quali la tecnologia viene deliberatamente nascosta per mantenere l’illusione narrativa.
Anche spettacoli e personaggi seguono questa logica. Mirabilandia ha sviluppato proprie mascotte, tra cui Mike, Otto e Mirabella, ma non ha mai costruito intorno a esse l’identità complessiva del parco. Gli show, invece, hanno sempre avuto un ruolo particolarmente forte, soprattutto quelli dedicati agli stuntman: la tradizione iniziata negli anni Novanta continua oggi anche attraverso Hot Wheels City – La nuova sfida, nel quale una proprietà commerciale diventa nuovamente parte dello spettacolo.
Proprio per questo Mirabilandia può essere letta come un parco con tre anime sovrapposte. La prima appartiene alla Riviera del «divertimentificio»: grandi flussi estivi, spettacolo, pubblico popolare e voglia di prolungare la giornata oltre la spiaggia. La seconda nasce con la rinascita della fine degli anni Novanta e costruisce la reputazione del parco attraverso attrazioni tecnologicamente importanti, record e adrenalina. La terza è quella contemporanea, nella quale la tematizzazione diventa sempre più strutturata e marchi e proprietà intellettuali internazionali permettono di costruire mondi destinati a pubblici differenti.
Queste tre identità non si sono sostituite completamente l’una all’altra: convivono.
È questo che rende particolarmente interessante passeggiare oggi per Mirabilandia. Alcune strutture appartengono ancora alle origini; Katun racconta la rinascita del 2000; iSpeed la stagione delle grandi attrazioni tecnologiche; Far West Valley il tentativo di ricomporre scenograficamente il passato; Ducati World racconta l’ingresso del brand nella tematizzazione e Nickelodeon Land quello delle grandi proprietà intellettuali audiovisive.
La planimetria stessa è diventata, in un certo senso, un archivio fisico di oltre trent’anni di storia dell’industria italiana dei parchi divertimento.
Ed è anche per questo che Mirabilandia non dovrebbe essere descritta soltanto come “l’altro grande parco italiano” rispetto a Gardaland. Gardaland è cresciuto progressivamente e ha costruito nel tempo la propria dimensione fantastica; Mirabilandia ha seguito quasi il percorso contrario: è nata già grande, ha dovuto prima imparare che cosa voleva essere e solo dopo ha iniziato a costruire mondi intorno alle proprie attrazioni.
Oggi continua a cercare un equilibrio tra due esigenze apparentemente opposte: diventare più immersiva, tematica e familiare senza perdere quella cultura della velocità, dei record e dello spettacolo che ne ha costruito la reputazione.
Forse è proprio qui che si trova la sua identità più autentica. Mirabilandia non è mai stata un unico mondo perfettamente coerente. È un parco che ha imparato a trasformare la propria stratificazione in identità.
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Di seguito vi consiglio alcuni approfondimenti su Mirabilandia:
Mirabilandia: La storia di Mirabilandia – Parksmania
Come era Mirabilandia nel 1992 – Parksmania
Una raccolta di immagini e testimonianze visive del parco appena inaugurato, particolarmente interessante per confrontare la Mirabilandia originaria con quella contemporanea.
MIRABILANDIA 1996: Historical video – Parksmania
Un vero documento d’epoca che permette di vedere il parco prima della grande trasformazione della fine degli anni Novanta.
MIRABILANDIA 1999-2000: Historical video – Parksmania
Particolarmente utile perché documenta proprio gli anni della rinascita di Mirabilandia e l’arrivo della nuova tematizzazione, fino alla stagione di Katun e della Città di Sian Ka’an.



