Teoria della torta di compleanno

Potrebbe sembrare sciocco, ma nel corso degli anni ho avuto modo di sviluppare una teoria, la teoria della torta di compleanno. Il concetto è molto semplice: se qualcuno si diletta a sperimentare nuove ricette di dolci per il vostro genetliaco –a colpi di spatola e ciuffi di panna montata- quel qualcuno deve volervi davvero bene. E non credo sia una banalità.

 

Non so voi, ma di torte, nella vita, io ne ho preparate davvero tante. Di diverse, di ogni tipo. Ho sperimentato qualsiasi gusto e realizzato decorazioni man mano sempre più incredibili. Non sono così capace, ma mi ci impegno ogni volta parecchio, come una vera sfida a colpi di frusta. Semplicemente ci provo, mi diverto e talvolta mi dispero. L’obiettivo dell’aspirante pasticciere è quello di vedere il volto sbalordito del festeggiato. Non ci sarà di nuovo quella torta di compleanno. Essa sigillerà per sempre la data di quel nostro compleanno. E così il gusto, così i suoi colori.

Tenetevela stretta, la persona che si offre di prepararvi il dolce su cui soffierete delle candeline che non torneranno mai più. Tenetevi stretto chi vi prepara la torta di compleanno.

Tutto ciò che si cela dietro, è il concetto del tempo. No, non mi riferisco al numero di candeline che si sciolgono sulla glassa al burro al ritmo di “tanti auguri a te”. Mi riferisco al tempo impiegato per la preparazione della fantomatica base, forse di pan di spagna, che stiamo per sfornare.

Per la base: 180 gradi, forno ventilato, 45 minuti.

Non si tratta nemmeno di quegli insulsi quarantacinque minuti di forno. Dobbiamo andare ancora più indietro. Spesso le persone non ci pensano affatto, eppure la preparazione di una torta implica un’idea che parte non solo dall’aspetto, ma anche dal gusto, dagli accostamenti di sapori più disparati e accattivanti. La ricerca della torta perfetta di compleanno può richiedere giorni. È un’indagine, una sorta di riflessione metaforica sulle papille gustative del festeggiato. Una vera e propria ricerca sui gusti di qualcuno che amiamo. Quella persona, va analizzata, ricordata in tutti quei momenti in cui ci si è ritrovati ad ordinare un dolce al bar in una domenica mattina a colazione. È un’analisi che facciamo su quanto davvero conosciamo quella persona.

Chi si offre di cucinare la torta di compleanno, penserà per tutto il tempo di preparazione –e non sono quegli emblematici minuti di forno- se ha fatto la scelta di sapori giusta, temendo ogni secondo di sbagliare e di non soddisfare la platea di assaggiatori.

Precisazione fondamentale è che la torta di compleanno non è un semplice ciambellone. Di norma, è basilare che vi siano una farcitura e una copertura. Mi riferisco alle diverse creme che ci si diletta a preparare mentre l’impasto è in forno, statico o ventilato che sia. Preoccupati della cottura della nostra base, non possiamo fare a meno di pensare alla sera precedente quando, in disequilibrio sulle punte dei piedi –con la lingua poggiata sul labbro superiore- per afferrare dei confettini colorati, sorridevamo, impazienti di mettere le mani in pasta. Ma puntualmente, con il naso infarinato, il grembiule colmo di impasto alla vaniglia e il braccio stanco per il movimento che va dall’alto verso il basso, non abbiamo potuto fare a meno di pensare: “ma chi me l’ha fatto fare?!”

Ecco, neanche il momento della spesa è da sottovalutare. Tenetevi stretto chi si offre di acquistare gli ingredienti con cui realizzeà la vostra torta di compleanno.

Quarantacinque minuti di forno, tempo di raffreddamento, sformiamo il nostro dolce dalla teglia. Anche la bagna deve raffreddare, o la farcitura perde di consistenza. Sudiamo freddo, tutti noi, dilettanti pasticcieri. Tanto, la crepa, il pan di spagna deformato, è tutto assicurato! Ma continuiamo imperterriti, perché la torta, ad una festa, proprio non può mancare. Che compleanno sarebbe?

Forse, quattro ore, è il tempo minimo che si impiega per la preparazione di una torta di compleanno. Chiaro, se ci anticipiamo. Non sottovalutate la realizzazione di tale leccornia, perché prende davvero molto tempo della giornata di qualcuno. Già pesare gli ingredienti, perdersi tra le ciotole e le spatole, è un grande atto d’amore. Macchiarsi, pasticciare, dover sistemare, litigare con il sac-à-poche, sono solo poche delle cose che prevedono una giornata in pasticceria. E il trasporto? Dover pensare a come far recapitare la torta a casa del festeggiato, non è cosa da poco. Potremmo rovinare tutto, perdere ore di lavoro senza riuscire a mostrare il nostro amore fatto a torta.

 

E nel momento del taglio della torta, dopo il soffio delle candeline regolarmente semi sciolte sulla nostra grezza copertura, quando volano forchettine e piattini di un dubbio colore da una mano all’altra, allo spettacolo dei ciuffi di panna imprecisi deturpati da un coltello quasi inadatto a tagliare quel dolce a strati, sorridiamo, esausti. In cinque minuti, ogni fetta si dilegua nello stomaco di ciascun invitato. A mani conserte abbassiamo lo sguardo, perché in fondo non siamo mai soddisfatti del risultato. Eppure, in coro, tutti ci diranno indubbiamente che la torta è buona, che abbiamo delle doti. Loro non sanno mica che abbiamo litigato con la carta forno o con il burro fuso. Non sanno nemmeno che abbiamo pesato mille volte la farina per essere sicuri della quantità. Non sanno che un po’ di tuorlo è finito nell’albume che ci serviva per fare la crema al burro meringata. E sono ignari del fatto che abbiamo dovuto lavare il pavimento due volte per togliere ogni residuo di composto zuccherato schizzato via dalla planetaria.

Osserviamo il festeggiato, troppo preso dai regali o dal congedarsi dagli altri. Un lavoro di svariate ore ha compiuto la sua missione in poco meno di dieci minuti. Il bello è che a noi la torta non va nemmeno più di tanto: ci abbiamo avuto a che fare abbastanza. Ma ci basta un grazie smorzato per dimenticare tutta la fatica della giornata. In fondo è il loro compleanno, meritano di esserne felici. E al suono ridondante di un’ipocrita risposta come “figurati, è solo una torta!”, giriamo i tacchi per tornare a casa, la festa è finita.

Questo pensiero, il concetto del tempo rubato per la realizzazione di un dolce non semplice per tutti, io l’ho maturato in un momento preciso della mia vita. Amo dedicare tempo alle persone a cui tengo, credo sia una meravigliosa manifestazione d’affetto. Mi piace realizzare torte, perché implica tutto questo, e vorrei tanto che tutti potessero capire quanto sia prezioso tenersi stretto qualcuno disposto a dedicare il proprio tempo agli altri.

 

 

E io, questa teoria, l’ho progettata proprio mentre mi accingevo a spremere il sac-à-poche per apporre l’ultimo ciuffo di panna sulla torta del mio venticinquesimo compleanno.

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