Recensione di Klaus – I segreti del Natale

Novembre sta finendo e questo vuol dire solo una cosa: si sta avvicinando il Natale! Che voi lo amiate o no, questo periodo non porta con sé solo una certa dose di magia, ma anche tutta una serie di film e cartoni animati dedicati. E se pensavate di averli visti proprio tutti, oggi voglio recensire una piccola chicca targata Netflix: Klaus – I segreti del Natale. Un cartone animato delicato e tenero sulle origini delle letterine a Babbo Natale.

Trama

Klaus è un film d’animazione spagnolo del 2019 scritto e diretto da Sergio Pablos. Il protagonista è Jesper, figlio viziato del direttore dell’Accademia postale, abituato da sempre a non dover lavorare per vivere grazie ai soldi del padre. Per dargli una lezione dopo l’ennesimo fallimento, il padre decide di mandarlo a fare il postino nella lontanissima isola di Smeerensburg, situata nel circolo polare artico. Jesper ha una missione impossibile da portare a termine – a parte sopravvivere – affrancare 6000 lettere entro un anno. La difficoltà aumenta quando il ragazzo raggiunge l’isola e scopre che è, da sempre, spaccata a metà tra due famiglie che, vuoi per tradizioni, vuoi per abitudine, si fanno la guerra e non si parlano. Allo stremo delle forze fin dall’inizio, Jesper è sul punto di arrendersi, ma tutto cambierà quando farà un incontro al di fuori del comune con un boscaiolo burbero che vive in una casa piena di giocattoli: Babbo Natale. Tra i due nasce un’amicizia eccentrica, che fa ridere, ma anche riflettere e che porta un beneficio a entrambe le parti. Infatti, Jesper racconta ai bambini che scrivendo una letterina a Klaus saranno ricompensati con un giocattolo e la voce si sparge a macchia d’olio. Klaus, dal canto suo, è entusiasta dell’impresa, perché vedere la gioia sul volto dei bambini quando scartano i giochi creati dalle sue mani lo rallegra più di ogni altra cosa. Insomma, un’amicizia che lega un povero opportunista e un signore dal cuore gentile: un’accoppiata che si rivelerà essere più vincente del previsto.

Recensione

Non sono una che sperimenta troppo con i film di Natale e tendo a rivedere spasmodicamente sempre gli stessi, tra Mamma ho perso l’aereo e Miracolo sulla 34esima strada. Questa volta ho deciso di fare altrimenti, complice una coinquilina amante del periodo natalizio, e ne sono estremamente felice. Klaus è un film d’animazione curioso, che ci porta alle radici di una tradizione antichissima e che appartiene a ognuno di noi. Ho apprezzato molto il fatto che qualcuno abbia pensato a che storia ci fosse dietro la lista dei buoni e dei cattivi e alla scrittura della letterina, perché tutti abbiamo creduto a Babbo Natale, ma nessuno si è mai chiesto cosa fosse successo prima. Come nasce una favola, come si trasforma in tradizione popolare? Questo è senz’altro uno dei risvolti più apprezzabili di questo cartone, ma c’è molto altro. Ho adorato l’amicizia tra Jesper e Klaus, perché fa vedere come a volte le accoppiate più sconclusionate siano anche le migliori. È grazie a quel rapporto se i due protagonisti crescono e si perfezionano: Jesper impara a fare del bene senza voler ottenere niente in cambio, mentre Klaus finalmente esce dall’isolamento forzato in cui si era costretto dopo un evento triste del suo passato. La magia del Natale riesce nell’impossibile in questo film dolcissimo, riuscendo a riportare la pace in un posto in cui c’era sempre e solo stata guerra (ingiustificata). In poche parole, un film d’animazione in cui si respira l’atmosfera natalizia e si torna un po’ bambini, tra un simpatico postino che si cala per il camino e un Babbo Natale burbero, ma dal cuore buono.

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