L’altro giorno stavo parlando con un collega e siamo finiti su una riflessione interessante. Molto spesso ci lamentiamo del fatto che le persone non ascoltano i consigli. I bambini non ascoltano gli adulti, gli adolescenti non ascoltano i genitori e, a dire la verità, anche molti adulti continuano a fare esattamente la stessa cosa.
Quante volte diciamo: “Te l’avevo detto”? E quante volte, invece, siamo stati noi quelli che hanno voluto verificare tutto da soli?
La verità è che l’essere umano impara moltissimo attraverso l’esperienza. C’è qualcosa dentro di noi che ci spinge a voler provare, verificare, toccare con mano. Ce l’abbiamo nel DNA. Per questo spesso non ci basta una spiegazione o una teoria. Vogliamo vedere se è davvero così.
Eppure ho capito che, se tutti ragionassimo in questo modo, il progresso sarebbe impossibile. Questa riflessione mi è tornata in mente mentre studiavo Storia della Scienza. Guardando l’evoluzione delle varie discipline, dall’astronomia alla medicina, dalla matematica alla chimica, mi sono accorta che nessuno dei grandi studiosi del passato è ripartito da zero. Ognuno ha preso le conoscenze di chi era venuto prima e ci ha costruito sopra qualcosa di nuovo.
Se ogni generazione avesse deciso di fidarsi soltanto della propria esperienza, saremmo ancora al punto di partenza.
Ed è qui che ho capito una cosa che sembra banale ma che in realtà è molto difficile: a volte la scelta più intelligente è fidarsi. Non ciecamente. Non senza spirito critico. Ma fidarsi abbastanza da accettare che qualcuno abbia già percorso quella strada prima di noi. Perché voler riscoprire da soli qualcosa che è già stato scoperto spesso non è coraggio. È solo una perdita di tempo.
Secondo me chi riesce ad andare contro l’istinto di dover provare tutto sulla propria pelle è già una spanna avanti. Chi riesce a fermarsi e dire: “Forse questa persona ne sa più di me”, oppure “Forse questa teoria esiste per una ragione”, sta facendo qualcosa di molto difficile. Sta scegliendo il ragionamento al posto dell’impulso. E forse è proprio questo uno dei modi in cui cresciamo davvero: non quando impariamo soltanto dai nostri errori, ma quando riusciamo a imparare anche dagli errori e dalle scoperte degli altri.
Qui Sara Scrive, passo e chiudo!





Concordo. In generale credo che si debba trovare l’equilibrio tra il fare il proprio percorso, che significa emanciparsi ed emanciparsi soprattutto mentalmente, con indipendenza di pensiero e quindi “sbagliare con la propria testa” e saper essere in ascolto dell’esperienza delle persone con cui veniamo a contatto senza chiudersi all’esperienza altrui.
Hai detto una parola che per me è tutto: equilibrio. Io penso che sia quella la bussola che ci deve accompagnare ogni volta che affrontiamo qualsiasi cosa! Ti ringrazio per avermi letto e condiviso il tuo parere.