Oggi ho imparato una cosa che probabilmente avrei dovuto capire prima: non tutte le persone sono fatte per costruire qualcosa insieme.

Non sto dicendo che dobbiamo frequentare solo persone uguali a noi. Anzi, credo che si debba essere gentili, educati e disponibili con tutti. Le differenze possono essere una ricchezza e spesso ci aiutano a crescere. Però ho capito che c’è una differenza tra andare d’accordo con qualcuno e costruire con quella persona un rapporto profondo, una collaborazione o un progetto di lungo periodo.

A volte ci troviamo davanti persone che hanno un modo di vedere la vita, i rapporti, i problemi e le priorità completamente diverso dal nostro. E quando queste differenze sono troppo profonde, ogni situazione finisce per essere interpretata in modo opposto. Si creano tensioni, incomprensioni e discussioni che si ripetono continuamente, perché il problema non è il singolo episodio ma il fatto che si parte da presupposti incompatibili.

La cosa importante è che non voglio giudicare chi non se ne accorge in tempo. Anche perché è successo tante volte pure a me.

Spesso rimaniamo in una situazione perché ci sembrano valide le ragioni per restare. In una relazione tossica, per esempio, tendiamo a giustificare l’altra persona. Ci diciamo che in fondo è una brava persona, che quel difetto può essere sopportato, che quella gelosia passerà, che l’amore è più importante del resto. In un lavoro restiamo perché pensiamo di non trovare di meglio. In un progetto continuiamo perché ci abbiamo investito troppo tempo, troppe energie o troppe aspettative.

Il problema è che a volte confondiamo la perseveranza con l’ostinazione.

Affrontare le difficoltà è giusto. Mettersi in discussione è giusto. Fare sacrifici per qualcosa che conta è giusto. Ma vivere costantemente in una situazione di tensione non lo è. Perché, prima o poi, si arriva sempre a un punto di rottura. Ed è proprio questo che ho imparato: quando capisci che una situazione sta andando in quella direzione, forse la scelta migliore è andarsene prima che la bomba scoppi.

Mi viene in mente quello che fanno alcuni grandi sportivi. I più intelligenti spesso non aspettano il declino completo della loro carriera. Non aspettano di diventare la versione peggiore di sé stessi. Lasciano quando sono ancora in tempo per farlo con dignità, perché hanno capito che ogni cosa ha un suo momento.

Forse vale anche per certi rapporti. Andarsene prima non significa essere deboli. Non significa arrendersi. Significa semplicemente riconoscere che continuare a tirare la corda non porterà nulla di buono.

Perché quando arriva il punto di rottura, siamo tutti esseri umani. Possiamo perdere la pazienza, dire cose che non pensiamo davvero o reagire nel modo sbagliato. E così rischiamo di passare dalla parte del torto anche quando, fino a quel momento, avevamo avuto tutte le ragioni del mondo.

Oggi penso che una delle forme più grandi di maturità sia proprio questa: capire quando qualcosa non funziona e avere il coraggio di allontanarsi serenamente, senza aspettare che tutto esploda.

A volte la scelta più intelligente non è restare fino alla fine.

A volte è semplicemente dire: “Ragazzi, ho capito che questa situazione non va bene e non voglio continuare a esasperarla. Vi auguro il meglio, ma questa strada non fa per me.”

E poi andare avanti.

Qui Sara Scrive, passo e chiudo!

Written by

Sara

Romana, classe 1998.
La maggiore delle sette sorelle Greffi.
Fondatrice di Sara Scrive, curiosa per natura e instancabile sognatrice.
Racconto la vita come un film — tra arte, storia e viaggi.