Dopo aver preso la mia seconda laurea magistrale, questa volta in Scienze Storiche, mi sono ritrovata in quella fase strana della vita che forse molti conoscono bene: quel momento in cui raggiungi finalmente un obiettivo importante, uno di quelli per cui hai studiato per anni, per cui hai sacrificato tempo, energie, sonno e serenità, e invece di fermarti un attimo a respirare e goderti il traguardo, la tua testa comincia subito a correre verso la domanda successiva: e adesso?

Io, purtroppo o per fortuna, sono fatta così. Non riesco a stare ferma. Ho sempre bisogno di avere un nuovo progetto, un nuovo obiettivo, qualcosa da costruire, da organizzare, da rincorrere. Forse è ansia, forse è ambizione, forse è semplicemente il mio modo di stare al mondo. Fatto sta che, appena concluso questo percorso, ho sentito quasi naturale l’idea di mettermi alla prova con il concorso nazionale da guida turistica.

In fondo, mi sembrava una scelta coerente con tutto quello che sono e con tutto quello che amo. Amo la storia, amo raccontarla e amo l’idea di poter trasformare la conoscenza in qualcosa di concreto, di vivo, di utile agli altri. Mi piace pensare che i luoghi non siano soltanto posti da visitare, ma storie da leggere, da interpretare, da tramandare. E forse, se mi seguite qui su Sara Scrive, sapete bene che io ho sempre avuto questa tendenza a vedere la vita come una grande storia da raccontare.

Quando però ho iniziato a studiare davvero, mi sono scontrata con una realtà molto meno romantica di quanto immaginassi. Il programma era enorme. Ma enorme davvero. Non si trattava soltanto di ripassare nozioni di storia dell’arte, archeologia, geografia, o di avere una buona infarinatura della storia italiana. Bisognava conoscere tutta l’Italia. E quando dico tutta, intendo davvero tutta: regione per regione, sito per sito. Un elenco infinito di luoghi UNESCO, aree archeologiche, musei, parchi naturali, borghi, ville storiche, complessi monumentali e siti di notevole interesse stilati dal Ministero del Turismo.

Nel frattempo, io stavo ancora finendo la tesi e preparando la laurea. E, come spesso accade a chi pretende troppo da sé stesso, ho cercato di fare tutto insieme. Studiare per il concorso, terminare la tesi, preparare la discussione, lavorare, vivere… o almeno provarci. A un certo punto, però, mi sono dovuta arrendere all’evidenza: non sarei riuscita ad affrontare quell’esame nel modo in cui avrei voluto. Non perché mi mancasse la voglia, perché quella raramente mi manca, ma perché il materiale era vastissimo e meritava più tempo, più attenzione e più calma di quella che avevo in quel momento.

Mi sono resa conto quasi subito che il problema non era studiare. Il problema era come studiare. Non volevo imparare soltanto date e nomi a memoria. Non volevo accumulare informazioni senza anima. Non volevo semplicemente “passare un esame”. Io volevo capire quei luoghi. Volevo immaginarli, ordinarli nella mia mente, collegarli tra loro. Volevo costruire un filo logico che mi aiutasse a ricordare, ma anche a viaggiare mentalmente attraverso l’Italia. E, come succede spesso nella mia vita, da un’esigenza pratica è nato un progetto creativo. Così è nato questo libro.

In realtà, chiamarlo “libro” forse è quasi riduttivo e allo stesso tempo troppo ambizioso. Non nasce come un’opera accademica e non vuole avere la pretesa di essere un manuale perfetto o definitivo. È qualcosa di più personale e, se vogliamo, di più utile. È una guida pratica, un quaderno di studio organizzato bene, una raccolta ordinata di luoghi meravigliosi che mi ha permesso di mettere ordine nel caos.

Ho raccolto materiale da ovunque: appunti, dispense, siti ufficiali, documentari, fonti online, articoli, elenchi ministeriali. Ho confrontato le informazioni, le ho riorganizzate, uniformate, sistemate e rese più leggibili. Ho supervisionato tutto il lavoro come faccio sempre quando creo qualcosa di mio. E sì, mi sono aiutata anche con l’intelligenza artificiale, senza vergogna e senza mistero. L’ho usata per correggere testi, rendere più scorrevoli alcuni passaggi, organizzare contenuti e persino per creare immagini illustrative con uno stile coerente. Perché, se usata bene, la tecnologia può davvero essere uno strumento prezioso.

Ho scelto di seguire la struttura del concorso nazionale, quindi di dividere il libro per regioni d’Italia. Ogni capitolo raccoglie siti UNESCO, aree archeologiche, musei, monumenti, parchi naturali, borghi e luoghi di notevole interesse. Alcuni sono famosissimi, quasi iconici; altri sono meno conosciuti, ma non per questo meno straordinari. E forse, proprio questi ultimi, sono stati quelli che mi hanno sorpresa di più.

La verità è che, mentre leggevo e raccoglievo informazioni su posti che non avevo mai visto dal vivo, mi è venuta voglia di conoscerli davvero. Mi sono ritrovata a salvare mete su Google Maps, a cercare foto, a immaginare itinerari, a pensare: “qui ci devo andare”. Perché viaggiare sempre non si può. Mancano il tempo, i soldi, le occasioni. Ma studiare bene un luogo è già un modo per avvicinarsi. È un primo viaggio. È un modo per entrarci dentro con la mente prima ancora che con i piedi.

Ed è proprio per questo che, a un certo punto, ho pensato che sarebbe stato un peccato tenere questo lavoro solo per me. Se è stato utile a me per studiare, per organizzarmi e per scoprire luoghi incredibili, magari può essere utile anche a qualcun altro. A chi sta preparando il concorso da guida turistica. A chi ama viaggiare. A chi ama l’Italia. O semplicemente a chi, come me, prova continuamente quella sensazione meravigliosa di rendersi conto che non basterebbe una vita intera per conoscere davvero tutto ciò che questo Paese ha da offrire.

Per questo ho deciso di condividerlo sul mio canale Telegram Itinerari di una guida imperfetta, dove potete trovare il download gratuito.

Spero davvero che possa esservi utile, che vi faccia compagnia, che vi faccia studiare meglio o che vi faccia venire voglia di partire. Perché, in fondo, questo progetto è nato così: come strumento di studio, sì, ma anche come guida, come ispirazione e come invito a guardare l’Italia con occhi diversi.

Io intanto continuo a studiarla, a raccontarla e a sognarla.

Qui Sara Scrive, passo e chiudo!

Written by

Sara

Romana, classe 1998.
La maggiore delle sette sorelle Greffi.
Fondatrice di Sara Scrive, curiosa per natura e instancabile sognatrice.
Racconto la vita come un film — tra arte, storia e viaggi.