Due catastrofi libresche: la Pecora elettrica e la Libreria Acqua Alta

Le ultime due settimane hanno messo a dura prova due librerie italiane conosciute e rappresentative di due realtà che hanno poco a che fare l’una con l’altra, ma che hanno in comune un bene prezioso: i libri. Mi riferisco all’incendio a La Pecora Elettrica, nota libreria antifascista di Centocelle e la mareggiata che ha distrutto una buona parte del patrimonio libresco della Libreria Acqua Alta di Venezia. Due elementi agli antipodi, ma con eguale forza distruttiva: da una parte il fuoco, dall’altra l’acqua, da una parte un’azione volontariamente provocata dall’essere umano, dall’altra una catastrofe naturale, che – certo – si poteva arginare, ma non evitare. In questo articolo mi focalizzerò su ognuna di queste “catastrofi libresche”, due eventi che colpiscono i lettori come me e ci fanno apprezzare ogni singolo libro letto e dimenticato, riposto in libreria o prestato.

Quando l’odio distrugge la cultura: il caso Pecora Elettrica

Innanzitutto, un po’ di contesto: per chi non lo sapesse, questo caffè letterario antifascista si trova a Centocelle, provincia di Roma, a due passi da un centro sociale molto conosciuto. A causa delle sue posizioni politiche, la libreria era già stata oggetto di intimidazioni in passato: il 25 aprile del 2019, giorno della Festa della Liberazione – e dubito che sia un caso – ignoti avevano appiccato il fuoco seguendo lo stesso modus operandi del secondo attacco, risalente al 6 novembre.

I colpevoli hanno, ancora una volta, scassinato la serranda e lanciato del liquido infiammabile in tre punti diversi, per avere la certezza che le fiamme propagassero in tutto il locale. La vera meschinità sta, ancora una volta, nelle tempistiche: l’incendio è stato provocato proprio il giorno prima della riapertura, dopo mesi intenti a ricostruire ciò che il primo attacco aveva distrutto. E davanti ad azioni del genere, rimango convinta che nemmeno tutto l’odio del mondo potrebbe mai fermare la cultura. Una prova è l’incredibile partecipazione cittadina (e non) che è stata riscontrata dopo l’incendio, con una manifestazione a Centocelle il 7 novembre che ha coinvolto 3000 persone e l’immensa opera di sostegno e crowdfunding da parte di singoli lettori e librai.

Un patrimonio letterario perso per sempre: la mareggiata alla Libreria Acqua Alta

Ma se, da un lato, è l’essere umano l’artefice di una perdita incommensurabile, dall’altro l’uomo si fa piccolo piccolo di fronte alla forza della natura, che prende e porta via. In questo caso, l’acqua è anche il filo conduttore della libreria colpita: stiamo parlando della Libreria Acqua Alta, simbolo di Venezia dal 2004, anno della sua apertura. Da quell’anno, la libreria ha sempre attirato migliaia di turisti da tutto il mondo, accorsi anche solo per vederne l’interno: un inno all’acqua in tutte le sue forme, dai timoni attaccati alle pareti, alla gondola posta nel centro della sala e stracolma di libri.

Ahimé, l’acqua è stata anche la causa della distruzione di centinaia di libri: una perdita enorme dovuta alle forti mareggiate degli ultimi giorni, che hanno superato di 50 cm le previsioni dei due librai. Anche in questo caso, però, i lettori si sono fatti sentire, accorrendo come volontari per cercare di salvare il salvabile.

Due disastri agli antipodi, ma con un’unica conclusione: l’amore verso i libri non si può fermare, né col fuoco né con l’acqua.

Se vi piacciono i libri, perché non dare una possibilità al mio? Lo trovate QUI!

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