Downton Abbey – il film | Recensione

Ci sono serie bellissime, che hanno raggiunto dei picchi di popolarità strepitosa – come Il trono di spade o How I met your mother – che, però, hanno rovinato tutto con un finale mediocre, lasciando un brutto ricordo ai fan. Nel caso di Downton Abbey, l’uscita del film, che rappresenta il finale della serie tv, è stata la ciliegina sulla torta.

Per i non fan, ecco qualche informazione di servizio: Downton Abbey è una serie tv anglo-statunitense in costume, ambientata tra il 1912 – subito dopo l’affondamento del Titanic – e il 1926, durante la reggenza di Giorgio V. Il nome della serie è una chiara allusione alla tenuta aristocratica dello Yorkshire in cui si svolgono le vicende, in un intreccio continuo tra la vita della servitù e quella dei Crawley, famiglia che si ritrova all’improvviso priva di un erede.

Trama del film

Siamo nel 1927 e a Downton Abbey fervono i preparativi per l’arrivo di Re Giorgio V e consorte, che pernotteranno nella tenuta della famiglia Crawley in occasione di una visita nello Yorkshire. Tra la servitù scoppia il fermento e tutto il personale non vede l’ora di poter servire Le Sua Maestà, ma c’è un problema: con l’arrivo del personale di corte di Buckingham Palace, la servitù di Downton Abbey dovrà lottare con le unghie e con i denti per non farsi mettere da parte.

Anche nella famiglia Crawley l’arrivo del re e della regina porta scompiglio, tra dubbi e timori che si insinuano, nuovi amori che nascono e vecchie certezze che non si lasciano scalfire. Tutti quei personaggi a cui ci eravamo tanto affezionati non fanno che confermarsi per quello che sono: persone di un’altra epoca, ma che ci somigliano in modo incredibile.

Commento

Descrivere questo film vorrebbe dire cercare di spiegare a parole perché questa serie mi ha catturata così tanto. Credo che questo film sia stato la degna conclusione di un prodotto televisivo quasi impeccabile, curato nei più minimi dettagli come un regalo dalla carta scintillante. I costumi, il modo di esprimersi degli attori, l’avvicendarsi di problemi che a noi sembrano quisquiglie, ma che all’epoca sembravano insormontabili: è tutto ben confezionato, ben architettato, ma mai artificioso.

I personaggi a cui ci siamo affezionati negli anni si confermano essere la punta di diamante di questo show, che vanta un cast stellare – prima fra tutti Maggie Smith, i cui 85 anni non la scalfiscono in alcun modo. I legami e i contrasti, il rapporto di complicità che c’è tra servitori e aristocratici crea un mix speciale, indissolubile, che ha portato centinaia di migliaia di persone ad andare al cinema per assistere alla conclusione cinematografica della serie.

In sostanza, un finale più che soddisfacente che fa capire allo spettatore che si poteva essere rivoluzionari, autoironici e assolutamente fuori controllo anche nel 1927. L’unico neo di questo season finale coincide perfettamente con uno dei suoi punti di forza: in due ore di film si vengono a creare situazioni non autoconclusive, che lasciano lo spettatore con la curiosità di saperne di più, di vedere come va a finire. Quel grande amore appena sbocciato durerà? Non lo sapremo mai. E forse è proprio questo il bello.

 

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