Cantautori romani e canzoni poetiche

La musica dei cantautori non è finita

In questo articolo esporrò il ritratto di tre cantautori bravissimi, tutti e tre romani, diversi tra loro per età, contenuti e stile, ma accomunati da un ingrediente fondamentale nella musica: la passione.

La bellezza dei loro testi è davvero toccante. Si tratta di testi che vengono percepiti fino in fondo perché creati con parole che arrivano dritte al cuore e spesso, rivelano sentimenti in cui ritrovarsi, perdersi, confondersi. Non sono, le loro, canzoni da sentire, ma da ascoltare.
Anche se in questo modo potrei andare contro il pensiero di chi dice che invece la musica va sentita. Io credo che vada invece ascoltata come si ascoltano le persone, quando parlano, e hanno qualcosa da dirti. Ecco. Queste canzoni parlano, sono le espressioni di tre cuori molto profondi, belli, intensi. Cuori che sentono ogni cosa, percepiscono le emozioni del mondo in maniera triplicata, traducono un pensiero su carta e danno vita ad una bellissima canzone.

Fabrizio Moro: 1996, Pensa, Per me

Fabrizio Moro è attivo dall’anno in cui sono nata (1996). Lo ascolto in maniera assidua dal 2009 e l’ho conosciuto col brano Pensa. Un singolo magnifico, attuale e originale. Molti direbbero che i cantautori del passato non torneranno più, che attualmente il cantautorato sta svanendo e va via via scemando, che le belle canzoni non si possono più produrre perché nessuno riesce più a sentire le emozioni come un tempo. Io credo che invece proprio in un contesto come quello di oggi, il sentire sia più importante di ogni altra cosa e artisti come Fabrizio Moro riescono a cogliere un aspetto della realtà in maniera minuziosa e critica, facendo trasparire dai testi la potenza di un pensiero, temi di attualità come la mafia, la lotta tra faide, guerre di potere, politica corrotta.


L’artista, più volte ha affermato, durante delle interviste, di aver dato ad ogni album la possibilità di essere diverso, di essere un riflesso della propria esistenza. Non ha voluto, con questo, parlare per forza di storie d’amore vissute e finite male o di momenti di forte sconforto. Certo, anche di questo, ma più precisamente di pensieri maturati dall’età tenera, 21 anni, all’età adulta. Notiamo infatti un Moro molto più critico e decisamente consapevole di ciò che è, del suo Io, della sua essenza, soprattutto in brani come Per me, di cui ha parlato proprio in questi giorni. Il singolo, facente parte dell’ ultimo album, Figli di nessuno, parla di come per lui, molte cose siano cambiate e diventate normali da accettare e per questo la sua vita ha raggiunto un grande equilibrio.

Un breve estratto da Per me:

Per me che ho corso tanto
Come una preda che scappa dalla caccia
Per un rullo compressore ingolfato
Vento freddo che taglia la faccia
Per me che sono nato tra i mostri del bivio
Condizionato dalle ombre gettate sui passi che ho fatto
Per un sogno enorme, enorme
Chiuso dentro a una scatola che non ha forme
Per me cartone bruciato
Rimasugli resistenti di un destino beato
Per me sangue di un Cristo
Che sta su una croce ma non è inchiodato

Vittorio Belvisi: AmorePaura, Favola, Stanotte

Vittorio Belvisi è un cantautore romano. Ha fatto parte di una band, ha cantato in cori gospel e oggi è uno dei cantautori di sicuro più conosciuti a Roma. Ha scritto dei brani davvero sensibili, dolci, a tratti malinconici che invito ad ascoltare con molta attenzione. AmorePaura è il primo singolo che ho ascoltato e da lì ho iniziato subito a sentirlo a rallentatore, come se il mio cervello volesse comprenderne ogni verso fino in fondo. Di solito lo faccio con le poesie e alla fine ho concluso che lui mi ricorda proprio quei poeti che si siedono ed iniziano a scrivere tutto quello che sentono, creando qualcosa di davvero speciale, destinato a perdurare nel tempo. Guardando un’intervista fatta a Vittorio da una giornalista di un blog indipendente di informazione musicale, su questa canzone, mi è piaciuto soprattutto il modo in cui ne ha parlato. Tutte le cose importanti fanno paura, altrimenti non lo sarebbero, diceva poi o meno così, e da lì ho capito che tutto quello che fa è così bello da ascoltare perché è la sua anima che parla attraverso la sua arte, sono le vibrazioni del suo cuore che prendono vita, e dalla musica tutto questo si percepisce.


Un singolo che mi ha trasmesso un’atmosfera sognante è stato Favola, che consiglio di ascoltare, io credo di aver consumato questa canzone. Ma la favola, credo che sia quella che Vittorio riesce a creare attorno alle cose che scrive. La stessa cosa avviene con Stanotte, 2019. Il testo è al contempo profondo, sincero, romantico e nostalgico. È un misto di parole e stati d’animo che vengono fuori e vanno oltre, vengono espressi, o appena accennati, rivelati. Se le sue canzoni non avessero la musica come base, leggendole, sembrerebbe proprio di sfogliare un libro. Ho provato a fare un esperimento simile, e mi è sembrato di sentirlo parlare, e non cantare.
Questo è talento. E lui ne ha tantissimo.

Un breve estratto da AmorePaura:

Non è il messaggio che ti mando quando sono brillo
Non è l’atteggiamento da finto tranquillo
Non è la sigaretta che ti metto in bocca
Non è la tenerezza di una frase sciolta
Forse tu confondi il vuoto e il suo sapore
O forse non hai voglia di parlare
Anche adesso che ho l’inferno dentro e tremo
Sento già l’odore di una fregatura

Ma non è amore se non hai paura
Non è amore se non hai paura

 

Ultimo: Peter Pan, Wendy, Giusy e Colpa delle Favole

Ultimo è un cantautore romano di 23 anni, nato a San Basilio, Roma.
Scrive dall’età di 15 anni e col tempo, partendo da un piccolo locale e pochi ascoltatori, ha raggiunto grandi livelli. Tour nei palazzetti e negli stadi, tantissimi fans, tanto affetto.
Le sue canzoni rispecchiano il ragazzino che prima di tutto questo aveva paura ma alla fine, ce l’ha fatta. Ha rivelato chi è e l’ha fatto con la musica. Le sue canzoni parlano di sentimenti, soprattutto d’amore, ma Ultimo è bravo nel rendere ogni canzone diversa, anche se il contenuto è simile. La melodia delle canzoni colpisce e i riferimenti a personaggi da noi conosciuti del mondo animato come Peter Pan, Wendy, ci rendono un po’ bimbi e fanno sorridere. Ma chi è Peter Pan? È di sicuro l’Ultimo, il Niccolò che ce l’ha fatta, che è ancora un po’ bimbo ma vuole volare sempre più lontano. Wendy, Giusy, siamo tutte noi. Che siamo fragili, ci sentiamo insicure, ci vogliamo bene ma poi ci odiamo.

Lui ci canta e ci vuole bene, attraverso le canzoni, attaverso le parole. Con Colpa delle favole, in questi mesi, sta raggiungendo sempre più consensi, segno del fatto che le favole, a volte, diventano realtà. Di sicuro, il Peter Pan a cui si è affidato, lo ha portato lontano.

Un breve estratto da La stazione dei ricordi:

Ho il cuore che mi vola e sentiti leggero
Ho colpito a duro muso la vita
E lo faccio da una vita intera
Non mi sento mai adatto
Questi contesti indifferenti
Rido, guardo i miei difetti come fossero perfetti
Avessi gli occhi di mio padre proverei a ragionare
Ma sono nato con la voglia di strafare
E col bisogno di volare
Dicesti chiudi gli occhi non pensarci

Tre nomi, tre modi di relazionarsi alla musica. Un filo conduttore: la bellezza delle parole perfettamente proporzionate alle melodie.

Invito ad ascoltare ognuno di loro su tutte le piattaforme online ( YouTube, Spotify) e ad ascoltarli anche dal vivo.

 

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