Battute infelici e perché evitarle

Ciao a tutti! Oggi voglio parlarvi di un argomento che mi tocca molto: le battute infelici e come possiamo distinguerle e evitarle.

Innanzitutto, vi chiederete quali siano queste battute infelici di cui sto parlando.

Partiamo dalla classica frase che si sente molto spesso oggi, specialmente nella comunicazione sui social network: “Non si può più dire nulla!” Infatti, molte persone si lamentano che molte delle cose che vengono dette, sono poi “etichettate” come magari razziste, sessiste oppure omofobe.

Ma perché avviene questo?

Penso che tutti concorderemo sul fatto che la nostra sia una società patriarcale, fondata su degli stereotipi, che nella vita comune “scappano” un po’ a tutti. Ad esempio, che l’uomo non deve mostrare troppo le sue emozioni, che la donna non può “concedersi” a tante persone, eccetera.

Il problema sta proprio nel fatto che non è così: infatti, ci sono termini molto forti per definire una ragazza che va a letto con più persone (senza avere una relazione con nessuna di queste persone, magari), ma non esistono per definire un uomo che fa la stessa cosa, oppure ancora allo stesso bambino, se piange, viene detto “non fare la femminuccia” (in tono dispregiativo).

Queste sono cose sessiste? Magari non sono sullo stesso piano, ma sono piccole cose che in una società alla pari non dovrebbero esistere. Ognuno è libero di fare le proprie scelte e di esprimere la sua personalità senza essere giudicato o insultato, no?

Fino a qua, forse ci siamo. Ora passiamo alla seconda parte del discorso.

Sapete da dove nasce la parola “finocchio”, usata per insultare una persona omosessuale? Quando i gay venivano bruciati (assieme alle streghe) per coprire la puzza, venivano buttati finocchi sotto i loro corpi in fiamme.

Ecco perché questa parola non dovrebbe essere usata, insieme a “ricchione” o “frocio”. Perché sono parole che venivano usate come dispregiativi. Volete fare ironia sugli omosessuali (come su qualsiasi altra categoria, tipo che so, i pizzaioli)? Potete, non sono mica razza protetta del WWF, ma non usate questi termini.

Come è ovvio che si debba usare per definire una persona di colore la parola “nero” e non quella con la g in mezzo, che nella storia è sempre stata usata come insulto.

Sono queste le uniche “regole” da seguire, quando si parla o si fa ironia? Come penserete, no. Infatti, spesso si viene tacciati di discriminazione anche senza usare dispregiativi. Questo perché spesso delle battute rimandano a periodi storici in cui una categoria di persone era soggetta a restrizioni.

Es. Si dice “lavorare come una ne*ra”, questa, con o senza g, è una frase con un’accezzione razzista, perché allude al periodo della schiavitù.

Spero di non aver saltato nulla, se avete qualcosa da aggiungere ditemelo pure nei commenti. Ah, e spero che l’articolo non sia stato troppo pesante.

E ricordatevi che l’ironia è tale solo quando a ridere sono TUTTI (specialmente la categoria oggetto di quest’ultima), che è più bello ridere CON qualcuno, che DI qualcuno, e che non decidete voi quando le persone possono offendersi oppure no, le emozioni non possono essere controllate!

Un abbraccio,

Martina

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About Sara 379 Articles
Sara. Roma. 7 sorelle. Fangirl a tempo pieno. La leggenda narra che io sappia disegnare oltre che essere pazza per i Jonas Brothers.

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