Adattarsi: la mia esperienza a Dublino!

Adattarsi: Assuefarsi o conformarsi (biologicamente o spiritualmente) a determinate condizioni dell’ambiente, della vita, della realtà, riducendo via via le proprie reazioni o resistenze a tali condizioni [http://www.treccani.it/vocabolario/adattare/]

Ciao a tutti, per chi di voi non mi conoscesse ancora io sono Alice e in questi mesi ho fatto un po’ avanti e indietro sul blog, parlando raramente di esperienze che mi riguardassero in prima persona. Oggi però, ho deciso di raccontarvi un po’ una parte del mio viaggio in una città meravigliosa: Dublino.

Sono capitata qui un po’ per caso, riuscendo a rientrare in una graduatoria della scuola dalla quale ero sicura sarei stata esclusa. Il progetto è stato finanziato dall’Unione Europea e per tanto noi studenti siamo stati assegnati a delle famiglie selezionate e pagate.

I primi giorni -il progetto prevede una permanenza di ben tre settimane- adattarsi è stato piuttosto complicato.

La prima cosa che ho notato e che mi è subito saltata all’occhio, venendo da una città del sud dove tutti si spostano in macchina, è che qui praticamente tutti usano i mezzi e che con un autobus si può arrivare ovunque. La mia scuola dista circa mezz’ora dalla casa in cui sto e, inutile dirlo, il primo giorno mi sono persa! Adesso penso di sapermi orientare un po’ meglio, ma ammetto che i primi giorni è stata davvero dura. Una delle cose che mi colpisce ogni volta è che i mezzi non sono usati soltanto da studenti, ma da anche da adulti in completi gessati pronti per andare al lavoro.

La seconda cosa, ovviamente, è il cibo: non avrei mai pensato che il cibo italiano potesse mancarmi così tanto! La mia host mum cerca sempre di cucinare piatti italiani (a detta sua, per non farci sentire la mancanza di casa), ma abituarsi a mangiare una pasta scotta e a dover aggiungere il sale non è stato semplice. Inoltre, Dublino è una grande città e tutti sono impegnatissimi, quindi la mattina le famiglie ci danno anche il “packed lunch” (solitamente composto da un toast, un pacchetto piccolo di patatine, un succo di frutta, un frutto e un dolcetto incartato). Niente di strano nei giorni di scuola, ma è stato un trauma scoprire che non avremmo mangiato con le nostre famiglie nemmeno la domenica! Come infatti poi la nostra padrona di casa ci ha poi spiegato, per loro il pasto importante durante il quale riunire la famiglia è la domenica sera, non il pranzo.

Parlando di cibo in generale comunque, tutto a Dublino costa molto di più rispetto alle nostre abitudini. Dopo due settimane comunque ci abbiamo un po’ fatto il callo e quindi cerchiamo di prendere qualcosa al supermercato la sera prima e magari di risparmiarci una o due uscite da Starbucks.

Altra cosa -i supermercati! Vicino casa nostra c’è il Donnes Store, che vende praticamente di tutto, dal cibo ai fiori, dai prodotti di cartoleria alle cose per la casa! Se si guarda un po’ meglio vendono tantissimi dolci confezionati, come ciambelle e muffin (non so quanto siano buono per i trigliceridi, ma sono eccezionali da mangiari) e che anche alcuni tagli di carne come la Fiorentina sono venduti in delle confezioni di cellophane. Un’altra cosa che abbiamo notato è che praticamente non esistono delle patatine al gusto di patatine (però ne hanno di tutti i tipi, tra cui quelle formaggio e cipolla e quelle all’aceto) e che i salumi sono praticamente immangiabili (tranne le marche italiane e spagnole, che però hanno un prezzo decisamente alto).

Un’altra differenza, per me, sta anche nel fatto che si può bere l’acqua direttamente dal rubinetto (cosa che so si può fare anche in altri posti, ma non dove abito io) e che, in generale, a Dublino si beve moltissimo: sia la Guinness, che è un prodotto tipico, sia il vino, che molti si concedono dopo cena.

Gli orari poi, non hanno nulla a che vedere con quelli a cui siamo abituati. Non soltanto perché da me siamo solitamente molto flessibili con gli orari -dei minuti/un quarto d’ora di ritardo sono quasi la regola-, ma anche perché tutto a Dublino è “anticipato”. Gli irlandesi cenano molto presto, verso le sei circa (secondo la mia padrona di casa, infatti, per loro cenare alle sette vuol dire cenare tardissimo), mentre da noi, specie d’estate, si cena decisamente molto più tardi; questo però, fa sì che anche tutto il resto avvenga più presto: basta farsi un giro nella zona dei pub verso le otto per incontrare gente ubriaca.

Ultima, ma non per importanza, la scuola: il nostro era un college privato, per un totale di sei aule, e noi facevamo quattro ore di lezione al giorno, dal lunedì al venerdì. Essendo un programma volto a farci migliorare nell’uso della lingua, buona parte delle lezioni veniva dedicato alla conversazione, che però avveniva in gruppi di due o tre persone. Anche la pausa era diversa: non si poteva mangiare nelle aule e nei corridoi, ma c’era una sala mensa, con tanto di tavoli, sedie e perfino un tostapane e una macchinetta del caffè.

Forse si tratta di differenze piccole, per qualcuno impercettibili, ma i primi giorni era davvero stranissimo anche solo scendere le scale e bere un bicchiere d’acqua. Nonostante ciò, alla fine il nostro spirito di adattamento ha avuto la meglio: dopo un po’ ci andava bene qualsiasi tipo di condimento strano, avevamo imparato a capire quali bus portavano dove e quali facevano meno fermate e alle discussioni su argomenti anche stupidi che ci venivano presentati come importanti. Prima di questo viaggio avevo l’ansia a duemila e avevo paura che non sarei riuscita a sopravvivere alla prima settimana. Guardandomi alle spalle, adesso che vi scrivo dal sicuro del letto di casa mia, posso dire solo una cosa: vale sempre la pena provarci, buttarsi nelle cose anche quando si ha paura di non farcela, perché è meglio avere rimorsi che rimpianti. Per oggi è tutto, al prossimo articolo!

Dal paese delle meraviglie,

Alice

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About Alice 34 Articles
Alice, 17 anni. Serie tv dipendente e topo da biblioteca. Solitamente mi faccio riconoscere perché mi dispero ad alta voce per le mie (tante) OTP non canon. Nel tempo libero mi dispero perché la mia gatta mangia troppo e frequento il quarto anno del liceo scientifico.

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