Recensione: The Maus

Imbarazzante come alcuni ottimi spunti e suggestioni da urlo, finiscano per naufragare in una realizzazione tecnica zeppa di errori grossolani ed evitabilissimi.
Piange il cuore quando un film potenzialmente spaccaculi naufraga sotto il peso di ambizioni autoriali che confondono la noia col virtuosismo.

Capita a

“The Maus”
(Recensione con parziale SPOILER)

Disponibile su Netlix, “The Maus” nasce da un’idea grandiosa che in parte spoilererò, altrimenti non ci sarebbe di che scrivere.
Una coppia di fidanzati, lui tedesco che non capisce un cazzo della vita, lei bosniaca, sopravvissuta all’olocausto che la sa lunga assai, restano in panne, nel bel mezzo di una foresta, in quel di Srebrenica.
Uscire dai boschi per raggiungere l’aeroporto si presenta impresa non da poco. Il territorio è disseminato di mine antiuomo, barbaro lascito del conflitto oramai concluso, almeno sulla carta.
Cammin facendo, i nostri trovano un’auto abbandonata e un walkie talkie, dal quale provengono litanie inquietanti, finendo per imbattersi in due serbi disposti ad aiutarli (come no).
La ragazza, il cui soprannome è “Maus”, si mostra diffidente fin da subito, anche perché i nuovi venuti sono delle viscide merde. Allontanasi, salta per aria su uno dei succitati ordigni esplosivi, procurando al regista la scusa per commettere il primo di alcuni gravi errori che funestano un’opera potenzialmente di ben altra caratura.
Mentre giace nel fango il più corpulento dei serbi le zompa addosso e la stupra rivolgendole un agghiacciante: “Ben tornata a casa”.
Solo che non accade veramente: è un incubo dal quale la protagonista si risveglia indenne, se non per le ferite superficiali cagionate dallo scoppio. Fin qui tutto bene, ma l’espediente viene riutilizzato poco dopo, con l’effetto di confondere lo spettatore tanto da far perdere interesse.
Tra reale e immaginato la narrazione si arena in una serie di avvilenti ridondanze: la nuca di Selma (Maus) viene inquadrata di continuo nel corso di estenuanti piani sequenza, e sebbene ciò acquisti in seguito un senso ben preciso (che è anche il maggior punto di forza del film), alla lunga stufa.
Il feticismo per collo e testa, inquadrati posteriormente, viene esteso anche ad Alex (il fidanzato di Maus): un vezzo registico eccessivo, difficile a sopportarsi anche per lo spettatore più motivato e paziente.
Un vero peccato, perché la storia, nella sua apparente semplicità, è affascinante ed evocativa, leinterpretazioni intense, gli spunti di riflessione innumerevoli.
Di qui in avanti vado di SPOILER a biondo Dio: decidete Voi se continuare a leggere o no.
Anzi, per essere ancora più chiari:

SPOILER

C’è violenza? Sì, più concettuale che grafica. C’è sangue? Poca roba. C’è catarsi? Affermativo: siamo comunque nell’ambito del “rape & revenge”, nonostante la fase “rape” abbia avuto luogo precedentemente la narrazione e quindi off-screen.
Le parole pronunciate da Selma a schermo nero, prima che inizino a scorrere le immagini, fungono da chiave di lettura per l’intera vicenda. Invoca la protezione di Ya-Hafizu, una sorta di “Angelo Custode” muslim, ed ecco spiegate le numerosissime riprese da tergo: l’angelo c’è, la telecamera ne simula lo sguardo. Alla bisogna si farà (orrida) carne e in quanto a presenza scenica, giustamente centellinata, è DAVVERO figo.
Quando i giochi sono fatti Yayo Herrero, l’ambizioso regista ispanico padre di cotanto figlio, virtuoso ma storpio, ci regala un epilogo che ben lungi dal gettare lumi, incasina ogni cosa e sputtana definitivamente il film. Pur realizzati con maestria, i minuti finali confermano una volta di più che “The Maus” (eYayo) sono i peggior nemici di sé stessi.

FINE SPOILER

Concludendo: “The Maus” merita la visione?

Sì/no/non so.

Sì.
C’è tanta roba positiva: idee, performance degli attori (su tutti la bravissima Alma Terzic),
tematiche. Non mancano momenti di grande efficacia, emozioni forti, e una misurata poetica di
fondo. Anche i dialoghi originali, recitati in inglese e in serbo/bosniaco, non sono niente male.

No.
Yayo, hai rotto il cazzo con nuche e lungaggini: un momento in particolare (senza nuche) si protrae
per un lasso di tempo inverosimile. Se ti fai di droghe dovresti mantenere il consumo costante per
l’intera durata delle riprese o mollarle proprio, onde evitare la realizzazione di curiosi ibridi
capolavoro/puttanata, che mettono in difficoltà lo scrivente; un uso altrettanto incongruo dei
momento onirici l’ho visto solo in “Beautiful”.

Non so.
Qualora siate disposti a separare il buon seme dalla gramigna, apprezzerete l’uno e schiferete l’altra
senza irritarvi eccessivamente. In questo caso tuttavia sono amalgamati al punto che scindere risulta
un’impresa, e tanto potrebbe farVi incazzare.

Come sempre, a Voi la scelta.

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