Recensione: Ragazzi di vita

Ciao a tutte e a tutti! Questo è il mio primo articolo sul blog e ho deciso di iniziare con una cosa che mi sta davvero a cuore: il teatro. È passato ormai poco più di un mese da quando sono stata a vedere “Ragazzi di vita” ma ho aspettato un po’ prima di decidere di scrivere queste righe in merito.

Andiamo con ordine. Di cosa parla lo spettacolo? In poche parole è la trasposizione teatrale del famosissimo libro di Pier Paolo Pasolini che porta lo stesso nome. La regia è di Massimo Popolizio e in scena sono presenti quasi 20 giovani attori capitanati, in un certo senso, dall’ormai noto Lino Guanciale che veste i panni di “primo lettore del romanzo”. La trama del libro è semplice in quanto è una raccolta di storie di vita di ragazzi comuni di Roma. Perché dovrei avere interesse ad andare a vedere uno spettacolo che parla della vita di ragazzi normali? Di base, credo che giudicare il libro dalla copertina sia sempre sbagliato e in questo caso ancora di più. Certo, per chi non ha mai letto Pasolini la trama può sembrare banale e decisamente noiosa ma in realtà non è così: Roma potrebbe essere qualunque altra città italiana e quei ragazzi che la popolano potremmo essere noi stessi. Potremmo trovarci davanti alla trasposizione della nostra vita, con alcuni cambiamenti ma con la stessa essenza. Una volta superate le eventuali perplessità si va a teatro ed è lì che ha inizio la vera magia: il tempo di trovare il posto, di sedersi e ci si trova già catapultati in un mondo vecchio ma nuovo, un mondo dal quale si uscirà poco meno di due ore dopo, colpiti o meno da ciò che si è visto in scena.
Senza anticipare troppo, lo spettacolo si apre con un grande monologo di Guanciale che regge benissimo la scena da solo e al quale è impossibile negare gli applausi a scena aperta. Si prosegue via via con i vari capitoli del libro, che vengono condensati in rappresentazioni più o meno brevi e nelle quali ci sono tanti o pochi personaggi a seconda della necessità. Quello che colpisce lo spettatore è la straordinaria umanità con la quale vengono rappresentati i singoli personaggi: tutti, dal primo all’ultimo, hanno una loro caratterizzazione. Credo sia impossibile distinguere tra protagonisti e personaggi secondari in quanto ognuno porta in scena la propria vita ed è quindi protagonista stesso di ciò che gli accade: tutti compiono le loro scelte senza badare troppo a ciò che li circonda. Tra i miei personaggi preferiti figura sicuramente il Riccetto (interpretato da Lorenzo Grilli): personaggio controverso che ti porta a riflettere sulle scelte ambigue che ciascuno di noi compie nel corso della propria vita e che ti fa sorgere una sola domanda: “perché?”. “Perché cosa?” si chiederà chi non ha ancora visto lo spettacolo o letto il libro…a questa domanda non risponderò, mi dispiace, non posso rovinarvi la sorpresa…
Passando all’allestimento scenico, non c’è nulla che salti all’occhio, il palco è spoglio e presenta solo pochi elementi che sono spesso mossi dagli stessi attori in scena. Secondo me, questo è un punto di forza della rappresentazione: non servono grandi scenografie per un grande spettacolo, anzi spesso l’essenziale è più che sufficiente per arrivare dritto allo spettatore. Il palco è usato in tutta la sua interezza, specialmente nelle scene che vedono presenti tutti gli attori. Quello di “Ragazzi di vita” è sicuramente un palco che pullula di vita in tutti i sensi: attori che corrono su e giù, che arrivano anche con il fiato un po’ corto alla loro battuta ma che non perdono occasione di ricordarci quanto fosse importante per lo stesso Pasolini descrivere la vita, né più né meno. La vita piena, la vita vera, vissuta senza incertezze e con la gioia che generalmente è tipica di ogni bambino innocente e puro.
Alla fine di tutto, cosa ne penso io? Banalmente penso che sia uno spettacolo da vedere assolutamente per la bravura degli attori in scena (Guanciale e Grilli in particolar modo) ma anche per tutti i colori che “invia”, minuto dopo minuto, allo spettatore che non può fare altro che applaudire. Un applauso che sembra non cessare mai e che esprime l’assoluto apprezzamento verso la rappresentazione. L’unica parola che mi è venuta in mente al termine è stata “wow”, 3 sole lettere che forse non bastano a riassumere la bellezza che si è fissata nei miei occhi e nel mio cuore. So di sembrare esagerata ma credetemi che non lo sono; credo che rivedrei lo stesso spettacolo ogni singolo giorno, o quasi, e sarei capace di stupirmi per qualche piccolo dettaglio che mi sfuggirebbe sicuramente.
Come ultima cosa, vorrei dire che spero che tutti riescano ad andare a vedere lo spettacolo, anche i più scettici perché mal che vada rimarranno fermi nel loro punto di vista ma si saranno certamente arricchiti e ritorneranno a casa con un’esperienza in più sulle spalle.

Vi ringrazio se avete speso qualche minuto a leggere queste mie righe, che spero abbiate gradito. Sarei curiosa di sapere cosa ne pensate, Ilaria.

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Ilaria
About Ilaria 36 Articles
Sono una studentessa universitaria appassionata di teatro e di recitazione in generale ma anche di tennis.

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