Recensione: Gantz

RECENSIONE DI
“GANTZ”
CON SPOILER GENERICI, VABBE’…CHISSENEFREGA

Sono trascorsi innumerevoli anni dalla mia ossessione per Ken il guerriero (anche se ogni tanto mi sorprendo ancora a cantarne la sigla, puntualmente con la pelle d’oca), e credo di poter affermare in tutta onestà che di anime e manga mi importi meno di zero.

Tuttavia una settimana fa mi sono imbattuto in “Gantz”. E in due giorni ho visto tutti i 26 episodi della prima (e unica) stagione, godendomela un mondo al netto dello scontro troppo  lungo con l’alieno Suzuki.

Protagonisti che muoiono male, cinismo e sana ossessione per il sesso, moralità assente o ambigua, turbamenti adolescenziali (nel caso del sottoscritto, e anche nel vostro dite la verità, mai realmente superati) impreziosiscono una narrazione via via sempre più emozionante.

La galleria dei personaggi è quantomai variegata e interessante: imbecilli e geniali, puri di cuore (un’esigua minoranza) e pervertiti. Su tutti primeggia il mio favorito: il cane leccafanciulle.

Capirete a chi mi riferisco nel primo o nel secondo episodio, subito prima dell’incontro con l’uomo-porro, e realizzerete di essere al cospetto di una produzione unica e divertentissima.

In “Gantz” c’è tanta roba: sangue, tette, mutilazioni e sesso esplicito, indigenti massacrati a scopo ricreativo, tette, lussuria che gradualmente evolve in un sentimento più nobile, l’ambivalenza dei rapporti umani e ancora tette.

Come d’uso nelle storie giappe la trama riesce a commuovere quando meno te l’aspetti.

Sulla lunga distanza le riflessioni sui massimi temi dell’esistenza vanno di pari passo con una sarabanda sempre più spettacolare di trovate demenziali e al contempo epiche, conferendo alla vicenda ulteriore spessore e intensità.

A detta degli esperti, il mancato rinnovamento della serie ne ha decretato la risoluzione frettolosa che lascia la maggior parte, se non la totalità, degli interrogativi in sospeso.

Tale conclusione, però, ben lungi dal risultare deludente, compensa l’assenza di autentiche risposte con un pathos eroico catartico e soddisfacente.

A seguire un film in computer grafica (“Gantz: 0”) che visionerò quanto prima, consapevole che gli enigmi rimarranno tali: d’altronde, perché prendersi il disturbo di spiegare qualcosa che funziona benissimo anche se non ci si capisce un cazzo?

Gli irriducibili possono rifarsi leggendo il manga, giunto a fine corsa col 383esimo capitolo.

Io ne starò lontano.

Concludo menzionando la poetica sigla di coda; quella di testa è inascoltabile.

Siete ancora qui?

Andate a spararvi “Gantz”!

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