Quel fatidico 20 aprile 2018 quando Avicii si suicidò

He said, “One day you’ll leave this world behind. So live a life you will remember.”

Non so se sono l’unica ad avere sul telefono una playlist in cui ho tutti pezzi che non mi stanco mai di ascoltare. I miei generi musicali sono molto vari, ma in quella playlist ci sono molte canzoni di Avicii, che adoravo e adoro ancora adesso.

La prima volta che lo conobbi, era il 2013. Mentre ero in macchina con mio padre, partì questo pezzo “Wake me up” che mi rimase in testa per mesi. Incuriosita ho iniziato a documentarmi sui testi e su altri suoi pezzi, e mi sono innamorata. Ed è per questo che quando lessi su twitter l’annuncio della sua morte, il mio cuore si spezzò in mille pezzi.

La pazza vita da dj: chi era Tim Bergling?

Tim Bergling, futuro Avicii era nato l’8 settembre 1989 a Östermalm, un quartiere dell’area est di Stoccolma, la capitale della Svezia. Bergling iniziò a mixare canzoni nella sua camera da letto e a pubblicarle gratis su un blog di musica svedese e, in seguito, sul suo profilo MySpace. Raccontò più avanti di aver scelto il nome d’arte Avicii perché “Bergling” (il suo cognome) era già stato preso da altri. Avicii è un riferimento all’Avīci, che significa “senza onde” ed è, semplificando un po’, il livello più basso di quello che per il buddismo è il corrispettivo dell’inferno.

Avicii ha raccontato che tra le sue influenze musicali c’erano Axwell, Laidback Luke, Eric Prydz Steve Angello, il trio Swedish House Mafia e i Daft Punk. A proposito di quest’ultimi, Avicii disse di essersi appassionato alla musica elettronica “ascoltando i Daft Punk, molto prima di sapere che nome avesse quel genere musicale”. Avicii firmò il suo primo contratto discografico nel 2007, a soli 18 anni, con la casa discografica Dejfitts Plays Label. La sua prima canzone che entrò nelle classifiche di diversi paesi fu “Seek Bromance”, nel 2010. In quell’anno fu anche chiamato dal noto DJ olandese Tiësto per suonare per una settimana al Privilege di Ibiza, in Spagna: si era già fatto notare, insomma. La canzone con cui Avicii divenne davvero noto, anche oltre il suo genere musicale, fu “Levels”: fu suonata e trasmessa in tutto il mondo (non solo suonata nelle discoteche) e la base era tratta da “Something’s Got a Hold on Me” di Etta James. Nella sua carriera Avicii ha pubblicato in tutto due dischi: True, nel 2013, e Stories, 2015. Il suo EP Avicii (01), uscito nell’agosto del 2017, era stato candidato a un Billboard Music Award. Dopo alcuni anni di grande successo, nel 2016 Avicii decise di smettere di esibirsi dal vivo per concentrarsi sulla composizione e produzione in studio della musica. Della sua decisione parla il documentario Avicii: True Stories (lo potete trovare su Netflix), diretto da Levan Tsikurishvili, suo amico e collaboratore per quanto riguardava l’aspetto visivo delle sue esibizioni dal vivo.

Avicii ha tenuto il suo ultimo concerto dal vivo nell’agosto 2016 al Tennent’s Vital Festival di Belfast, in Irlanda del Nord. Aveva detto di volersi ritirare dalle esibizioni dal vivo per problemi di salute e per il troppo stress. In passato aveva infatti sofferto di pancreatite acuta, in parte dovuta all’abuso di alcol. Si era sottoposto a un intervento per la rimozione della cistifellea e dell’appendice nel 2014, e aveva dovuto cancellare i successivi concerti per recuperare. Nel 2013 disse, intervistato da Time: “Bevevo troppo e in generale facevo decisamente troppa festa. Quindi mi forzai a invertire del tutto la rotta e smettere di bere”. Pensate che ha confessato che non riusciva più a vedere i suoi amici esibirsi sul palco. “Sono ancora traumatizzato – spiegava – ma sono sicuro che riuscirò a guardare di nuovo i concerti, ho iniziato ad ascoltare di nuovo la musica, riprendendo un po’ di quella gioia”. Le feste possono essere spettacolari ma è facile farsi coinvolgere nei party in posti come Ibiza” aveva aggiunto. Poi però “ti senti solo e inizi a provare ansia. Diventa tossico”.

20 Aprile 2018

I familiari del musicista (morto a soli 28 anni) hanno rilasciato un comunicato in cui si dice che il loro Tim era “una fragile anima artistica in cerca di risposte esistenziali, un perfezionista estremo che lavorava e viaggiava ad un ritmo talmente alto da avere uno stress enorme. Quando ha smesso di fare tour voleva trovare un equilibrio per essere felice e fare la cosa che più amava: la musica“. Ma è la frase successiva che lascia aperti i dubbi sulla causa della morte (si è parlato di suicidio, ma anche di una serie di problemi di salute dovuti in parte all’uso eccessivo di alcol). Il comunicato prosegue: “Lottava con i suoi pensieri sul significato della vita, della felicità. Non ce la faceva più. Voleva trovare pace. Tim non era fatto per la macchina del business in cui si è ritrovato, era un ragazzo sensibile che amava i suoi fan ma schivava la luce dei riflettori. Tim sarai amato per sempre e ci mancherai. La persona che eri e la tua musica terranno viva la tua memoria. Ti vogliamo bene, la tua famiglia

Suicidio?

Avicii si sarebbe tolto la vita utilizzando un pezzo di vetro, ottenuto da una bottiglia rotta. Lo riporta il sito di gossip Tmz, attribuendo la notizia a fonti anonime. “Le nostre fonti hanno riferito che il taglio inferto con il vetro ha causato un dissanguamento che gli è stato fatale”, si legge su Tmz, “Avicii ha rotto una bottiglia e ha usato i cocci per tagliarsi. Ci è stato inoltre riferito che tale ferita sarebbe stata inflitta all’altezza del collo, mentre altre fonti lo hanno negato con fermezza, dicendo che il ragazzo si era invece tagliato i polsi“.

La funzione sarà privata, alla presenza solo delle persone che erano più vicine a lui

La famiglia lo ha seppellito in un cimitero vicino Stoccolma. Il suo amico americano Jesse Waits ha pubblicato su Instagram la foto del testo distribuito al suo funerale, sul quale si leggono semplicemente il suo vero nome, Tim Bergling, il suo anno di nascita (1989) e quello in cui è morto (2018), su un foglio di carta ricoperto da note musicali. Nello stesso post Waits ha incluso una serie di foto che raccontano la sua amicizia con Avicii.

Qualche curiosità

Qualcuno lo ha definito troppo pop, ma i numeri parlano chiaro: “Wake Me Up” di Avicii è una delle canzoni da festa più ascoltata su Spotify nel 2013!

Per il video del brano “Levels”, Avicii ha deciso di lanciare un contest su YouTube ed è stato addirittura premiato come miglior video originale.

Avicii durante l’Eurovision Song Contest 2013 ha arrangiato la canzone d’apertura “We Write Story” scritta da Benny e Bjorn degli ABBA e l’ha completamente stravolta, regalando una sorpresa ai fan: la Svezia di ieri e di oggi si sono mixate alla perfezione.

Avicii è stato scelto da Denim & Supply Ralph Lauren per accompagnare con la sua musica e le sue foto lo spot pubblicitario del noto marchio.

Avicii era il terzo dj più pagato del 2014, il suo guadagno è stato di ben 28 milioni di dollari!

Un pezzo di Avicii è stato scelto come frase per le bottiglie della CocaCola che recitano su due bottiglie diverse “Hey brother” e “Hey sister”.

Ad assistere al suo primo dj set a Miami nel 2010 c’erano… tre persone!

Nel marzo 2012 viene introdotto all’Ultra Music Festival di Miami da una vocalist d’eccezione: Madonna. Non male per essere la sua prima esibizione da headliner.

Ha sofferto per anni di pancreatite. Durante le varie convalescenze sviluppa una dipendenza da Percocet, una combinazione ossicodone/paracetamolo usato per trattare il dolore a breve termine.

Era appassionato di Carl Jung, psichiatra, psicoanalista e antropologo svizzero. Lui stesso è stato in terapia per anni.

Era un consumatore di snus, tabacco umido in polvere per uso orale, consumato principalmente in Scandinavia. Si usa posizionandolo in bocca tra il labbro e la gengiva superiore.

 

 

Insomma, una personalità particolare, che ha fatto pezzi incredibili che non invecchieranno mai. Lo ricorderemo sempre sorridente davanti alla sua console. A noi fan manchi ogni giorno.

with love

-Aurora

 

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Mi piace definirmi una sognatrice. Amo l'arte, la storia, la letteratura e la fotografia. Cerco di esprimere ciò che mi frulla in testa scrivendo.

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