Piccole Donne (il film) – recensione

Ci sono film che uniscono generazioni intere, che trascendono il tempo e lo spazio e arrivano fino a noi intatti, cristallini, come una fotografia appena scattata. Ci sono libri che tutti abbiamo studiato, letto, amato e più di ogni altra cosa vissuto. Io vivo così Piccole Donne. È stato uno dei primi classici a cui mi sia approcciata da bambina, uno dei pochi che mi ha conquistato. Per questo, quando ho saputo dell’adattamento cinematografico previsto per questo mese non potevo aspettare oltre; sono andata a vederlo e, come sempre, cercherò di spiegarvi a parole una serie di emozioni che, a distanza di giorni, sono ancora sotto pelle.

Trama

Il film – che si riferisce a Piccole donne e Piccole donne crescono ‒ racconta la storia delle quattro sorelle March: Meg, Jo, Amy e Beth. Ognuna di loro ha un mondo in sé: Meg sogna di sposarsi con un grande uomo, Jo non fa che scrivere ovunque, Amy ama con tutto il cuore (a volte sbagliando) e quando Beth suona il piano potrebbe far crollare il mondo intero. È come se ci fossero due mondi: quello fuori, con la guerra di secessione americana, e quello delle sorelle, delle loro passioni, delle loro piccole rivoluzioni.

Recensione

Quando sono apparsi i titoli di coda ho sentito una sensazione di pienezza unica, come quando finisci un bel libro. Ricordavo fin troppo bene le varie vicissitudini delle sorelle March ed ero estremamente curiosa di vedere come Saoirse Ronan avrebbe dato vita a una delle mie eroine letterarie storiche: Jo March.

Questa versione del celeberrimo romanzo di Louise May Alcott è un piccolo capolavoro, una serie di fotogrammi carichi di dettagli vividissimi, tra balli, quadri e pezzi di storia. La vita di quattro sorelle diventa la vita di ogni spettatore, perché non riconoscersi è impossibile: c’è chi è stato Jo, impavida e sognatrice, chi ha avuto sfortuna come Beth, chi non si è arresa come Meg e chi, perseverando, ha vinto, come Amy. Il film è un inno alla libertà delle donne, al loro poter essere ciò che vogliono in almeno mille modi diversi.

I tre aspetti che ho apprezzato particolarmente sono i momenti di silenzio assoluti inseriti in alcuni punti strategici, l’alchimia palpabile tra la Ronan e Chalamet, che interpreta Laurie, e l’amore incontrastato verso la scrittura di Jo. Una passione che brucia – talvolta letteralmente – ma che, al tempo stesso, la tiene in vita. E Dio solo sa quanto io la capisca.

 

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2 Commenti

  1. Purtroppo avendo ben presenti le versioni precedenti, non l’ ho apprezzato, ho trovato una esasperazione nei personaggi e i continui spostamenti temporali fortemente disorientati.Bella la fotografia e i costumi, ma sono uscita dalla sala non soddisfatta.

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