Pet Therapy: che cos’è, come funziona e come è nata

Gli animali salvano delle vite, davvero. Se non avete mai sentito parlare di Pet Therapy, questo articolo fa al caso vostro.

 

Pet therapy è un neologismo anglosassone (pet= animale d’affezione e therapy= terapia) e significa letteralmente terapia dell’animale d’affezione. Essa non rappresenta una terapia a sé, ma si identifica come un intervento sussidiario che aiuta, rinforza e arricchisce le tradizionali terapie e può essere impiegata su pazienti di qualsiasi età e affetti da diverse patologie con l’obiettivo di miglioramento della qualità di vita dell’individuo e del proprio stato di salute rivalutando, nel contempo, il rapporto uomo-animale. Ulteriore scopo di queste co-terapie è quello di integrarsi con le normali attività terapeutiche facilitando l’approccio delle varie figure medico-sanitarie e riabilitative soprattutto nel caso in cui il paziente non dimostri collaborazione spontanea. La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare il rapporto emotivo con il paziente favorendo il canale di comunicazione paziente-animale-medico e stimolando una partecipazione attiva del soggetto stesso.

Un po’ di storia:

Fin dalla preistoria il rapporto uomo-animale coesiste. In questi periodi della vita umana, l’individuo se ne serviva per lavorare, per procurarsi il cibo, per controllare i propri greggi e armenti. In altre epoche (tra le civiltà antiche e quelle medievali soprattutto) l’animale, portatore di grande energia e potere, veniva sfruttato per rituali di guarigione o in occasioni ludiche, sacre e religiose.

Ma è nel 1792 che la svolta della pet therapy avviene: uno psicologo inglese incitò i pazienti malati mentali a interagire e a prendersi cura di piccoli animali. Ciò favorì un migliore autocontrollo del paziente e scambio affettivo. A metà del 1800 in Germania, presso il Bethel Hospital, si studiarono i comportamenti di alcuni malati epilettici e disabili che nel loro quotidiano entravano in contatto con alcuni gatti, cani, cavalli e altri piccoli animali. Nel 1875 , in Francia, un medico prescrive per la prima volta l’equitazione per persone affette da problemi neurologici. Entrati nel XX secolo la pet therapy cominciò ad assumere una certa importanza nel miglioramento del comportamento dei pazienti. Nel 1919, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, negli Stati Uniti d’America, al St. Elisabeth’s Hospital, vennero usati i cani per curare i malati di schizofrenia e depressione.

Nel 1953 lo psichiatra infantile Boris Leverson  constatò che prendersi cura di un animale può aiutare a calmare l’ansia, trasmettere calore affettivo e aiutare a superare lo stress e la depressione. Nel 1977 una studiosa rivolse particolare attenzione a un gruppo di persone che avevano superato un infarto notando una positiva relazione tra chi possedeva un animale da compagnia e l’essere sopravvissuto all’attacco di cuore. La studiosa rilevò come la vicinanza dell’animale favorisse il rilassamento del soggetto diminuendo la possibilità di infarto cardiaco.

La pet therapy prese piede in Italia verso la fine degli anni ’80 con alcuni convegni e conferenze sul tema.

Fondamentale è individuare l’animale corretto per il singolo paziente in base alle preferenze personali, alle capacità psico-fisiche, all’analisi delle eventuali fobie specifiche, alle allergie e in base alla risposta emotiva nelle prime sedute. Ad esempio nel caso si dispongano di più cani si deve definire l’abbinamento cane-paziente tenendo conto della taglia del cane, dell’indole, del tipo di pelo e così via. Viene evidenziata la necessità di utilizzare animali detti da affezione e non animali selvatici perché come stabilito dalla dichiarazione universale dei diritti dell’animale quest’ultimi si sono evoluti in ambienti naturali e non antropici come quelli in cui interviene la Pet Therapy, quindi l’utilizzo di animali non di affezione rappresenterebbe una privazione della libertà. Nella pet therapy è possibile utilizzare anche altri animali come:

  • Gatti, conigli, cani
  • Cavalli (ippoterapia)
  • Asini (onoterapia)

Come l’animale influisce sul paziente:

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che, il lavoro con l’animale d’assistenza provoca i seguenti fattori:

  • la diminuzione della pressione arteriosa e rallentamento del battito cardiaco;
  •  l’incremento di motivazione e l’accrescimento della propria autostima;
  • l’integrazione nella società , la stimolazione mentale, una maggior autosufficienza grazie al tatto;
  • una moderazione dello stress perchè la comunicazione uomo-animale, che si basa su una forma di linguaggio molto semplice;
  • il senso di comunione con la natura.

In generale si è riscontrato un miglioramento nell’attenzione ed un incremento nella capacità  del controllo del proprio corpo. Per quanto attiene al linguaggio, i pazienti si abituano a parlare con l’animale e ad esprimere le proprie emozioni, cosa che, ad esempio, per un paziente autistico è davvero difficile.

 

I cani nella pet therapy:

La razza di cane più utilizzata per la pet therapy è il Golden Retriever. In America sono molto utilizzati per la pet therapy anche i dolcissimi cani di razza pitbull (non sono cattivi come li descrivono). Ma alla fine, che sia di razza o meticcio, il legame tra cane e proprietario è molto forte e va oltre ogni difficoltà.

Pet therapy per aiutare bambini e anziani:

I cani sono un sostegno importante per i bambini ricoverati. L’esempio  lo da l’ospedale Fatebenefratelli che ha permesso ai bambini ricoverati di poter stare insieme ai propri cani.

Oltre ad aiutare i malati ricoverati in ospedale, i cani sono un aiuto importante anche per le persone anziane. Vicino a Milano, una casa di riposo ha aperto le porte agli amici a quattro zampe, per permettere ai suoi ospiti di vivere felicemente la loro vecchiaia.

Bambino autistico incontra il suo cane: è subito amore!

Kaiona e Tornado

Amore a prima vista. Proprio come quello che ha unito le vite di Kaiona, bimbo autistico di 5 anni, e il cane da pet therapy Tornado. Quando cane e bambino si sono incontrati, la mamma del piccolo non è riuscita a trattenere le lacrime per la felicità. Kainoa è un bambino di 5 anni affetto da autismo. Per due anni ha atteso con impazienza che un quattro zampe potesse diventare il suo migliore amico. Ed ecco che arriva nella sua vita il dolce Tornado, un cane da pet therapy certificato. In una sala, insieme alla sua mamma, il piccolo stava aspettando impaziente il suo nuovo amico. Quando Tornado è arrivato, tra i due è stato amore a prima vista. La mamma del piccolo Kainoa ha condiviso alcuni scatti di quel momento sui social, commentando che non le era mai successa una cosa del genere. La donna non è riuscita a trattenere le lacrime dall’emozione. Il bambino non si lasciava toccare da nessuno. Ha passato dei momenti molto difficili, racconta la mamma, in cui cercava di farsi degli amici ma non ci riusciva. Ed insieme hanno pianto per questo molte volte. Il bimbo non riusciva a fare amicizia con nessuno. Ma quando Kainoa ha visto per la prima volta Tornado, è accaduta una cosa sorprendente e molto emozionante. Il piccolo si è alzato in piedi ed è immediatamente corso incontro al suo cane da pet therapy: tra i due è stato amore a prima vista! Il cagnolone non ha mai smesso di scodinzolare e il bimbo lo ha abbracciato e accarezzato senza paura. Vedendo questa scena la mamma si è commossa e non è riuscita a trattenere le lacrime. La famiglia del bambino ha viaggiato dal Giappone (dove vivono) in America, per poter incontrare Tornado. La mamma afferma che è stato un lungo viaggio, ma ne è valsa la pena. Ora il piccolo Kainoa ha un amico fedele che lo aiuterà a superare tutte le sue paure. I due cresceranno insieme uniti da un amore incondizionato ed unico.

Ex randagi donano felicità agli anziani di una casa di cura:

In molte zone della Romania i randagi vengono catturati e poi soppressi nei canili, in quanto considerati un pericoloso problema pubblico. Ma quattro di loro sono stati salvati e adesso fanno compagnia e donano felicità agli ospiti di una casa di cura. Rici, Tzuca, Mulan e Tibi sono i 4 ex randagi che ogni settimana fanno compagnia agli anziani di una casa di cura a Bucarest.

E i risultati sono sorprendenti!

Come sostiene Costantin, 78 anni, i cani danno amore, lo fanno sentire più sicuro e meglio con se stesso. Mulan, cagnolina di 4 anni, ha completamente cambiato la vita della signora Alexandrina (70 anni), la quale soffre di schizofrenia e fino a prima di conoscere questi super cani non usciva e non aveva nessun contatto con ciò che la circondava. Una signora di 60 anni afferma che non ha nessuno al mondo a parte Tibi e si commuove quando lo coccola. Tibi è il vecchietto del gruppo, ha 11 anni e tutti nella casa di cura lo adorano e vogliono stare con lui.

Birba porta il sorriso alla sua amica in ospedale:

La signora Rina ha 91 anni ed è ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Savona da agosto. Il suo unico desiderio era quello di riabbracciare la sua migliore amica, la sua cagnolina Birba, con la quale vive da 9 anni. L’attesa è stata tanta, ma dopo aver superato i requisiti di igiene e sicurezza, la piccola Birba ha potuto donare un momento di felicità alla sua migliore amica. Il loro incontro è stato davvero emozionante: la cagnolina è salita sul letto, vicino alla donna e ha ricevuto tantissime carezze. Questo incontro, forse, permetterà anche ad altri animali di accedere a reparti così delicati, per portare un sorriso ai pazienti.

Queste storie ci dimostrano che gli animali sono davvero i migliori amici dell’uomo. Come faremmo senza di loro? Se avete animali importanti per voi o conoscete storie simili, fatemelo sapere nei commenti.

with love

-Aurora

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Mi piace definirmi una sognatrice. Amo l'arte, la storia, la letteratura e la fotografia. Cerco di esprimere ciò che mi frulla in testa scrivendo.

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