Morte di un commesso viaggiatore | Recensione teatrale

Morte di un commesso viaggiatore è un’opera teatrale di Arthur Miller che è stata riadattata da Leo Muscato -che ne ha firmato la regia- su traduzione di Masolino D’Amico. Lo spettacolo si presenta in due atti di circa un’ora e dieci l’uno, tra cui si pone un intervallo di circa venti minuti. 

Morte di un commesso viaggiatore Miller

Non importa cosa dici ma come lo dici. 

Trama 

Da trentaquattro anni Willy Loman viaggia instancabilmente in lungo e in largo per gli Stati Uniti per vendere i suoi prodotti. Il sorriso, il completo e le scarpe lucide sono il suo marchio di fabbrica perché non importa cosa vendi ma come lo vendi. Ora però Willy è vecchio e i suoi figli Biff e Happy non sembrano capaci di subentrare al suo posto. Cosa succederà quindi al commesso viaggiatore? Sarà ancora capace di viaggiare e vendere come un tempo? 

Cast – personaggi 

Alessandro Haber – Willy Loman
Alvia Reale – Linda
Alberto Onofrietti – Biff
Michele Venitucci – Happy
Duccio Camerini – Charley
Beniamino Zannoni – Bernard
Caterina Paolinelli – La Donna
Anna Gargano – Jenny/Letta
Stefano Quatrosi – Zio Ben
Fabio Mascagni – Howard Wagner
Paolo Gattini – Stanley
Margherita Mannino – Miss Forsyte 

Commento 

Questo è uno spettacolo che mi ha incredibilmente sorpresa e, alla fine, si è rivelato uno degli spettacoli più belli che io abbia mai visto. Morte di un commesso viaggiatore è una storia triste, che lascia l’amaro in bocca quasi ad ogni scena ma che non smette mai di parlare con occhio critico al pubblico. 

La storia 

La storia in sé non avrebbe nulla di particolare se non fosse che narra di una famiglia vecchia ma attuale, di una famiglia come ce ne sono a centinaia anche ora che siamo nel 2020. Il padre, l’unico a portare a casa il pane, è ormai vecchio e i figli non sono di certo le migliori persone possibili. Ho adorato alla follia la storia perché mi è sembrato di rivedere la società attuale, in cui apparire conta sempre più di essere. “Io ho un lavoro”, ripete continuamente il protagonista ma la verità è un’altra ed è terribilmente più amara. 

morte di un commesso viaggiatore Willy e Linda
Willy e Linda

I protagonisti 

Voglio dedicare due righe ai protagonisti, non agli attori che li interpretano -di cui parlerò in seguito- ma proprio ai personaggi. Willy, padre di famiglia fallito viene reso terribilmente umano e fragile da Miller che lo pensa ormai a fine carriera, pieno di debiti e con una famiglia da mandare avanti.
Linda, la moglie sottomessa alla volontà del marito, che gli sta affianco sempre e comunque e non fiata è l’emblema delle mogli di una volta ma, forse, anche di ora. Da Miller viene resa fragile e forte al medesimo tempo, combattiva e rassegnata, dolce e amara.
Biff e Happy, i figli, falliti più del padre (per colpa di quest’ultimo?), uno nulla facente e ladro, l’altro sciupafemmine con la testa ben lontana dalle spalle. Vengono entrambi tratteggiati divinamente da Miller che ne traccia un ritratto preciso e alle volte anche spietato. 

Le interpretazioni 

Morte di un commesso viaggiatore vede sul palcoscenico due grandi attori quali Alessandro Haber e Alvia Reale che sono spalleggiati divinamente da Alberto Onofrietti e Michele Venitucci che interpretano i figli. Trovare un quartetto così tanto affiatato mi ha fatto un gran piacere poiché mi ha fatto apprezzare ancora di più la messinscena. Gli interpreti dei quattro protagonisti sono stati assolutamente impeccabili e hanno reso in modo magistrale i loro personaggi senza stereotiparli e senza cadere nel ridicolo. Il mio preferito è stato sicuramente Michele Venitucci (Happy) ma devo riconoscere un’eccezionale interpretazione anche ad Haber che ha impersonato Willy in maniera davvero molto ma molto efficace. 

La scenografia 

Tutto si svolge sotto gli occhi dello spettatore, passato e presente si intrecciano all’interno della stessa casa rendendo il tutto molto più familiare e accogliente. Il fatto che le stesse mura facciano da cornice a tutto lo spettacolo è in qualche modo rassicurante e contrasta con il decadimento psicofisico che subisce il protagonista. La scelta di far intrecciare tutte le vicende nello stesso luogo mi è molto piaciuta, così come mi è piaciuto l’odore di “casa” che arrivava dritto in platea. 

Di chi è la colpa dei nostri fallimenti? 

Penso che questa sia un po’ la domanda cardine di Morte di un commesso viaggiatore perché alla fine di tutto il quadro che emerge è decisamente sconfortante. Perché Happy e Biff sono cresciuti così? Gli è mancato qualcosa o sono diventati così da soli, senza alcuna influenza? La vita, secondo me, è una contaminazione: gli altri ci contaminano così come noi contaminiamo loro e noi stessi. Ognuno in questa storia ha sicuramente le sue colpe e trovo che puntare il dito contro Tizio piuttosto che contro Caio sia errato. 

morte di un commesso viaggiatore Biff e Happy
Biff e Happy

Happy e Biff sarebbero potuti diventare degli adulti differenti con un altro padre e un’altra madre? Non lo sapremo mai, quello che è certo è che a trent’anni passati hanno molto da recriminarsi e poco da incolpare. Procedere a testa alta, cercando di trovare la retta via, quella sarebbe la soluzione migliore. 

Conclusioni 

Tendo sempre a consigliare la visione degli spettacoli teatrali che io stessa vedo e con Morte di un commesso viaggiatore lo voglio fare in particolar modo. Affollate i teatri, per favore, andate a vedere questi splendidi artisti che portano sul palcoscenico una storia amara e schietta ma necessaria. 

morte di un commesso viaggiatore locandina

Avete visto questo spettacolo? Scrivetelo nei commenti! 

Ilaria 

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Ilaria
About Ilaria 135 Articles
Sono una studentessa universitaria appassionata di teatro e di recitazione in generale ma anche di tennis.

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