Metropolitana: quando viaggiare è come ritrovarsi in uno zoo

Se c’è qualcosa che odio profondamente della mia città è il dover prendere la metropolitana, attività che ormai svolgo quasi ogni giorno da circa sette anni. Ritardi, odori sgraditi, guasti tecnici sono solo alcuni dei motivi per cui vorrei buttarmici sotto ogni volta che il treno arriva (quando e se arriva) saturo di persone che a malapena riescono a respirare. Grazie alla mia imposta e del tutto negativa esperienza da viaggiatrice metropolitana, mi sono resa conto di aver passato così tanto tempo in quei vagoni ad osservare la gente, da poter stilare una lista di tutti quei prototipi, che ho più volte incontrato in metro.

Il guardone seriale:

Spesso di mezza età e sprovvisto di capelli, il guardone seriale è campione olimpico di occhiate. Maniaco dei dettagli, l’esemplare di questa prima categoria scruta con occhio attento ed in maniera prolungata, il suo oggetto di studio, preferibilmente giovane. Frequentemente però il guardone, affetto dalla sindrome di San Tommaso che non crede se non vede, sente l’esigenza di toccare con mano affinché possa verificare la reale fondatezza di ciò che osserva, rischiando anche una controrisposta violenta da parte della sua preda.

Il raccontastorie:

La seconda categoria è tra quelle che più preferisco, essendo l’unica fonte di intrattenimento in assenza degli auricolari. Il raccontastorie è un vero e proprio showman in grado di parlare senza stacchi pubblicitari per più di quindici fermate. Questa razza è però suddivisa in due sotto-categorie:

  • il raccontastorie generoso che decide di condividere a gran voce con tutto il vagone le sue storie, spesso risalenti al periodo della guerra;
  • il raccontastorie selettivo, il quale va alla ricerca di colui o colei, forse dotato/a di un’anima pura, che il narratore considera meritevole di ascoltare i suoi racconti su quanto si stava meglio prima quando c’era il Duce.

Il lettore agonistico:

Quella del lettore agonistico è una categoria meno numerosa, ma che non manca mai nei momenti in cui il vagone è stracolmo di gente. Fiero del fatto che sappia leggere, il lettore agonistico si concentra sulla sua lettura, facendo slalom tra la gente e voltando le pagine con la forza della mente. Senza mai perdere l’equilibrio, il lettore agonistico stringe il suo libro tra le braccia così come una madre farebbe con il proprio bambino. Insomma un vero e proprio portento, del quale però non si sa ancora se la sua lettura comprenda anche una comprensione di ciò che legge.

Il “mi fai sedere”:

Appartenente ad una fascia di età compresa fra i 40 ed i 50 anni, il “mi fai sedere” si sente in obbligo di guardare tutti gli under 30 seduti, con sguardo canzonatorio seguito da una serie di commenti su quanto la gioventù di oggi sia bruciata. Il “mi fai sedere” ha infatti la caratteristica di sentirsi anziano proprio nel momento in cui mette piede nel vagone, andando in questo modo alla ricerca ossessiva di uno posto dove riposare il posteriore non più giovane per dedicarsi finalmente alla sua esplorazione dei social network.

Il portiere:

Senza recepire alcuno stipendio, il portiere ha il dovere morale di proteggere le porte del vagone. Da efficiente portiere non si allontana mai dalle porte, anche a costo di essere calpestato da chi deve salire o scendere dal vagone. La sua priorità, da buon cittadino qual è, è di garantire il rispetto dei mezzi pubblici, ergendosi a bodyguard del vagone. E pensare che c’è chi pensa che possa avere un ossessivo timore di non riuscire a scendere alla sua fermata…

 

Questi sono solo alcuni degli esemplari che è possibile ammirare in metropolitana. Qual è quello che più odiate?

Qui Alessia Scrive, grazie per l’attenzione. Spero per voi che non vi riconosciate in nessuna delle categorie!

 

 

 

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Alessia
About Alessia 17 Articles
Salve a tutti, sono Alessia, ho 19 anni e vivo nella bella, ma problematica, Napoli. Mi si potrebbe definire una sognatrice, che sta cercando, però, di concretizzare il suo sogno più grande: diventare giornalista. Sono sempre stata una curiosa della vita, con un grande amore per la scrittura. Più che una passione, la mia è un’esigenza, un bisogno vitale.

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