L’indifferenza cosciente dell’occidente – “Esilio dalla Siria”

-with Shady Hamadi, nov 2018

“Non ho mai vissuto un giorno sotto le bombe, non conosco il ronzio che fanno prima di colpire, di uccidere. Non ho sofferto la fame, la sete, né ho mai vissuto nella tenda di un campo profughi. Però conosco quello che prova chi vive un dramma dall’esterno. E’ come assistere alla morte della propria madre senza poter fare nulla. Questa è la sensazione, la condizione che più rappresenta quello che voglio descrivervi. Conosco la sofferenza dell’esilio, perché ci sono nato.”  -Shady Hamadi

Per una giovane ragazza che frequenta il quinto anno di liceo, conoscere la storia di un paese quale la Siria può risultare molto interessante e può dare uno spunto di riflessione importante.

Oggi parliamo di “Esilio dalla Siria”: libro pubblicato da add editore nel 2016 e scritto dal giovane trentenne italiano Shady Hamadi, nato nell’esilio del padre. La sua vita si fonda sul sincretismo tra due differenti culture, nonché tra due religioni: quella cristiana e quella musulmana. Essere nato in una famiglia basata sulla convivenza civile ed in cui la libertà è sempre stata un aspetto importante, lo ha reso una persona dalla mentalità aperta, una persona direttamente impegnata per risolvere un problema cardine del suo popolo di origine.

Questione siriana

Il 17 aprile 1946 la Siria si rende indipendente dalla Francia. In seguito a tale evento, l’assenza di democrazia e di libertà ha portato ad  un susseguirsi di avvenimenti drammatici e alla disgregazione della società siriana. Ciò fu favorito anche dall’ascesa al potere di Hafiz al-Assad, nel 1970, il cui regime si basò sulla strategia di potere divide et impera, letteralmente “dividi e governa”. Risulta ovviamente più facile controllare un popolo frammentato, diviso in innumerevoli fazioni rivali.

In questo clima fortemente instabile, la situazione sociale è man mano peggiorata con il passare degli anni, passando attraverso repressioni e guerre. Persone comuni vengono continuamente rinchiuse in carcere, torturate e in alcuni casi portate alla morte. Si tratta si un sistema atto a distruggere psicologicamente il popolo, in modo da renderlo debole. Un sistema basato, inoltre, sull’ignoranza e sullo sfruttamento.

Sentir parlare di questa situazione risulta poi quasi impossibile: il regime di terrore impedisce ai siriani di proferire parola al riguardo. Quando poi un familiare sparisce per giorni è certo che egli sia finito in carcere. Come reagire? Moltissimi fanno ricorso agli avvocati o agli ufficiali che in cambio di esorbitanti cifre cercano di scoprire di quale carcere si trova e se il prigioniero in questione è ancora vivo. Serve davvero tutto ciò? No. Le informazioni ricavate non sono mai certe, ma tale operazione serve ad incrementare la speranza che, come si sa, è sempre l’ultima a morire.

E se già da questo punto di vista il tutto risulta drammatico ed esagerato, pensiamo alle continue morti ormai entrate nella quotidianità di tutti i cittadini. Persone semplici, come noi, che si ritrovano a veder morire i parenti, gli amici d’infanzia, i vicini di casa, in una guerra continua e inutile contro il prossimo.

Un problema occidentale

Ma perché non sentiamo parare di questi eventi? Perché i telegiornali non sembrano interessati a tali questioni? Come afferma lo stesso autore, si tratta di un’indifferenza cosciente. Un’indifferenza tutta occidentale per un mondo neanche tanto lontano viste le sole quattro ore di volo che separano le due realtà. Accettiamo le dittature reazionarie piuttosto che reagire, in nome della stabilità. Ma il nostro è un primo mondo che accetta il massacro quotidiano di centinaia di siriani e la distruzione di un Paese, e si raccoglie a Parigi per “Charlie Hebdo”.

Preferiamo una realtà che sentiamo più vicina perché si tratta del mondo occidentale: in nostro mondo democratico e libero.

“Esilio dalla Siria” non ci insegna solo la storia siriana. Ci porta alla scoperta di un popolo, ci dimostra la superficialità del nostro popolo e ci pone davanti alcuni interrogativi molto importanti: Cosa possiamo fare? Come possiamo reagire? Facciamoci sentire! Interessiamoci a tali problematiche, parliamone, apriamo un dibattito e facciamo conoscere questa storia anche ad altri. Informiamo l’Italia! Dobbiamo fare pressione perché se ne parli. Non è un caso che va silenziato.

Non bisogna contribuire alla disfatta siriana. L’informazione combatte l’ignoranza e l’ignoranza combatte la tirannia: ricordatevene sempre.

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About Diana 7 Articles
Sono Diana, ho solamente diciotto anni e vivo nel sincretismo tra diverse culture. Ciò mi ha aiutata ad essere una persona dalla mentalità aperta e con una grande dose di curiosità e creatività. Amo leggere, ma soprattutto scrivere. Se anche per voi la parola d’ordine è “originalità”, date un’occhiata ai miei articoli!

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