L’arte che uccide: “Velvet Buzzsaw”

Ho guardato il nuovo film Netflix senza saperne nulla. Di solito mi informo ma questa volta non l’ho fatto, il risultato? Sono rimasto stupito.

Che cos’è “Velvet Buzzsaw”? È una storia corale ambientata nel mondo delle gallerie d’arte. Un mondo patinato, pulito e paradossalmente, chiuso. Sì perché anche se l’arte non dovrebbe avere altro che la libertà come punto di base il mondo qui rappresentato risulta schiavo del dio denaro. La storia narra del ritrovamento di una serie di dipinti nella casa di un vecchio che è appena morto. I dipinti verranno sfruttati per ottenere ricchezza ma il prezzo che dovranno pagare coloro i quali si arricchiranno tramite quei dipinti sarà altissimo.

Nel cast figurano, tra gli altri, Jake Gyllenhaal, Toni Collette, Rene Russo, John Malkovich e Natalia Dyer. Tutti sono personaggi con nomi strani e i loro nomi rispecchiano l’eccentricità del mondo nel quale lavorano. Ci sono il critico, la gallerista, l’artista bloccato che non riesce a produrre arte, la segretaria e un operaio che spera di essere considerato un artista al solo scopo di ottenere denaro. Proprio qui inizia l’horror e, eccetto per un falso jump-scare evitabile, la costruzione è diversa dalla solita che continua a propinarci questo genere. Niente porte che sbattono, niente scricchiolii né ombre.

Ogni personaggio (eccetto la segretaria) è odioso, arrivista e falso. Per questo, come praticamente in ogni slasher, siamo spinti a tifare per il killer, in questo caso l’arte stessa. I dipinti infatti sono maledetti e chiunque ci si arricchisca non ha scampo e viene ucciso da varie forme d’arte. La musica, la scultura, la pittura murale, ogni forma d’arte è pericolosa per i personaggi di questo film.

Le morti sono praticamente parte della composizione artistica e anche qui la bravura del regista viene fuori, soprattutto in una scena e nella sua successiva descrizione.

Il paradosso nasce quando però il film è a sua volta una produzione che sfrutta quelle opere d’arte per ottenere profitto ma probabilmente il regista pensa che se è lo stesso artista che ci guadagna sia più che giustificato. Allora con chi ce l’ha? Presumibilmente con le grandi major del cinema che forse non gli permettono di uscire da quel panorama di “film indipendenti” (21 milioni e mezzo di budget non è proprio poco) per passare a produzioni ben più grandi mantenendo comunque la completa libertà un po’ come accadeva per la cosiddetta “Nuova Hollywood”. Forse punta il dito anche contro il pubblico stesso, che ormai ha il potere di abbattere un film già dalle prime immagini apparse sul web e non posso che dargli ragione in questo. Se distribuire su Netflix un prodotto così è il mezzo migliore per comunicare questa cosa al maggior numero di persone possibile in parte ci potrebbe essere riuscito.

“Velvet Buzzsaw” probabilmente sarà disprezzato, considerato un brutto film o abbattuto ma, chissà, forse il regista voleva soltanto esprimersi proprio su questo. Non solo ciò che incassa miliardi ha valore. L’arte è un’altra cosa e può non piacere, se qualcosa piace a tutti o è un vero capolavoro o è frutto di colonizzazione mentale.

 

Lorenzo

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About Lorenzo 42 Articles
Sono un grande appassionato di Cinema, soprattutto pellicole horror. Adoro anche il cinema classico e tutto ciò che non è mainstream. Sono anche un appassionato di videogiochi e serie Tv. Amo leggere e vado matto per Stephen King e Bruce Springsteen.

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