La bellezza intramontabile dei miti greci

I miti greci non invecchiano mai. Anzi, alcuni ancora oggi vengono citati, narrati o usati come ispirazione per film, libri e serie tv.

Personalmente ne sono una grande amante. Ecco qua alcuni dei miei preferiti.

Narciso e la bellezza:

Narciso al fonte. F. Lemoyne

Forse uno dei più famosi miti della storia, a noi è pervenuta soprattutto la versione romana. La versione ellenistica è molto meno conosciuta.

Nel racconto di Ovidio, Eco, una ninfa dei monti, si innamorò di un giovane vanitoso di nome Narciso, figlio di Cefiso, una divinità fluviale, e della ninfa Liriope. Cefiso aveva circondato Liriope con i suoi corsi d’acqua e, avendola così intrappolata, aveva sedotto la ninfa, che diede alla luce un bambino di eccezionale bellezza. Preoccupata per il futuro del bimbo, Liriope consultò l’indovino Tiresia, il quale predisse che Narciso avrebbe raggiunto la vecchiaia, “se non avesse mai conosciuto se stesso.” Quando Narciso raggiunse il sedicesimo anno di età, era un giovane di tale bellezza, che ogni abitante della città, uomo o donna, giovane o vecchio, si innamorava di lui; ma Narciso, orgogliosamente, respingeva tutti. Un giorno, mentre era a caccia di cervi, la ninfa Eco furtivamente seguì il bel giovane tra i boschi, desiderosa di rivolgergli la parola, ma era incapace di parlare per prima, perché costretta a ripetere sempre le ultime parole di ciò che le veniva detto; era stata infatti punita da Giunone, perché l’aveva distratta con dei lunghi racconti mentre le altre ninfe, amanti di Giove, si nascondevano. Narciso, quando sentì dei passi, gridò: “Chi è là?”, Eco rispose: “Chi è là?” e così continuò, finché Eco non si mostrò e corse ad abbracciare il bel giovane. Narciso, però, allontanò immediatamente in malo modo la ninfa, dicendole di lasciarlo solo. Eco, con il cuore infranto, trascorse il resto della sua vita in valli solitarie, gemendo per il suo amore non corrisposto, finché di lei rimase solo la voce. Nemesi, ascoltando questi lamenti, decise di punire il crudele Narciso. Il ragazzo, mentre era nel bosco, si imbatté in una pozza profonda e si accucciò su di essa per bere. Non appena vide per la prima volta nella sua vita la sua immagine riflessa, si innamorò perdutamente del bel ragazzo che stava fissando, senza rendersi conto che era lui stesso. Solo dopo un po’ si accorse che l’immagine riflessa apparteneva a sé e, comprendendo che non avrebbe mai potuto ottenere quell’amore, si lasciò morire struggendosi inutilmente; si compiva così la profezia di Tiresia.

Quando le Naiadi e le Driadi vollero prendere il suo corpo per collocarlo sul rogo funebre, al suo posto trovarono un fiore, al quale fu dato il nome di narciso. Si narra che Narciso, quando attraversò lo Stige, il fiume dei morti, per entrare nell’Oltretomba, si affacciò sulle acque limacciose del fiume, sperando di poter ammirare ancora una volta il suo riflesso.

Il tema del viaggio: Ersi

Nella Repubblica di Platone nella casa di un suo amico, il filosofo Socrate, parlando della nascita di uno Stato, inizia a raccontare la storia di un giovane: Ersi. Questi è stato coinvolto in un aspro conflitto, dal quale gran parte dei soldati è stata uccisa. Si ritiene che anche il giovane Ersi sia morto in guerra e il suo cadavere esanime viene deposto sulla pira per essere cremato, quando all’improvviso Ersi ridesta, sotto lo stupore di tutto il popolo. Ersi dichiara di essersi trovato, durante il suo breve stato vegetativo, in una sorta di Antinferno dove vi erano due schiere di anime: i dannati urlanti e piangenti e gli spiriti dei gaudenti ed esultanti provenienti dal Paradiso. Tuttavia i guardiani dell’Inferno compreso il nocchiero Caronte, invitano Ersi a non avvicinarsi troppo agli altri, essendo egli ancora tra i vivi. Ad un certo punto, dopo il tentativo di un dannato di fuggire dalla zona assegnatagli e l’immediato intervento punitivo di un’entità divina, un messaggero giunge dall’alto, gettando in mezzo alle anime una manciata di dadi, invitando le anime a raccoglierli. Sui dadi è scritto il corpo o la materia in cui gli spiriti dovranno reincarnarsi nella loro via futura e perciò l’araldo invita le anime a scegliere con saggezza e perseveranza, escludendo ovviamente Ersi. Compiuta l’operazione le anime, sempre senza Ersi, si avviano a bere le acque del Lete per perdere la memoria della loro vita trascorsa e proprio in quel momento l’anima di Ersi torna in vita tra i mortali, sopra la pira.

Storia di un dio: Zeus

Il mito più celebre che vede Zeus come protagonista è quello che narra la sua ascesa al trono degli dei. Egli fu l’ultimo figlio di Crono, titano che però era solito divorare la propria prole. L’essere teneva un comportamento del genere per via di una profezia, pronunciata da Urano e Gea. Secondo questa, proprio uno dei suoi figli l’avrebbe infatti spodestato. Rea, madre di Zeus, riuscì però a nasconderlo subito dopo la nascita dando al marito una pietra avvolta in fasce e facendogli credere che quello fosse il nuovo figlio. Zeus poté così crescere e affrontare il padre. Dopo averlo costretto a vomitare i fratelli (o avergli aperto la pancia, a seconda delle tradizioni), Zeus condusse una lotta contro Crono e gli altri Titani nella cosiddetta Titanomachia. Ottenuta la vittoria, si spartì il mondo coi fratelli. Ad Ade toccarono gli inferi e a Poseidone toccarono i mari. Infine affrontò la rivolta dei Giganti nella Gigantomachia. Una volta sistemate le cose, poté governare sui cieli. I suoi simboli sono la folgore, l’aquila e il toro.

Il dio del Sole:

Forse il secondo dio più famoso del Pantheon greco è Apollo. Figlio di Zeus e di Leto, protettrice della tecnologia, era fratello gemello di Artemide, dea della caccia. I suoi poteri e i suoi compiti erano molto ampi. Portava in cielo il Sole sul suo carro, era protettore delle arti, della musica e della poesia, ma era anche capace di scagliare frecce che portavano pestilenza ai popoli colpiti.

Il primo mito che lo vede protagonista è quello della sua nascita. Zeus aveva infatti messo incinta Leto tramite un rapporto extraconiugale. Per questo la legittima moglie, Era, desiderosa di vendetta, aveva proibito a Leto di partorire in qualsiasi punto della terra o delle isole. Leto vagò disperata per molto tempo, fino a quando non trovò l’isola di Delo, appena sorta dalle acque ma ancora galleggiante sulle onde su cui partorire.

Particolarmente rilevante anche il ruolo che il dio ebbe nell’Iliade. Schierato a favore dei troiani, li aiutò infatti molte volte nella loro guerra contro i greci. Il caso più significativo fu quando diede una ingente mano a Ettore ed Euforbo nel loro duello contro Patroclo. Stordì infatti quest’ultimo e ne fece sciogliere l’armatura. Inoltre guidò la freccia di Paride verso il tallone di Achille, unico punto debole dell’eroe. Interessanti anche le sue storie d’amore, in particolare quelle con Dafne e con Giacinto. Nel primo caso, il dio venne colpito da una freccia scagliata da Cupido, che, geloso per la sua bellezza, lo fece innamorare della ninfa Dafne mentre contemporaneamente colpiva lei con una freccia arrugginita. In questo modo, l’amore di Apollo non fu corrisposto e anzi Dafne arrivò a chiedere al padre Penéo che venisse rimossa la causa dell’amore che il dio provava per lei. Per questo motivo fu tramutata in pianta. Nacque così l’alloro, che Apollo decise di portare sul proprio capo in ricordo di quell’amore. Nel caso di Giacinto, invece, questi era un principe di Sparta molto bello. Perciò era amato sia da Apollo, di cui divenne compagno, che da Zefiro, il vento di ponente. Secondo quanto racconta Ovidio nelle Metamorfosi, proprio il vento si vendicò di quell’amore non corrisposto facendo finire in testa a Giacinto un attrezzo che Apollo stava lanciando durante un’esercitazione ginnica. Il giovane spartano morì ma venne trasformato dal dio nel fiore che porta il suo nome.

Sapienza, abilità e strategia: Atena

Atena di Storm Neverland

I miti che la riguardano sono molti. Intanto è molto particolare quello sulla sua nascita. Zeus infatti si era unito con Metide (o Meti), sua prima amante e forse anche sua prima moglie. Una profezia, però, diceva che i figli di Meti sarebbero divenuti più potenti del loro padre. Per questo Zeus cercò di scongiurare il concepimento inducendo la compagna a tramutarsi in una goccia (o in una mosca, o in una cicala) e inghiottendola. L’espediente però non funzionò. Atena nacque all’interno di Zeus e ne sarebbe uscita, già adulta, dal cranio o forse addirittura da un polpaccio.

Interessante, poi, il mito di Erittonio. Quest’ultimo era in un certo senso il figlio adottivo di Atena, divenuto in seguito re di Atene e portatore di innovazioni molto positive per la città. La sua nascita sarebbe dovuta a un tentativo di accoppiamento di Efesto con Atena. Quando questa si rifiutò (o, a seconda delle tradizioni, scomparve dal talamo nuziale), il seme del dio del fuoco cadde sulla terra e da questa terra fecondata sarebbe nato Erittonio. Atena poi avrebbe deciso di crescere il bimbo (che aveva la parte inferiore del corpo simile a un serpente) come se fosse suo, affidandolo inizialmente a tre sorelle. Erittonio, per via del suo aspetto mostruoso, era però chiuso in una cesta e Atena impose alle tre di non aprirla mai. Il mancato rispetto del divieto le fece impazzire e tutte e tre si suicidarono gettandosi dall’Acropoli.

Poseidone tra mare e terremoti:

Protettore di Corinto e di molte altre città greche, custodiva la navigazione dei marinai, che spesso in suo onore affogavano dei cavalli prima di intraprendere un lungo viaggio. La collera, d’altronde, gli faceva agitare il mare con il suo tridente e provocare maremoti. La sua benevolenza dava invece un mare calmo e varie isole sul percorso, buone per l’approdo.

Uno dei più interessanti miti è quello che lo vide contrapposto ad Atena al sorgere della città di Atene. La leggenda vuole, infatti, che nel luogo in cui sarebbe sorta la città venissero alla luce praticamente in contemporanea un ulivo (simbolo di Atena) e una sorgente d’acqua. A questo punto i cittadini della città ancora senza nome avrebbero dovuto scegliere a quale dio intitolarla. Si votò democraticamente: i maschi si espressero tutti per Poseidone, le femmine tutte per Atena. Essendo queste una in più, vinse la dea della sapienza. Ma Poseidone si vendicò devastando i campi e la cittadinanza lo placò solo promettendo che le donne non avrebbero più avuto diritto di voto.

Inoltre, è molto importante il ruolo del dio del mare nell’Odissea. Come ricorderete, ad un certo punto Ulisse trafiggeva e accecava Polifemo, il ciclope che minacciava di mangiarlo. Quel ciclope era figlio proprio di Poseidone e di una ninfa marina, Toosa. Per vendicare la violenza fatta al figlio, Poseidone rese praticamente impossibile il ritorno di Ulisse ad Itaca. E lo costrinse a peregrinare per anni lungo il Mediterraneo.

Ade, l’inferno e le stagioni:

Nonostante fosse una delle divinità più potenti nel Pantheon greco, la tradizione lo rappresenta come riluttante a lasciare il suo mondo. Per questo è molto poco presente anche nella mitologia. Ad ogni modo, particolarmente bello è il mito di Persefone, che associa le questioni d’amore al ciclo delle stagioni. Innamorato di lei, Ade la rapì col consenso di Zeus, sfruttando l’apparizione di un narciso mentre lei stava raccogliendo dei fiori assieme alle ninfe. La madre di Persefone, Demetra, rimase sconvolta dall’accaduto e si mise a cercare la figlia ovunque, prima di scoprire che era agli inferi. Essendo sorella di Zeus e di Ade, pretese la restituzione di Persefone, e al rifiuto scatenò (da dea dell’agricoltura qual era) una terribile carestia in tutta la Grecia. A questo punto Zeus ordinò ad Ade di restituire la nipote, a patto che non avesse mangiato cibo dell’aldilà. In effetti Persefone era ancora digiuna, ma Ade con uno stratagemma le fece mangiare un melograno. Demetra si arrabbiò di nuovo, ma Zeus riuscì a trovare un compromesso, visto che Persefone aveva mangiato solo sei grani del frutto. Così si pattuì che sarebbe rimasta sei mesi all’anno con Ade e sei mesi con la madre Demetra. E questo spiega come mai per metà dell’anno (autunno e inverno) la terra è infeconda. E per l’altra metà, quando Persefone torna da Demetra, tutto rifiorisce.

L’origine dei fiori:

I: Clizia

Clizia era una giovane ninfa perdutamente innamorata di Apollo, il Dio Sole, che la sedusse per un breve periodo ma che poi ne rifiutò l’amore. Quando il Dio cominciò a dimenticarsi di lei, Clizia non si rassegnò: stava seduta giorno e notte in un campo a guardare il suo amato che attraversava il cielo dall’alba al tramonto e con la testa sempre in su ne seguiva il percorso senza mai distogliere lo sguardo. Lentamente il suo corpo, deperito per la fame e per la sete, iniziò a cambiare forma trasformandosi nel fiore del girasole; ma anche dopo la metamorfosi Clizia non smise mai di guardare il sole nel cielo.

II: Mirra e Cirene

Mirra era figlia di Cinira, re di Cipro, che fece ingelosire Afrodite per la sua bellezza. La dea per vendicarsi provocò l’innamoramento della giovane nei confronti del padre Cinira. Essa, non potendo più trattenere il suo amore, cercò uno stratagemma per nascondere la sua identità e giacere col padre ingannandolo per nove notti consecutive. Quando Cinira scoprì la verità del rapporto incestuoso inseguì Mirra per ucciderla. Lei scappò fino in Arabia ma quando il padre stava per prenderla, Afrodite, impietosita, la trasformò in un albero di mirra. Dopo nove mesi Mirra iniziò ad avere le doglie e da una fessura del tronco della pianta nacque il bellissimo Adone.

III: Afrodite e Adone

Adone, fu amato follemente da Afrodite. Ares, dio della guerra, geloso dell’amore che la Dea aveva per il giovane, lo fece uccidere da un cinghiale durante una battuta di caccia. Dal sangue di Adone sembra che nacquero gli anemoni e dal sangue di Afrodite, corsa tra i rovi a soccorrere l’amato nacquero le rose rosse. In realtà le rose bianche esistevano già ed erano un fiore sacro ad Afrodite ma da quel momento, per il sangue di Afrodite addolorata, diventarono rosse.

IV: Era ed Eracle

Zeus dopo aver concepito Eracle con la mortale Alcmena tenta di conferire al bimbo l’immortalità attaccandolo al seno della moglie Era mentre essa dorme perché solo allattati con latte divino i figli generati da un Dio e da una mortale possono ottenere la vita eterna. Ovviamente Era si sveglia e si dimena facendo schizzare alcune gocce di latte in cielo e altre in terra: dalle gocce finite in cielo nacque la Via Lattea, da quelle finite al suolo i bianchi fiori del giglio.

Amore e Psiche:

Amore e Psiche. A. Canova

Psiche era la più giovane, ma soprattutto la più bella di tre sorelle. La sua bellezza era così grande ed eterea da suscitare l’ira della più vanitosa tra le dee. Accecata dalla collera e dall’odio, colei che era riconosciuta proprio come la dea della bellezza, decise di vendicarsi della fanciulla e chiese ad Amore di aiutarla. Il suo piano era quello di far innamorare Psiche di un uomo di umili condizioni. Il dio dell’Amore accettò il compito assegnatogli dalla dea, ma appena vide Psiche ne rimase talmente affascinato da innamorarsene egli stesso, perdutamente. La portò con sé nel suo palazzo, ma senza rivelarle la propria identità. Anche Psiche si innamorò di questo giovane misterioso che ogni sera si recava a farle visita, ma solo al calar del sole, per impedirle di capire chi fosse in realtà il proprio amante. Una notte, Psiche, decisa a dare un volto all’uomo che l’aveva fatta innamorare così perdutamente, ma soprattutto spinta dalle due invidiose sorelle, illuminò il viso di Amore con una lanterna mentre lui dormiva. Cupido, svegliato da una goccia di olio bollente che cadde dalla lampada sulla sua spalla, rimase così deluso dal gesto della ragazza, da arrivare ad abbandonarla. Psiche cadde preda della disperazione e iniziò a vagare per tutto il mondo alla ricerca del suo amato. Fu così che arrivò al palazzo di Afrodite per chiederle aiuto. La bellissima dea sottopose la fanciulla a quattro prove impossibili da superare, ma che lei affrontò con successo grazie all’aiuto di essere divini. La prima prova consisteva nel dividere un enorme mucchio di semi in vari gruppi a seconda del tipo dei semi, il tutto prima che la dea tornasse da una festa. Fu una formica che, avendo pietà di lei, andò a chiamare le sue compagne e in men che non si dica riuscirono a dividere tutti i semi per gruppi omogenei. La seconda prova prevedeva di prelevare e portare la lana di alcune pecore dal vello d’oro. Ma mentre Psiche correva verso le pecorelle per portare a termine la sua missione, una canna la fermò svelandole che, in realtà, quegli ovini erano belve feroci che avrebbero dilaniato il suo corpo, e le consigliò di aspettare la sera e di scuotere i cespugli tra cui pascolavano, per prendere la lana che vi era rimasta impigliata. Psiche riuscì così a superare anche questa prova. La terza prova consisteva nello scalare le ripidissime pareti di un monte e riempire un’ampolla con l’acqua di una fonte sacra. In questo caso fu un’aquila reale ad aiutarla: le strappò l’ampolla dalle mani e gliela riportò dopo averla riempita con l’acqua sacra. Per superare la quarta prova venne aiutata dai consigli di una torre parlante: la fanciulla doveva andare negli Inferi e chiedere a Proserpina di mettere in un vaso un po’ della sua bellezza. Attraverso una serie di peripezie Psiche riuscì a raggiungere anche in questo caso il suo obiettivo. Dopo aver superato tutte e quattro le prove, Psiche si vide esausta e sciupata, la sua bellezza non era più la stessa. E fu a quel punto che decise di aprire il vaso per tornare ad essere bella come sempre, benché le fosse stato detto di non aprirlo per nessun motivo, pena la morte. La fanciulla aprì dunque il vaso, ma all’interno non trovò altro che un sonno profondo che la fece addormentare all’istante Intanto, Amore, anch’egli preso dalla nostalgia per la propria amata, iniziò a cercarla dappertutto, finché non la scorse adagiata a terra, da dove la sollevò, rinchiudendo il sonno nel vaso e la svegliò pungendola con una delle sue frecce. A quel punto decise di portarla sullOlimpo per chiedere a Zeus di farla diventare immortale. Il dio accettò e le fece bere un bicchiere di ambrosia. Raggiunta l’immortalità Psiche divenne la moglie di Amore, dal quale ebbe una figlia che chiamarono Voluttà.

La tela di Aracne:

Aracne viveva a Colofone, nella Lidia. La fanciulla, figlia del tintore Idmone e sorella di Falance, era abilissima nel tessere, tanto che girava voce che avesse imparato l’arte direttamente da Atena, mentre lei affermava che fosse la dea ad aver imparato da lei. Ne era tanto sicura che sfidò la dea a duello. Di lì a poco un’anziana signora si presentò ad Aracne, consigliandole di ritirare la sfida per non causare l’ira della dea. Quando lei replicò con sgarbo, la vecchia uscì dalle proprie spoglie rivelandosi come la dea Atena, e la gara iniziò. Aracne scelse come tema della sua tessitura gli amori degli dei; il suo lavoro era così perfetto ed ironico verso le astuzie usate dagli dei per raggiungere i propri fini che Atena si adirò, distrusse la tela e colpì Aracne con la sua spola. Aracne, disperata, si impiccò, ma la dea la trasformò in un ragno costringendola a filare e tessere per tutta la vita dalla bocca, punita per l’arroganza dimostrata nell’aver osato sfidare la dea.

 

 

Con questo si conclude l’articolo. A presto

-with love

Aurora

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Mi piace definirmi una sognatrice. Amo l'arte, la storia, la letteratura e la fotografia. Cerco di esprimere ciò che mi frulla in testa scrivendo.

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