Il mito della bellezza

“The beauty myth” ovvero “Il mito della bellezza” è un classico femminista scritto da Naomi Wolf in cui affronta il problema che ogni giorno affligge le donne in tutto il mondo: “come apparire?” In una società in cui la bellezza femminile gioca un ruolo sempre maggiore, Naomi Wolf espone la funzione oppressiva e l’ossessione distruttiva legata ad essa.

Lavoro

Il mondo del lavoro non è certo immune alla bellezza, è anzi molto influenzato da essa.

The professional beauty qualification

Prima che le donne entrassero in grande numero all’interno del mondo del lavoro erano pagate per la loro bellezza (attrici, modelle, ballerine, escort…), quello che accade al giorno d’oggi non è molto diverso: la bellezza infatti viene categorizzata in professioni.

Esistono tre menzogne che funzionano per permettere che l’uso della “qualifica della bellezza professionale” da parte dei datori di lavoro sia mascherata come una prova valida del merito di una donna.

  1. La bellezza deve essere definita come una qualifica necessaria affinché una donna ottenga ruoli di prestigio
  2. La bellezza puó essere guadagnata da ogni donna attraverso il duro  lavoro e forza di volontà
  3. La donna lavoratrice deve pensare alla “bellezza” in un modo che mina ogni movimento femminista

Prendiamo come esempio il mondo del giornalismo. Se una donna viene considerata “brutta” dagli standard della società non verrebbe mai assunta per apparire in tv. Se invece una donna viene considerata molto bella ció renderebbe il suo lavoro “ridicolo” perché perderebbe di serietà e nessuno ascolterebbe ciò che dice, sarebbero tutti troppo impegnati a guardare come è truccata, che gioielli indossa e come è vestita. E ovviamente si direbbe che è riuscita ad avere quel posto di lavoro solo grazie alla sua bellezza e non grazie alla sua bravura o dedizione.

In sostanza una donna è sempre considerata troppo brutta o troppo bella per essere presa sul serio.

Il caso Craft

Quando un uomo invecchia le sue rughe vengono viste come simboli di saggezza ed esperienza, al contrario una donna deve coprire le rughe con chili di trucco altrimenti…è considerata da buttare!

È proprio quello che è successo a Christine Craft, una trentaseienne che si è scagliata contro il datore di lavoro che l’aveva licenziata perché “era troppo vecchia, poco attraente e deferente agli uomini”. Infatti veniva sottoposta a ore e ore di trucco e veniva costretta ad indossare dei vestiti che non sceglieva lei e per i quali doveva anche pagare.

La Craft è stata umiliata dai suoi colleghi, uno suggerì che fosse lesbica e Diane Sawyer le chiese se fosse davvero “unica tra le donne nella sua mancanza di abilità estetiche”.

In conclusione, dopo che Christine Craft spiegó che questa situazione l’aveva fatta sentire come se ci fosse qualcosa di mostruoso nel suo viso da nascondere e che le aveva arrecato dei danni sia economici che psicologici, perse la causa. Il giudice infatti non ritenne l’accaduto classificabile come discriminazione sessuale ma come logica di marketing.

Cultura

Anche gli uomini sono esposti alla bellezza maschile ma non la intendono come un “modello” da seguire e raggiungere a tutti i costi. Perché invece le donne reagiscono in maniera così forte alla vista di modelle? Le loro personalità sono così deboli?

Eroine

Ovviamente non è insito nella identità femminile essere “deboli” ma la “bellezza ideale” è diventata così ossessivamente importante perché la cultura maschile prevede ciò. Quando una donna mostra carattere diventa “non desiderabile” da un uomo, al contrario dell’ingenuità che invece suscita desiderio.

Questo porta alla nascita degli stereotipi di “bella:stupida e intelligente:brutta”. Una donna puó avere il corpo o la mente, ma non entrambi. La cultura “maschile” tende sempre a voler vedere nelle opere letterarie o cinematografiche due donne che sono una la vincitrice e una la perdente nel “mito della bellezza” come Glinda e la perfida strega dell’ovest (Il mago di Oz), Helena ed Hermia (sogno d’una notte di mezza estate), Ethel e Veronica (Rivedale) e tante altre…

Le giovani lettrici capiscono che le storie avvengono solo alle donne belle, che loro vogliano o meno.

Riviste per donne

Le riviste per donne per oltre un secolo sono state un metodo molto forte per far cambiare il modo di pensare delle donne e per fare spendere soldi a quest’ultime. Le immagini di corpi perfetti, ritoccati nella maggior parte dei casi con il photoshop, e proprio sotto questi le foto con offerte di cosmetici imperdibili, hanno spinto le donne a spendere sempre di più in creme “miracolose”. Una donna spende all’incirca 60,000$ in cosmetici e 20,000$ all’anno per un personal trainer, insomma cifre esorbitanti che ci vengono imposte dalla società della quale siamo succubi perché vogliamo a tutti i costi rientrare negli standard.

Immaginiamo una rivista che mostra positivamente modelle anziane, in carne o basse. La rendita alla quale ho fatto accenno prima morirebbe, perché nessuno si sentirebbe più in dovere di essere in un certo modo per venire accettato.

Sesso

Il cosiddetto “senso di colpa religioso” sopprime la sessualità femminile. Una donna esperta riguardo il suo corpo viene vista meno attraente di una completamente inesperta, questo perché deve essere sempre l’uomo ad avere il controllo.

Nel 1986 una ricerca stabilì che il 30% dei ragazzi del college commetterebbe uno stupro se fossero certi di non correre pericoli. Quando peró la parola “stupro” nel sondaggio viene cambiata nella frase “costringere una donna a fare sesso” il 58% degli studenti risponde di sì. Lo studio portó alla conclusione che le scene nei film e in tv che riflettono violenza nelle relazioni non vengono viste ed interpretate come “stupro”.

Fame e violenza

Il 60% delle donne ha problemi legati al cibo, i più comuni sono anoressia e bulimia.

Legata alla fame è la violenza, perché le donne tramite i disturbi alimentari danneggiano il proprio corpo. Quante volte abbiamo sentito la frase “Se vuoi essere bella devi soffrire”? Dall’inizio dei tempi il semplice “essere donna” implicava sofferenza. Basti pensare alle complicazioni dovute al parto, o all’aborto fatto illegalmente che poteva causare emorragie o perforare l’utero

La chirurgia plastica, sempre più in crescita, è il modo più rapido per ottenere questa fatidica bellezza che non è altro che un concetto astratto, privo di qualsiasi fondamento solido. La chirurgia plastica sta infatti manipolando l’idea di “salute” guadagnando $300 milioni ogni anno e crescendo annualmente del 10%. Se le donne smettessero improvvisamente di sentirsi brutte la specialità medica più redditizia e sviluppata cesserebbe di esistere. In sostanza non essendoci nulla di “sbagliato” nei visi delle donne o nei loro corpi la chirurgia dipende solo ed esclusivamente sul deformare l’autopercezione femminile e incrementare l’odio di sè.

Al di là del mito della bellezza

Siamo così impotenti di fronte alla bellezza? Qualsiasi cosa facciamo serve solo a sostenere il patriarcato? Possiamo liberarci da questo sistema? Il mito della bellezza è ovunque?

Il problema con i cosmetici esiste solo se una donna si sente invisibile o inadeguata senza, quando una donna si sente “forzata” ad adornarsi per proteggere la sua identità, quando cerca di sedurre qualcuno in modo che si prenda cura dei suoi bambini, lì è esattamente quando il mito della bellezza ferisce. La vera lotta è tra dolore e piacere, libertà e costrizione.

Le donne saranno libere dal mito della bellezza quando potranno scegliere vestiti ed accessori come una forma di espressione personale. Possiamo vestirci in base al nostro piacere ma dobbiamo parlare per i nostri diritti.

È doloroso per le donne parlare di bellezza, perché qualsiasi corpo verrà usato come mezzo per ferirne un altro.

“Alta, bionda… non potresti solo ucciderla?”

“Le donne che si alzano dal letto già parfette mi infastidiscono”

“Non odi le donne che possono mangiare tutto senza ingrassare?”

“Non odiarmi perché sono bellissima” (L’Oreal)

Come possiamo vedere la maggior parte dell’odio viene trasmesso in maniera più o meno indiretta da chi vende prodotti di bellezza.

Germaine Greer si chiedeva riguardo le donne “cosa faremo?” La prossima fase dipende da cosa decidiamo di vedere ora quando ci guardiamo allo specchio.

Cosa vediamo?

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Veronica
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Mi chiamo Veronica, sono critica al punto giusto, ironica, creativa e femminista. Mi piace leggere, scrivere, informarmi e fare altre cose che la gente pensa siano inutili. Amo viaggiare e provare cose nuove, divertirmi e raggiungere i miei obbiettivi.

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