Il Buco | Recensione

Il Buco (El Hoyo) è un film horror psicologico del 2019 diretto da  Galder Gaztelu-Urrutia e interpretato da Ivan Massagué.

La peggior prigione del mondo

Il Buco comincia col risveglio in questa sorta di carcere di Goreng, il nostro protagonista. Si trova in una stanza spoglia e senza finestre, pareti grigie, un lavandino, una tazza e un uomo anziano dall’altro lato della stanza, Trimagasi. In mezzo a loro un buco nel pavimento e nel soffitto dalla quale si possono vedere centinaia di altre stanze sopra e sotto, identiche alle loro. Ogni giorno una tavola imbandita scende attraverso il buco e resta nelle stanze per due minuti. I “prigionieri” mangiano quello che possono e poi la piattaforma scende al piano inferiore. Chi è ai piani più alti ha più scelta di chi è ai piani più bassi che spesso si ritrovano completamente senza cibo. Alla fine di ogni mese le coppie di prigionieri restano le stesse ma la loro posizione nella prigione cambia in maniera casuale. Tutti amici finché si è ai piani più alti ma come evolve la situazione quando si scende e si divide la stanza con un uomo che sa che non mangerà per un mese?

Tortura psicologica (per lo spettatore)

Il film tiene lo spettatore col fiato sospeso per tutta la sua durata; se cercate un film lento ma allo stesso tempo al cardiopalma questo fa per voi. Senza troppi spoiler il film racconta dei sei mesi di Goreng in questa sorta di Inferno dove ogni livello può essere visto come una metafora dei cerchi danteschi. Questa secondo me è anche la maniera in cui va visto il film, come se fosse tutta una lunga metafora fatta di simbolismi e filosofia. Sopratutto nel finale non statevi ad attaccare troppo al realismo perché anche se presente nelle azioni dei protagonisti potrebbe non essere presente nelle situazioni. E’ difficile spiegare la cosa senza fare spoiler se non lo avete visto ma se c’è un film che va preso per quello che è, è proprio Il Buco.

Snowpiercer 2.0

Chi ha visto Snowpiercer alzi la mano. Se vi è piaciuto quello sappiate che questo ha lo stesso schema ma in maniera più esasperata. Per chi non ha visto Snowpiercer (recuperatelo) cercherò di spiegarmi meglio. Il Buco è una metafora della nostra società, delle sue ipocrisie e delle sue ingiustizie. Già dopo pochi minuti dall’inizio del film capiremo le regole di base: chi sta ai piani più alti è irraggiungibile ed è composto da stronzi che non lasciano abbastanza cibo. Chi è ai piani più bassi non merita nulla, non è colpa nostra in fondo se sono in basso. Quasi meritano di non avere abbastanza cibo. Cibo che tra l’altro come ci viene spiegato sarebbe abbastanza per tutti se ognuno prendesse solo la propria parte e lasciasse andare il resto giù. Però l’avidità e la sete di rivalsa di chi sta ai piani superiori fa sì che loro si strafoghino affamando chi è più basso e questi quando si ritroveranno ai livelli superiori si “rifaranno” mangiando tutto quello che possono, non curandosi di chi è in basso creando così un circolo vizioso impossibile da fermare.

Lotta di classe

In questo paragrafo farò dei piccoli spoiler e se non volete leggerli passate direttamente al paragrafo successivo, non mi offenderò. Inizio SPOILER. La lotta di classe è la metafora più importante dell’intero film. Come abbiamo già detto chi è sopra non si cura assolutamente di chi è sotto, chi è nel mezzo non si cura di chi è sotto e incolpa chi è sopra, chi è nel fondo soffre. Una rappresentante dell’amministrazione dice a Goreng che appunto il cibo basterebbe per tutti e 200 i piani. Quando Goreng però scende vediamo che i piani sono 333, molti più di quelli che l’amministrazione sapeva e quindi è impossibile sfamare veramente tutti. Cosa significa questo dunque? Per come la vedo io l’amministrazione è la classe politica e/o intellettuale della società, sono loro che danno le regole e sono loro a dire che effettivamente dovremmo aiutarci l’un l’altro. Poi a seconda del livello abbiamo i ricchi ed egoisti, i medio reddito invidiosi, i poveri che lottano tra di loro per il poco cibo ma che ha ancora la speranza che qualcosa gli arrivi ed infine quelli veramente poveri, quelli che nessuno vede e che non hanno alcuna speranza. Trimagasi si lamenta ad un certo punto di aver visto il livello 132, un livello veramente basso dove la possibilità di sopravvivere è quasi nulla ma esiste. Persino più in basso di così è quasi possibile sopravvivere, a costi altissimi. Ma cosa succede quando il livello è troppo basso e la speranza è completamente nulla? Quelle persone non hanno fatto niente per stare lì, il caso li ha portati lì come il caso ha portato i più fortunati ai livelli più alti. Personalmente la trovo una cosa su cui fermarsi e pensare a lungo. Fine SPOILER.

Un film da rivedere

Il Buco l’ho visto solo una volta ma credo che presto lo riguarderò. Il film ha molte chiavi di lettura e guardarlo più volte aiuta a capire il quadro generale. Possiamo vederlo come una storia che va dal punto A al punto B; una metafora sul capitalismo; una metafora sulla religione e sulla psicologia se vogliamo o tutte tre le cose insieme o molte altre. In conclusione  questo film non può mancare nella vostra collezione, va visto e rivisto sopratutto in questo periodo storico tra quarantena, isolamento o la sempre presente lotta tra poveri e classi sociali sempre più invadente nella nostra società e soprattutto nel nostro paese. La regia è di quelle che piacciono a me, “invisibile”. Non abbiamo virtuosismi o scene alla rinfusa, ma vediamo in modo clinico e pulito quello che succede come se noi fossimo lì con loro. Ma tutto quello che vorremmo è andarcene. Stra consigliato a tutti, vi darà molto da pensare per giorni, garantito.

Alla prossima,

Luca

 

 

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