Hey, that’s no way to say goodbye

Mi capita, di tanto in tanto, che dal nulla mi passi una canzone per la testa e non riesca a smettere di canticchiarla per settimane.
Questa volta è stato il turno di “Hey, that’s no way to say goodbye” di L. Cohen.
Ho sempre pensato che fosse una canzone d’amore, non mi sono mai soffermata sul significato profondo del testo.
L’ho conosciuta grazie ad un ragazzo, uno di quelli giusti che incontri al momento sbagliato, prima di capire che il momento sbagliato non esiste ma esistono solo incroci di linee che poi ritornano parallele e a volte non sai neanche bene perchè.
O almeno, in questo caso non sono riuscita a capire perchè.
E’ stata una storia bella, una di quelle che quando finisce ti fa pensare: avrei potuto fare di meglio? avrei potuto far funzionare le cose?

In ogni caso nella mia testa questa continuava ad essere una canzone d’amore come tutte le altre, una canzone che mi faceva ricordare di un ciuffo di capelli biondi mentre mi chiedevo in quale parte del mondo fosse e se fosse felice.

“But now it’s come to distances and both of us must try”

Canticchiavo questa frase l’altro giorno ma stavolta mi ha colpita in un modo diverso dalle altre e mi ha fatto pensare che, forse, questa non è una canzone d’amore come tutte le altre.

Cercando qua e là ho trovato le parole che Cohen scelse per presentarla:

«Questa canzone nasce nel 1966 da un letto fin troppo usato del Penn Terminal Hotel. La stanza è troppo calda. Non riesco ad aprire le finestre. Sono nel bel mezzo di un rancoroso litigio con una bionda. La canzone è scritta per metà a matita ma ci protegge mentre manovriamo, ciascuno di noi, per la vittoria incondizionata. Sono nella stanza sbagliata. Sono con la donna sbagliata.»

Quindi non si tratta solo d’amore, si tratta di tratta di condividere con una persona la camera, il tempo, il dentifricio e poi scoprire di essere nel posto sbagliato.

Ma esistono veramente amori sbagliati?

Ma come? – mi sono detta – Inizia parlando di baci tiepidi e dolci al mattino, di piccoli dettagli come i capelli dorati che rimangono sul cuscino… e poi parla di errore?

Io credo che sì, ci si può innamorare e lo si può considerare un errore.
Mi è capitato spesso di innamorarmi di qualcuno anche se sapevo che inevitabilmente l’avrei perso, perchè eravamo diversi, volevamo cose diverse, o perchè dovevamo prendere aerei che andavano in direzioni differenti, senza sapere se e quando saremmo tornati.

Ci innamoriamo continuamente delle persone sbagliate e poi ci ritroviamo a litigare in una stanza e a chiederci -cosa ci faccio qui?

Ve lo dico io cosa ci fate lì, ve lo dice Cohen perchè non siete una novità, altri si sono amati prima, altri sorridevano come voi.
Non scegliamo di chi innamorarci e quindi, anche se sappiamo che probabilmente finirà, restiamo lì ancora un po’, a litigare, a piangere, a sentire il fuoco dell’inizio e a pregare che non diventi cenere… non troppo presto, almeno.

Quindi ho capito.
Sì, quella era la donna sbagliata e forse Cohen se n’era reso conto tardi, dopo essersene già innamorato e non era riuscito a tirarsi indietro.
Questo genere di sbagli in amore rientra a pieno titolo nella categoria di quelli che rifaremmo.
Perchè io credo che l’amore sia anche questo, non solo il lieto fine, la favola, ma soprattutto una serie di errori, una serie di persone che si scontrano le une contro le altre e si innamorano, fanno scintille, poi litigano perchè lei spegne le sigarette sul fondo delle tazzine e lui sta troppo sul divano e alla fine litigano e basta e non ricordano neanche più perchè.

E forse non è importante, non è importante capire come due vite che si sono incrociate ad un certo punto si separano, ciò che è importante è ricordare la magia che le ha unite e le ha tenute strette per un po’.

“You know my love goes with you as your love stays with me…”

Una storia che finisce non è mica persa per sempre, ci lascia comunque qualcosa ed è qualcosa di cui non possiamo liberarci, ce la trasciniamo dietro mentre torniamo a camminare da soli.

“..it’s just the way it changes like shoreline and the sea..”

Io sono una specialista in materia di amori sbagliati.
E gli sbagli che ho commesso in amore sono gli unici sbagli che rifarei.
Naturalmente gli specialisti degli amori sbagliati, come me, sanno dirvi molto sul dolore e le lacrime, sul dover fare i conti con la vocina che dice “..e se”.

La verità è che quando una storia finisce tutto quello che ci rimane è l’inizio, il motivo che ci ha spinti a sbagliare, il motivo che quando è finita ci spinge a non voler dimenticare.

A non voler dimenticare, non so, per esempio un paio di occhi verdi che ti seguono tutta la sera e alla fine ti sorridono.
Una corsa in motorino con il vento sulla faccia e il sole di Aprile sulle spalle.

Poi finisce, le cose cambiano e niente torna più come prima.

Anche col ragazzo che ascoltava questa canzone è finita ma non è con gli occhi pieni di lacrime che bisogna dire addio, canta Cohen.

Allora adesso ho una domanda per voi… com’è che bisogna dire addio?

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