GoT 8×04 – Recensione

MENO DUE EPISODI (SPOILER- e un drago – FINE SPOILER) ALLA FINE.

La recensione di Got 8×4 e qualche parola su Peter Dinklage e George Martin.

Era lecito aspettarsi una parziale risalita dopo lo scorso, vergognoso episodio e infatti, GoT 8×4 torna ad assestarsi sui consueti parametri medio alti.
Permane una positiva coerenza di fondo, sebbene molti, se non tutti, gli sviluppi della trama risultino indigesti: dopotutto lo show ha caratterizzato i protagonisti, fin dagli esordi, quali esseri umani imperfetti, capaci di slanci generosi come di scelte egoistiche, di decisioni oculate quanto di valutazioni tattiche infelici e potenzialmente disastrose.
Certo, il rischio di eccedere è dietro l’angolo, soprattutto in dirittura d’arrivo quando l’evoluzione (o involuzione) di alcuni personaggi subisce un’accelerazione forzata in vista del finale di serie.
Al momento attuale sceneggiatori e registi stanno camminando in equilibrio su una corda, ad altezza vertiginosa e senza rete di sicurezza (giacché se la sono giocata con “The long shit, ehm…night”).
Se il pubblico ha perdonato (io non l’ho fatto) una puntata buia come il buco del culo del diavolo, appare evidente che qualsivoglia scelta inadeguata, dettata dalla volontà di risparmiare sul budget, da bieco fan service o mera idiozia, affosserà definitivamente un’opera meritevole della dovuta dignità fino all’ultimo fotogramma.
In relazione alla trama, fa specie che i “buoni”, soggetti a scrupoli e sentimenti tipici del loro allineamento morale, sovente pecchino d’ingenuità, mentre i malvagi non sbagliano un colpo.
Ci è costato caro in passato e accade di nuovo nei pressi di Roccia del Drago, teatro di una sequenza spettacolare (la migliore da lungo tempo a questa parte ) in cui Peter Dinklage si impegna fisicamente, suscitando simpatia e anche commozione.
Per mia fortuna ignoro se sia probante o meno, per il talentuosissimo attore, realizzare scene d’azione. Sospetto tuttavia debba metterci più impegno di Jason Momoa: da qui un insopprimibile afflato di genuina solidarietà di cui senz’altro non ha bisogno.
Tornando alle sorti dei nostri beniamini:  siamo destinati ad assistere, a fronte degli avvenimenti succitati, al trionfo del male, inscalfibile per propria stessa natura, e al deteriorarsi dell’etica eroica per la quale pare non esserci spazio nel gioco del trono?
Credo di no.
Voglio essere fiducioso, a scapito degli scivoloni e delle morti importanti; nonostante l’assenza della solida base derivante dagli scritti di George Martin, sul quale è doveroso un piccolo excursus.
Credete davvero che il nostro amico e benefattore, ideatore della saga letteraria de “Il trono di spade”, di cui la versione televisiva è solo un’appendice, finirà mai quei maledetti libri?
Mettetevi nei suoi panni: sessant’anni suonati e i miliardi.
Quando il tempo alle spalle è molto più di quello che hai di fronte, chiuderti in uno studio davanti allo schermo del computer non rientra probabilmente tra le tue priorità.
Per contro, se vi fosse un potere in grado di contrapporsi a quello schiacciante della mortalità sarebbe senza dubbio la pulsione all’arte, nell’eterno rinnovarsi della canzone del fuoco e del ghiaccio.
Quale dei due l’avrà vinta prima della fine (si spera tra qualche centinaio d’anni) del percorso terreno del buon George?
Lo scopriremo se l’imminente battaglia ad “Approdo del Re” non ci seppellirà prima.
Fino ad allora: DRACARYS.

Se ti piacciono i nostri articoli e vuoi restare aggiornato sul mondo dello spettacolo, recensioni, news, interviste e altro ancora non dimenticare di seguirci su:
Condividi su

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.