Chiamatemi Anna | Cosa guardare su Netflix

Chiamatemi Anna, in inglese Anne with an “E” è una serie tv canadese prodotta da Netflix in collaborazione con CBC Television, emittente canadese su cui attualmente sta andando in onda la terza stagione. Su Netflix, invece, arriverà il 3 gennaio 2020, ma sono già disponibili le prime due stagioni.

«Sarò l’eroina della mia storia. Scelgo me stessa, e in questo modo non sarò mai delusa.»

La sceneggiatura è di Moira Walley-Beckett, mentre il soggetto è la serie di romanzi Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery.

In questa recensione cercherò di fare meno spoiler possibili, così da incuriosire chi non l’ha vista e convincere a recuperarla per non perdersi questa bellissima serie tv.


Trama

La storia inizia quando due fratelli, Marilla e Matthew Cuthbert, entrambi mai sposati, decidono di prendere con loro un ragazzo orfano, come aiuto per poter mandare avanti la loro fattoria, Green Gables.

Per una serie di fraintendimenti con l’orfanotrofio arriva una ragazzina, Anne Shirley. Marilla, che all’inizio non voleva tenerla preferendo comunque un ragazzo, decide infine insieme a Matthew, da sempre invece deciso a tenere Anne, di adottarla.

Anne diventa così a tutti gli effetti una Cuthbert. La sua vita si interseca nel tessuto sociale di Avonlea, una piccola comunità rurale di Isola del Principe Edoardo. Qui Anne fa nuovi incontri ed amicizie, ma si scontra anche con molti pregiudizi, e inizia la sua ricerca su chi è e chi vuole diventare.

Personaggi e tematiche

Se la trama non vi ha convinti (in effetti posta così non sembra molto accattivante) potrebbero farlo i personaggi e le tematiche che questa serie porta avanti.

Sebbene il punto forte della serie siano i personaggi, quello più riuscito è, secondo me, proprio Anna. Mi ha conquistata subito e mi ha spinto ad andare avanti con gli episodi.

Anna (Amybeth McNulty) è una ragazzina che ha sofferto molto: i suoi genitori sono morti che lei era in fasce e da allora ha sempre vissuto a servizio di famiglie o in orfanotrofio. La sua infinita fantasia è proprio lo scudo dietro il quale ha cercato di proteggersi, di scappare da una vita triste, solitaria. Ai suoi occhi, il mondo è mille volte più sorprendente, più bello, più vivido. Vive la vita in maniera intensa, lasciandosi emozionare da ciò che ha intorno, non dà per scontato ciò che vede e la circonda.

«Grandi idee devi poterle esprimere con grandi parole.»

La sua fantasia unita ad un dono naturale per le parole la porta a scrivere storie fantastiche e a conquistare l’affetto dei suoi amici.

È sagace ed intelligente, ha idee ben chiare su molte cose. Ad esempio, si oppone quando Marilla le dice che una ragazza non può lavorare nei campi come un ragazzo.

«Non ha senso che alle femmine non sia permesso di lavorare nei campi quando potrebbero fare le stesse cose che fanno i maschi, se non di più. Lei si considera delicata ed incompetente? Perché io no di certo.»

Ha un’indole decisamente femminista: per lei, uomini e donne non sono affatto diversi come la società dice e hanno gli stessi diritti e doveri. Ha un’idea precisa sul matrimonio, romantica ed egualitaria.

«Credo di dover rivedere l’idea del matrimonio. Non voglio concedermi a qualcuno e diventare una sua graziosa proprietà senza voce o ambizioni. Saremo pari e compagni, non solo marito e moglie. Nessuno dovrebbe abbandonare i propri desideri. Ho trovato un nuovo nome per entrambe le parti perché penso che debbano chiamarsi uguali: compagni di vita.»

Resta sconvolta quando i compagni di classe decidono di alzare le gonne alle ragazze, e quando queste rassegnate le dicono di non dar peso alla cosa, lei risponde: “Gli do peso. Gli do molto peso. Una gonna non è un invito”. Un messaggio assolutamente attuale ancora oggi. Di fatto la serie, pur essendo ambientata nel passato, riesce a portare avanti tematiche attuali senza risultare anacronistica. Così vediamo i primi passi verso il femminismo, l’integrazione e l’uguaglianza tra classe sociali, si denunciano realtà degradanti, il razzismo, si porta avanti l’idea che l’amore è amore in ogni sua forma.

E il bello della serie è che tutte queste tematiche sono raccontate dalla storia stessa dei personaggi: ognuno ha la sua, e tutte insieme compongono un quadro variopinto di diversità, accettazione, amore.

I fratelli Cuthbert e il loro rapporto con Anna sono un altro dei motivi per cui dovreste iniziare questa serie. Marilla e Matthew sono all’opposto, così come all’opposto è la costruzione del loro rapporto con Anna.

Matthew (R.H. Thomas) e la ragazzina si trovano subito: lui, taciturno, ascolta i lunghi discorsi di Anna, ne apprezza la fantasia, interviene al momento giusto, dimostrando di comprenderla perfettamente.

Marilla (Geradine James) non riesce subito a comprenderla: è una donna razionale e sbrigativa, da tempo è dovuta diventare forte. Il bello del loro rapporto sta proprio nel modo in cui si evolve, nel modo in cui Marilla fa entrare Anna nella sua vita e le permette di migliorarla. In qualche modo, si aiutano a vicenda: Marilla riscopre il suo cuore e Anna trova in lei una vera madre.

Il rapporto tra i tre, che nel tempo si va intensificando, ci dà la prova lampante del fatto che famiglia non sempre significa legami di sangue, ma che quello che lega così profondamente delle persone è altro. È l’affetto, l’amore, la cura che si ha verso chi ci è accanto a renderci una famiglia.

Una menzione va fatta anche per il personaggio di Gilbert Blythe (Lucas Jade Zumann) e soprattutto per il modo in cui gli sceneggiatori sono riusciti a rendere il rapporto tra lui e Anna perfettamente adatto all’età dei personaggi. Sebbene sia sottinteso che ci sia di più che un’amicizia tra i due, il tutto è molto sfumato. Dal momento che i personaggi hanno circa 12 anni, la relazione è resa perfettamente senza risultare inadatta.


Perché guardare Chiamatemi Anna?

Al di là della bravura degli interpreti, anche di quelli più giovani, ha una fotografia incredibile: la natura, molto presente, viene catturata con colori caldi, vividi e saturi. La luminosità, i colori vivi sembrano farci vedere il mondo nel modo in cui lo vede Anna: straordinario e fonte di meraviglia.

La serie risulta divertente e godibile, per niente pesante e moralista, per quanto tratti di tematiche anche molto importanti.

In un mondo in cui la gentilezza e gli atti di bontà verso il prossimo sembrano essere spariti, qui ritroviamo il senso di famiglia, di comunità: si aiutano gli altri non per avere qualcosa indietro, ma perché sono persone che ci stanno a cuore, per cui proviamo affetto. Questo non significa che tutti i personaggi siano assolutamente positivi e non facciano mai nulla di sbagliato, anzi. La stessa Anna fa molti errori eppure impara da essi, si rende conto di quanto le parole e le azioni possano ferire chi amiamo, quanto peso abbiano.

Questa serie ci mostra forse qualcosa di banale, ma è sempre bene ricordarci di queste piccole, essenziali lezioni che ci dà.

«I pregiudizi sono il male peggiore. Sono sconvenienti.»

Recupererete questa serie? E se l’avete già vista, cosa vi aspettate dalla terza stagione?

Fatemi sapere nei commenti!

Al prossimo articolo,

Michela

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Michela, 20+2, femminista, procrastinatrice seriale, a metà tra Verona e il mare del Molise. Leggo, scrivo, mi lascio stupire dal mondo e cerco di non arrabbiarmi troppo per i ritardi dei treni.

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