Andare a pezzi come vetro – La recensione di “GLASS”

 

 

Contiene SPOILER generici.

Stanotte ho visto “Glass”, sequel di “Split”, che conclude la trilogia iniziata diciott’anni fa col celeberrimo “Unbreakable”.

Non scriverò di quel film, basti dire che l’ho adorato: narrava il percorso di formazione dell’iconico David Dunn, interpretato da Bruce Willis quando ancora era un Grande. Parlava di super eroi e di fumetti, due tra le mie più grandi passioni, ed era realizzato in maniera impeccabile.

Non tratterò neanche di “Split”: uscito un paio d’anni fa, introduceva il personaggio di Kevin Wendell Crumb, villain dalle molteplici personalità col volto di James Mac Avoy, protagonista di una storia che prometteva tantissimo, senza mantenere granché.

Nel finale, l’apparizione di Willis/Dunn rivelava che le vicende di “Unbreakable” e “Split”erano ambientate in un unico continuum narrativo, ideato dall’enfant prodige M. Night Shyamalan, regista talentuoso perdutosi per strada dopo un esordio col botto.

“Glass” dal nome del personaggio di Samuel Jackson, presente nei capitoli uno e tre, porta a compimento il destino di un mondo popolato da individui dalle capacità incredibili ed esseri umani comuni. Il film procede per sottrazione, privando costantemente lo spettatore di quanto in base alle regole della narrazione canonica gli sarebbe dovuto.

E’ un gioco crudele, del tutto privo di catarsi: viene da chiedersi se Shyamalan abbia mai amato le sue creature o nutrito un qualche rispetto per il pubblico. In un crescendo nichilista, l’opera si fa portavoce di un messaggio importante, ma lascia un vuoto incolmabile. Di rado ho sperimentato un tale disappunto: mi tocca quindi concludere che “Glass” funziona.

Anche troppo.

MacAvoy gestisce senza sbavature una performance ad alto rischio, come già aveva fatto in “Split”,

Samuel Jckson/Elijah Price/Glass è efficace come di consueto, sebbene lo spazio concessogli in un film sovrappopolato sia esiguo.

Willis appare l’ombra dell’uomo che era, salvo risollevarsi in un attimo nel pronunciare una frase che lo restituisce ai fasti degli anni ’90. E’ qualcosa che spezza il cuore, giacché di lì in avanti calano le tenebre.

Spencer Treat Clark, Anya Taylor Joy, Charlayne Woodard, i “comprimari”, riprendono i rispettivi ruoli dei film precedenti.

Sopratutto Clark, ancora bambino ai tempi di “Unbreakable”, brilla di luce propria; la sola presenza di Ana Taylor Joy è ipnotica: scopriremo mai se sa recitare? Ci importa davvero?

La saga dei “super eroi” di Shyamalan finisce qui.

Non rivedremo più la Bestia o le altre 23 identità di Kevin Wendell Crumb.

Non rivedremo Mr. Glass.

Soprattutto ci mancherà David Dunn.

Era mia intenzione terminare la recensione con le tre righe che troverete in fondo, ma non ce la faccio proprio a togliermi lo sconforto di dosso; aggiungerò quindi una seconda parte dal titolo

                                                     VAFFANCULO SHYAMALAN

SPOILER ALERT!

“Glass” inizia bene: dopo i fatti di “Unbreakable”, il predestinato David Dunn ha continuato ad amministrare giustizia di strada per 18 lunghi anni. Ad aiutarlo, il figlio Joseph che fornisce il necessario supporto tecnologico dal retro di un negozio di sistemi di sicurezza a conduzione famigliare. I parallelismi con Batman e Robin sono evidenti e apprezzatissimi, anche se Joseph ricalca più il personaggio di Oracolo, che assiste il cavaliere oscuro dalle retrovie, restando nella Bat caverna.

L’alchimia tra i due, appare evidente, e come già in passato non può che muovere a commozione.

Lo scontro annunciato tra Dunn e la Bestia ha luogo poco dopo, ma viene subito interrotto.

Gli antagonisti finiscono in un manicomio, novello Arkham Asylum, e il fim cambia registro: nonostante la narrazione rallenti, non viene peraltro dedicato minutaggio sufficiente ai dialoghi, essenziali per conferire la giusta credibilità all’opera della dottoressa Staple, intenzionata a convincere i personaggi che i poteri si cui si ritengono investiti sono frutto di psicosi.

Lungi dall’instillare il dubbio nello spettatore, la psichiatra riesce a far breccia nelle difese di David e Crumb; Elijah Price, ricoverato presso lo stesso istituto oppone invece una strenua resistenza.

Purtroppo, anche adottando una sostanziale sospensione dell’incredulità, il percorso di quest’ultimo, interpretato dal sempre bravissimo, Samuel Jackson, convince solo parzialmente.

L’Uomo di Vetro ha un piano che svelerà alla resa di conti, ma il tanto atteso “showdown” oltre che anticlimatico, sarà ancora una volta interrotto sul più bello.

Nell’ottica del regista anche figure eccezionali, dotate di qualità superumane, poco o nulla possono contro la soverchiante ragion di stato, rappresentata in questo caso da una cabala di individui anonimi che segretamente orchestra le sorti dei diversi da ben 10.000 anni.

Non c’è spazio per le divinità, tra gli uomini: lo status quo va mantenuto a oltranza e con qualsiasi mezzo; un destino all’apparenza manifesto può essere brutalmente negato in qualsiasi momento dalla tetra banalità del male.

La Bestia perirà sotto i colpi esplosi da una squadra della morte col volto celato da passamontagna, la stessa i cui membri affogheranno Dunn, indebolito dalla propria personale Krytonite, l’acqua, in una lurida pozzanghera.

Elijah morirà immolandosi a compimento del proprio machiavellico disegno, finalizzato a rivelare al mondo, tramite la diffusione in rete dei filmati di sorveglianza, l’incontrovertibile esistenza dei super esseri: quale conseguenza si auspica un’eventuale presa di coscienza globale e la nascita dell’era degli eroi.

Non basta.

Non basta affatto.

Dopo averci fatto dono, quasi vent’anni fa, di “Unbreakable”, rilettura umanissima e al contempo epica dell’archetipo supereroistico, Shyamalan si riprende tutto. Che sia motivato da precise scelte autoriali, o dal capriccio di una delle sue molteplici personalità poco importa.

Non era più roba sua.

Era nostra.

E allora: Vaffanculo Shyamalan.

Concludo con una marchetta pubblicitaria, ma fatta col cuore: la copertina del mio libro, “Dritto sui denti”, concepita ben prima della visione di “Glass”, omaggia proprio David Dunn, un eroe immortale che non dimenticheremo mai.

Il volume è disponibile online sui maggiori store, Amazon, Feltrinelli, etc.

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